Consumi e bollicine

A Natale gli italiani non rinunciano allo spumante, ma volano quelli low cost

Secondo Ismea e Uiv le bollicine made in Italy si avvicineranno alla soglia del miliardo di bottiglie prodotte in un anno. Prezzi medi su del 5%, consumi stabili ma nelle fasce di prezzo più basse. Nel corso delle festività saranno stappate nel mondo 333 milioni di bottiglie di spumante, 95 solo in Italia

di Giorgio dell'Orefice

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2' di lettura

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L’inflazione non spegne la voglia di spumante. Nel corso delle festività natalizie saranno stappate nel mondo 333 milioni di bottiglie di spumante, 95 solo in Italia. La stima è stata diffusa oggi dall’Osservatorio di Ismea e Unione italiana vini che hanno ricordato come la produzione di bollicine made in Italy si avvicinerà alla soglia del miliardo di bottiglie in un anno ma si fermeranno a quota 936 milioni (con il 70% che prende la via dei mercati esteri). Si prevede che questo nuovo traguardo numerico sarà invece superato il prossimo anno. I consumi, quindi, saranno stabili rispetto allo scorso anno anche se il balzo rispetto al 2019 è del 24%.

L’Osservatorio Ismea-Uiv segnala quindi come gli italiani non siano disposti a modificare la propria abitudine di brindare con lo spumante anche se, indotti dal caro vita, cambieranno la tipologia di prodotto. Secondo elaborazioni su dati Nielsen, Ismea e Uiv registrano l’incremento degli acquisti di spumanti più economici come metodo charmat anche varietali e di annata (+7,5% a 206 milioni di bottiglie la stima a tutto il 2023) rispetto a denominazioni “bandiera” italiane come Prosecco (Doc, Conegliano Valdobbiadene, Colli Asolani) e Asti Spumante o ai metodo classico (Trento Doc, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Alta Langa, Lessini Durello) che chiudono invece la stagione con una contrazione del 3% (727 milioni di pezzi).

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Tuttavia l’inflazione si dimostra più forte anche del downgrade dei consumi visto che i listini degli sparkling italiani registrano una crescita in media del 5%.

Lo spumante italiano resta comunque un prodotto fortemente export oriented con vendite che negli ultimi dieci anni sono triplicate con crescite in valore del 351% negli Usa (top buyer), ma anche in altre destinazioni di sbocco come Regno Unito (+350%), Germania, (+42%), Francia (+416%) o nell’emergente Est Europa, con la Polonia a +983%.Un’onda lunga dell’export che però nel corso del 2023 sta registrando qualche battuta d’arresto.

Secondo Ismea e Unione italiana vini nei primi 9 mesi di quest’anno l’export fa segnare un calo tendenziale del 3,1% per gli spumanti che in valore, anche a causa dell’inflazione, vedono invece un progresso (+2,5%). Per quanto riguarda invece il vino in generale l’export al terzo trimestre 2023 si è fermato a -0,2% nei volumi, con un risultato negativo anche sul fronte del fatturato -1,9% a quota 5,65 miliardi.

In difficoltà le Dop (volumi a -3,8%), mentre salgono le vendite degli sfusi (+18,9% volume) che, in seguito al calo dei prezzi alla produzione, hanno abbassato il valore medio di circa il 14%. Tra i i principali mercati di sbocco del vino made in Italy, proseguono le difficoltà negli Stati Uniti (volumi a -12,8%, valori a -9,5%), mentre la Germania chiude il periodo a +12,4% nei volumi grazie a maxi-ordini di vino sfuso. Stazionario il Regno Unito e in leggera contrazione la Svizzera. Nel complesso, si allarga la forbice tra domanda Ue (volumi a +9,3%) ed extra-Ue (-9,2%).


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