25 aprile, tre colpi con una pistola ad aria compressa contro una coppia dell’Anpi a Roma. Disordini a Milano
«Oggi ci ritroviamo nelle parole del presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 aprile sia “un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale”», dice la presidente del Consiglio
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La festa «di tutti gli italiani amanti della libertà». Dice così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia in occasione dell’81° anniversario della Liberazione. Parla da San Severino Marche, la città a cui il Capo dello Stato conferì la Medaglia d’Oro al Merito Civile per aver protetto a suo tempo centinaia di sfollati e perseguitati. Oggi «facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria».
«Parte d’Italia sotto nazisti con zelanti complici fascisti»
«Gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la ricongiunzione all’Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti. Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l’arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944. Così come le Marche non furono esenti dall’esperienza di ”zone libere”, di centri amministrati dalle forze partigiane per periodi più o meno lunghi, “Repubbliche” modellate su principi inediti nella storia italiana, esempi embrionali di vita democratica», ricorda Mattarella.
«Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, nel contempo, segnato quella dell’Italia. Il sottotenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che operò, in quegli anni, a San Benedetto del Tronto e a Porto D’Ascoli. Un eroe della Repubblica. Enrico Mattei, protagonista dell’indipendenza economica e dello sviluppo nel dopoguerra della nuova Italia. La sua scelta avvenne proprio qui vicino, a Matelica, per entrare a far parte, successivamente, del Comando del Corpo Volontari della Libertà e, in questa qualità, sfilare, insieme ad altri comandanti, alla testa dei partigiani vittoriosi il 5 maggio 1945 a Milano. E nelle Marche, nell’entroterra maceratese, ebbe modo di operare Sandro Pertini, settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma - compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica».
«Per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!»
«Lo scrittore statunitense, William Faulkner - premio Nobel per la letteratura nel 1949 - ammoniva, nel suo ”Requiem per una monaca” che “il passato non è mai morto, non è neanche passato”. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!».
Secondo il Capo dello Stato «le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo».










