Festa Liberazione

25 aprile, tre colpi con una pistola ad aria compressa contro una coppia dell’Anpi a Roma. Disordini a Milano

«Oggi ci ritroviamo nelle parole del presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 aprile sia “un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale”», dice la presidente del Consiglio

di Nicola Barone

aggiornato ore 19:20

25 aprile, Mattarella e Meloni all'Altare della Patria

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La festa «di tutti gli italiani amanti della libertà». Dice così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia in occasione dell’81° anniversario della Liberazione. Parla da San Severino Marche, la città a cui il Capo dello Stato conferì la Medaglia d’Oro al Merito Civile per aver protetto a suo tempo centinaia di sfollati e perseguitati. Oggi «facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria».

«Parte d’Italia sotto nazisti con zelanti complici fascisti» 

«Gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la ricongiunzione all’Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti. Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l’arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944. Così come le Marche non furono esenti dall’esperienza di ”zone libere”, di centri amministrati dalle forze partigiane per periodi più o meno lunghi, “Repubbliche” modellate su principi inediti nella storia italiana, esempi embrionali di vita democratica», ricorda Mattarella.

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«Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, nel contempo, segnato quella dell’Italia. Il sottotenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che operò, in quegli anni, a San Benedetto del Tronto e a Porto D’Ascoli. Un eroe della Repubblica. Enrico Mattei, protagonista dell’indipendenza economica e dello sviluppo nel dopoguerra della nuova Italia. La sua scelta avvenne proprio qui vicino, a Matelica, per entrare a far parte, successivamente, del Comando del Corpo Volontari della Libertà e, in questa qualità, sfilare, insieme ad altri comandanti, alla testa dei partigiani vittoriosi il 5 maggio 1945 a Milano. E nelle Marche, nell’entroterra maceratese, ebbe modo di operare Sandro Pertini, settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma - compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica».

«Per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!»

«Lo scrittore statunitense, William Faulkner - premio Nobel per la letteratura nel 1949 - ammoniva, nel suo ”Requiem per una monaca” che “il passato non è mai morto, non è neanche passato”. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!».

Secondo il Capo dello Stato «le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo».

«Antistoriche velleità di rimuovere Onu e Ue»

La pace, ammonisce Mattarellam «fu per rispondere a questo accorato appello che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente. In questi ultimi anni stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura di rimuovere quei percorsi. Dimenticando o ignorando che reagire alla guerra fra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace, renderle più autorevoli ed efficienti: un impegno tanto più indispensabile ora».

Meloni: sia momento di coesione nazionale

Di primo mattino il presidente della Repubblica ha reso omaggio al Monumento del Milite Ignoto all’Altare della Patria dove erano presenti le più alte cariche dello Stato, i vertici militari e le autorità locali. «Il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia. Oggi celebriamo i valori scolpiti nella Costituzione repubblicana, che hanno permesso all’Italia di diventare quello che è e che le viene riconosciuto da tutti: una Nazione forte e autorevole, protagonista sullo scenario europeo e internazionale». A dirlo è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione della Festa. «Oggi - aggiunge la premier - ci ritroviamo nelle parole del presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 aprile sia “un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale”. È un auspicio che facciamo nostro, perché è dalla concordia e dal rispetto per l’altro che la Nazione può trarre rinnovato vigore».

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione delle celebrazioni per 81mo anniversario della Liberazione. Altare della Patria Roma (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Crosetto: libertà non è bene acquisito una volta per tutte

«Il 25 aprile ricordiamo con profonda gratitudine quella generazione di italiani, civili e militari, che ci ha restituito la libertà con grande valore e sacrificio, e che ci ricorda ciò che siamo oggi come Nazione e come comunità. Quello che rende straordinaria la Festa della Liberazione è proprio questo: il fatto che sia nata da scelte difficili, pericolose, compiute in contesti diversi ma unite da uno stesso senso di responsabilità. Fu un impegno diffuso e silenzioso, fatto di volti, storie, gesti concreti; un percorso corale di lotta al nazi-fascismo che allora opprimeva la nostra Patria e molte Patrie dell’Europa, che ha reso possibile la rinascita dell’Italia come Paese libero e democratico, da cui è poi scaturita la Costituzione repubblicana. Un Paese, il nostro, che oggi è parte fondante dell’Unione europea e attore di primo piano nella scena internazionale». Queste le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto nel suo messaggio. «Ricordare tutto questo significa anche comprendere che la libertà non è mai un bene acquisito una volta per tutte - continua -. Vale lo stesso per la pace, che non nasce dal suo semplice desiderio né può essere considerata definitiva. La pace si costruisce ogni giorno, con responsabilità, equilibrio, forza e determinazione. È una verità che oggi avvertiamo con ancora maggiore chiarezza e convinzione».

A Bologna attivisti pro-Pal contestano il sindaco Lepore

Un gruppo di attivisti pro Palestina ha contestato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nel corso del suo intervento in piazza del Nettuno per l’81esimo anniversario della Liberazione. Al grido di ’Palestina Libera’ un gruppo di una cinquantina di persone è entrato in piazza con bandiere della Palestina, cartelli e kefiah. Gli attivisti hanno più volte cercato di sovrastare la voce del sindaco con slogan e richieste di prendere le distanze dal conflitto in Medio Oriente. Contestato anche il governo di Israele con parole come: «Sono tutti assassini» e il presidente Benjamin Netanyahu, definito «un torturatore» dai manifestanti. Il sindaco è stato invece applaudito quando ha preso posizione contro il governo israeliano e le politiche del governo Meloni.

Manifestazione a Porta San Paolo per la Festa della Resistenza. Sabato 25 Aprile 2026. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse) Demonstration at Porta San Paolo for the Resistance Festival. Saturday, April 25, 2026. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

Tensioni a Roma durante corteo, usato spray urticante

 Momenti di tensione a Porta San Paolo durante la fase di raduno dei partecipanti al corteo per la festa della Liberazione. Un gruppo di attivisti, tra cui il presidente di +Europa Matteo Hallissey, è arrivato in piazza esponendo bandiere dell’Ucraina, ma ha incontrato l’opposizione di esponenti dell’area comunista e dei movimenti dell’estrema sinistra già presenti sul posto. Nel confronto si sono registrati momenti di scontro e, secondo quanto riferito, sarebbe stato utilizzato anche spray urticante.

Colpi di pistola contro due iscritti all’Anpi: due feriti

A quanto si apprende due iscritti all’Anpi, con il fazzoletto dei partigiani al collo, erano in cerca di un bar a via della delle Sette chiese, a Roma, vicino alla piazza della manifestazione per il 25 aprile quando un uomo su uno scooterone chiaro con casco integrale ed un giubbotto di colore militare si è fermato, ha estratto pistola e ha sparato tre colpi con pistola ad aria compressa. I due, marito e moglie, sono stati colpiti al collo ed alla guancia il primo, alla spalla la seconda. Hanno perso sangue.

La Procura di Roma attende una prima informativa dalle forze dell’ordine sul ferimento dei due militanti. L’incartamento potrebbe finire all’attenzione dei pm dell’antiterrorismo. Gli inquirenti potrebbero ipotizzare il reato di lesioni aggravate. I due feriti sono già stati ascoltati dagli investigatori. In base a una prima ricostruzione sono stati colpiti da alcuni piombini esplosi da una pistola ad aria. A fare fuoco un uomo, forse un giovane, a bordo di uno scooter con casco integrale e giacca mimetica. Sono al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza che potrebbero aver ripreso dettagli dello scooter per risalire all’identità dell’aggressore. Al momento non si esclude alcuna pista. Sulla vicenda indagano gli investigatori della Digos e del commissariato San Paolo.

Napoli celebra il 25 aprile nei luoghi legati alla memoria

Napoli ha celebrato la Festa della Liberazione con numerose iniziative in diversi luoghi legati alla memoria degli eventi che portarono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Davanti alla stele che ricorda il sacrificio di Salvo D’Acquisto si è tenuta una solenne cerimonia alla quale hanno preso parte il sindaco Gaetano Manfredi, la vicesindaco Laura Lieto, gli assessori Teresa Armato, Valerio Di Pietro, Emanuela Ferrante e Carlo Puca, il presidente della Regione Roberto Fico, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, i parlamentari Francesco Emilio Borrelli e Giuseppe Conte, il prefetto Michele di Bari, insieme a numerosi altri amministratori cittadini e regionali, nonché autorità civili e militari.

Pro-Pal bloccano il corteo di Milano

Dopo un lungo blocco, lentamente il corteo principale del 25 aprile a Milano ha ripreso la sua marcia in direzione Piazza Duomo, dove sono già iniziati i comizi finali. Un gruppo di manifestanti con bandiere della Palestina, circa un centinaio, hanno seguito lo spezzone della Brigata ebraica quando è uscita dal corteo in via Senato. Al momento un cordone di forze dell’ordine li ha fermati in via Senato. I manifestanti scandiscono «Palestina libera», «Milano sa da che parte stare. Palestina libera da fiume al mare» e «Fuori i sionisti da Milano».

Le proteste dei pro-Palestina avevano bloccato il resto del corteo milanese, compreso lo spezzone della Brigata ebraica, che ha percorso pochi metri e poi si è fermato. I militanti pro Palestina continuavano a gridare «fuori dal corteo» e «vergogna» e bloccavano il passaggio all’incrocio con via Senato e corso di porta Venezia. Fra fischi e applausi, insulti e grida «fuori, fuori», la polizia in tenuta antisommossa han fatto spostare lo spezzone della Brigata ebraica fuori dal corteo.

«Siamo stati cacciati dal corteo, perché abbiamo nei nostri striscioni la stella di David, perchè difendiamo il diritto dello stato d’Israele di esistere, perchè difendiamo i diritti della Brigata ebraica a sfilare? Non lo so, chiedetelo a loro». è quanto ha spiegato Emanuele Fiano, esponente del Pd e di Sinistra per Israele, presente con la Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile a Milano. «Adesso non ho ancora deciso cosa faremo, se andare in piazza del Duomo o meno. È il cinquantesimo anno che partecipo, non era mai successa una cosa così», ha aggiunto. «Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo», ha detto il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano, dopo che lo spezzone della Brigata Ebraica è stata fatta uscire dal corteo.

A Milano polemica Anpi-comunità ebraica

Ma le polemiche tra Anpi e la Comunità ebraica non si sono fermate al 25 aprile ma sono proseguite. «L’Anpi ha organizzato tutto questo - ha detto il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi - perché sin dall’inizio aveva detto “no agli ebrei al corteo”. Quello che è successo ieri - ha aggiunto - è, potrei dire, un colpo di stato. Ed è andata bene perché poteva andare molto peggio. Abbiamo rispettato tutte le regole. Le bandiere israeliane c’erano ma nessuno aveva detto di non portarle. Basta chiederlo alle forze dell’ordine».

«Leggiamo le farneticanti dichiarazioni del Presidente della comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi che ci accusa di fomentare l’antisemitismo - ha ribattuto il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo -. Sono dichiarazioni provocatorie, false e volutamente strumentali. Questo signore vuole così aumentare la tensione e creare nuove divisioni. Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale».

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