A2A, 22 miliardi per la transizione. E le rinnovabili battono già il fossile
L’ad Renato Mazzoncini: «l’obiettivo è continuare a contribuire al processo di decarbonizzazione del Paese attraverso investimenti concreti per sostenere l’elettrificazione dei consumi»
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Rinnovabili che superano le fonti fossili. Una sfida da molti considerata titanica e che invece in alcune utility è già diventata realtà. Tra queste c’è sicuramente A2A che considera la transizione ecologica il cardine della strategia del Gruppo, con i due pilastri Economia circolare e Transizione energetica che guidano un piano di investimenti da 22 miliardi di euro (di cui sei per l’economia circolare e 16 per la transizione energetica) in dodici anni, focalizzato su infrastrutture, persone e imprese, decarbonizzazione e sviluppo future-fit. «Per la prima volta nella storia di A2A», ha spiegato l’ad Renato Mazzoncini, «la produzione di energia rinnovabile, che per noi vuol dire idroelettrico, eolico e fotovoltaico, ha superato la produzione da fonti fossili che per noi sono le centrali a gas». Un sorpasso realizzato nel primo trimestre 2024 e reso possibile - oltre che dalla performance super dell’idroelettrico - dalla capacità del gruppo controllato dai comuni di Milano e Brescia di impiegare risorse e programmare investimenti per contribuire in modo significativo al processo di decarbonizzazione del Paese; non è un caso, infatti, che oltre il 70% degli investimenti previsti entro il 2030 è autorizzato o è già in corso di autorizzazione; inoltre il 78% degli investimenti è in linea con il regolamento dell’Unione Europea sulla tassonomia. Parallelamente prosegue il percorso di A2A nella Finanza Sostenibile che si è ulteriormente rafforzato nel 2023, con la quota di debito Esg sul debito totale che ha raggiunto il 70%. La strategia finanziaria delineata nel piano permetterà di accrescere ulteriormente il peso della finanza sostenibile a oltre l’80% nel 2026, oltre il 90% nel 2030, arrivando ad avere solo debito sostenibile al 2035.
Maggiore elettrificazione dei consumi e un’energia più verde
L’impegno di A2A per la Transizione energetica si concretizza con 16 miliardi di euro di investimenti per favorire l’elettrificazione dei consumi e lo sviluppo della rete di distribuzione elettrica, delle rinnovabili e dell’energia flessibile. Nel comparto della distribuzione elettrica, A2A a breve concretizzerà una crescita dimensionale attraverso un’operazione straordinaria da circa 1,2 miliardi di euro, per l’acquisizione di gran parte della rete della provincia di Milano e, nel bresciano, della Valtrompia: 17 mila chilometri di rete elettrica, su cui sono dislocati 800 mila Pod (ovvero i punti di fornitura) e 60 cabine primarie. L’operazione permetterà, inoltre, di realizzare maggiori investimenti per circa 1,4 miliardi di euro entro il 2035 sulla rete di distribuzione elettrica. Il deal si inserisce nella strategia generale di sviluppo delle reti elettriche che prevede 4 miliardi di euro di capex in arco piano, che permetterà ad A2A di generare 500 milioni di euro di ebitda al 2035. In questo modo, ha spiegato Mazzoncini, «consolidiamo la nostra posizione come secondo operatore italiano e tra i primi in Europa per energia elettrica distribuita. Saremo in grado di creare valore sostenibile assicurando solidità finanziaria e rendimenti ai nostri azionisti». Il nuovo perimetro delineato e gli investimenti associati consentiranno di accrescere la Rab da 1 miliardo di euro nel 2023 a 3,4 miliardi nel 2035. «Il nostro obiettivo», ha sottolineato il numero uno di A2A, «è continuare a contribuire al processo di decarbonizzazione del Paese attraverso investimenti concreti per sostenere l’elettrificazione dei consumi, lo sviluppo delle rinnovabili, la chiusura del ciclo dei rifiuti e migliorare l’efficienza del ciclo idrico».
Ebitda e utili in crescita al 2035
Sotto il profilo finanziario il business plan prevede un ebitda ordinario in crescita a 2,2 miliardi (dai 1,9 miliardi del 2023), a 2,6 miliardi nel 2030 e superiore a 3,2 miliardi nel 2035. L’utile netto ordinario mostra un trend di crescita coerente con l’andamento della marginalità operativa, da 0,6 miliardi di euro nel 2023 e nel 2026 a 0,7 miliardi nel 2030 e risulta maggiore di 1 miliardo di euro al 2035. Il tasso di crescita Cagr 2023-2026, al netto dell’effetto scenario sul 2023, risulta pari al 10%, mentre il corrispondente valore sul periodo 2023-2035 è pari al 7%. In aumento anche la dividend policy. A2A prevede infatti una crescita sostenibile del dividendo per azione di almeno il 3% annuo nel periodo di piano. Nel 2023 la società guidata da Mazzoncini ha visto la distribuzione di una cedola in crescita del 6% rispetto a quanto distribuito nello scorso anno a valere sull’esercizio 2022. Inoltre il piano conferma l’attenzione del Gruppo verso un’equilibrata e sostenibile struttura del capitale finalizzata a mantenere il profilo di credito di A2A a un solido investment grade. Il rapporto Pfn/Ebitda è atteso a un livello sempre inferiore a 2,8 volte (per poi scendere sotto a 2,4 volte a fine Piano), nel rispetto della capacità di indebitamento del Gruppo.
A2A, utile record nel primo trimestre a 294 milioni di euro
Il binomio sostenibilità ambientale e finanziaria emerge anche dall’analisi dei conti del primo trimestre che vedono un utile netto raggiungere la soglia record dei 294 milioni di euro, in crescita del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Numeri che permettono al gruppo di alzare le guidance 2024 nella forchetta 650-670 milioni per i profitti netti ordinari e 2,08-2,12 miliardi per quanto riguarda l’ebitda. Il tutto supportato dall’aumento della base clienti retail che sale di 454mila unità. Gli investimenti restano stabili a 220 milioni e sono destinati allo sviluppo di impianti fotovoltaici, al potenziamento ed efficientamento delle reti a supporto della decarbonizzazione e all’utilizzo circolare delle risorse. Per quanto riguarda invece la posizione finanziaria netta si attesta a 4,75 miliardi (4,68 miliardi al 31 dicembre 2023) che consente di ridurre il rapporto con il mol di 2,2 volte.
La spinta dell’idroelettrico
A spingere i conti del gruppo principalmente due filiere: la generazione, che ha registrato una marginalità lorda di quasi 300 milioni (+66%) grazie ai volumi idroelettrici raddoppiati (+140%) come conseguenza delle precipitazioni nevose e piovose record; e la componente mercato, ovvero la vendita di elettricità e di gas, balzata a 135 milioni di euro (+81%) di margini. Un trend, questo, che è stato riscontrato anche in altre grandi utility italiane che sono esposte su questi due segmenti di business e che ha portato i numeri di A2A su livelli mai visti in passato. Basti pensare che fino a una decina di anni fa un utile netto di 300 milioni era il bottino di un intero esercizio . La forte spinta delle rinnovabili viene confermata anche dagli ultimi dati comunicati da Terna che vedono una crescita del 51,2% ad aprile (contro il 36% nel 2023). Anche in questo caso a farla da padrona da un lato l’idroelettrico, che ha visto una produzione triplicata, arrivando a toccare il 197,5%; dall’altro dal fotovoltaico (+19,5%) a sua volta favorito dall’aumento della capacità in esercizio. Capacità che, per quanto riguarda tutti gli asset cosiddetti green, nel 2024 è cresciuta di 2,35 Gw (+45% rispetto a un anno fa).









