Il progetto

A Frosinone nasce il primo impianto d’Europa per il recupero delle terre rare

Il viceministro dell’Ambiente Gava: «Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica»

di Pietro Menzani

Itelyum impianto per il recupero delle terre rare (Imagoeconomica)

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Sorgerà in Italia il primo impianto su scala industriale d’Europa per il recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti dai Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). La realizzazione del progetto - che prende il nome di LIFE 22ENV-IT-INSPIREE - è stata autorizzata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica con decreto direttoriale della Direzione generale Economia circolare e bonifiche.

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Secondo il Mase «l’intervento costituisce un tassello fondamentale per rafforzare la filiera nazionale ed europea del riciclo delle materie prime critiche, riducendo la dipendenza da fornitori esterni e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa in materia di sicurezza dell’approvvigionamento, economia circolare e transizione industriale».

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Il progetto

L’impianto sorgerà presso lo stabilimento di Ceccano, in provincia di Frosinone, e rappresenta uno dei 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione europea nell’ambito del Critical Raw Materials Act, il regolamento Ue che mira ad assicurare ai Paesi membri catene di approvvigionamento sicure e sostenibili per le materie prime critiche, essenziali per la transizione energetica e lo sviluppo di tecnologie avanzate.

Il progetto - che ha l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Unione dalle importazioni di terre rare e altri minerali strategici da Paesi terzi - è promosso dall’azienda italiana Itelyum in partnership con Eit Raw Materials, consorzio che opera nel settore delle materie prime, Erion, sistema multi-consortile no profit attivo nella gestione di diverse tipologie di rifiuti, Glob Eco, azienda specializzata nella raccolta e nel trattamento di Raee, e l’Università degli Studi dell’Aquila.

Il processo per il recupero delle terre rare (Ree) si articola su due livelli. La prima fase prevede il disassemblaggio dei magneti, la seconda il recupero degli ossalati di Ree tramite idrometallurgia. L’impianto di smontaggio sarà in grado di trattare mille tonnellate all’anno di rotori elettrici, mentre l’impianto idrometallurgico potrà processare duemila tonnellate annue di magneti permanenti provenienti da diverse fonti, come hard disk, motori elettrici di piccola e grande taglia. In totale si stima che verranno recuperate circa 500 tonnellate di ossalati di terre rare all’anno, un volume sufficiente ad alimentare un milione di hard disk e laptop e 10 milioni di magneti permanenti destinati all’automotive elettrico.

Un «percorso virtuoso»

«Accogliamo con grande entusiasmo l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica al passaggio alla fase industriale per il nostro progetto di recupero dei magneti permanenti dai Raee. Essere riconosciuti come pionieri in questo campo ci riempie di orgoglio e ci investe anche di una grande responsabilità» ha detto Marco Codognola, amministratore delegato di Itelyum.

«Per raggiungere questo traguardo - ha proseguito Codognola - e trasformare un progetto pilota in una realtà industriale su larga scala, abbiamo unito le migliori competenze tecniche, scientifiche e gestionali. Sappiamo che la strada davanti a noi è ancora lunga e che necessita di una normativa specifica per assicurare che questi rifiuti vengano indirizzati nelle filiere di riciclo. Siamo determinati a proseguire questo percorso virtuoso, certi che il supporto e la collaborazione sinergica delle istituzioni continueranno ad accompagnarci in questa sfida cruciale per il futuro sostenibile del Paese Europa».

Il ruolo del Mase

Secondo il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava, «con questa autorizzazione compiamo un passo strategico per il futuro industriale del Paese. Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai Raee è una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l’Italia protagonista e competitiva».

Il viceministro ha concluso che il progetto «conferma il ruolo centrale dell’Italia nello sviluppo di tecnologie avanzate e rappresenta un modello concreto di integrazione tra innovazione industriale, sostenibilità ambientale e sicurezza economica».

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