Zegna, fra qualità e compostezza l’essenza dell’eleganza italiana
A Malibu la collezione firmata da Alessandro Sartori è un inno alla ricerca tessile e a uno stile morbido e concreto, dimostrazione di come la moda conti davvero quando interpreta la bellezza della vita reale
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Dallo scorso anno Zegna ha adottato una nuova strategia: se la sfilata invernale del direttore artistico Alessandro Sartori resta un appuntamento fisso del calendario milanese, per la collezione estiva la scelta è di spostarsi verso destinazioni sempre diverse, un po’ come avviene per le sfilate cruise.
È un modo tanto per generare attenzioni mirate quanto per coinvolgere i clienti più esclusivi, ai quali nei giorni successivi allo show viene dedicata l’esperienza esclusiva di Villa Zegna, a metà tra showroom per ordini personali, club e immersione totale in uno stile di vita.
L’anno scorso la scelta è caduta su Dubai, all’epoca mercato vivace. Questa volta Zegna punta su Los Angeles, unendosi al folto gruppo di marchi e maison che negli ultimi mesi hanno organizzato eventi negli Stati Uniti, con l’obiettivo di consolidare successo e presenza in un mercato che si è dimostrato positivo e resistente a fronte del rallentamento generale del settore.
La sfilata si svolge all’aperto, sul molo di Malibu, tra ombrelloni a righe e sedie pieghevoli. Il sapore è inequivocabile: estivo e vacanziero, ma lontano da escapismi di maniera, seppur evocativo di un modo patrizio e ben codificato di trascorrere i mesi caldi. Protagonista è il gioco ritmico delle righe, che corrono irregolari su shorts sartoriali e camicie fluide, ma anche su completi di seersucker o seta grezza, cui si aggiungono giacche a vento di ispirazione nautica e blouson realizzati con intarsi di pelle e tela, oltre a bomber in pelle lavorata all’uncinetto e camicie dalla linea squadrata di nappa plongé. A caratterizzare il tutto è l’approccio garbato e composto, ben lontano dall’imperante “laissez-faire” e da sciatterie altrettanto di maniera.
Alessandro Sartori ha la capacità rara di onorare il classicismo senza farsene intrappolare, e per questo il suo lavoro è progressivo ed evolutivo. Questa volta trae ispirazione dalla tradizione della villeggiatura, l’abitudine nostrana del ritirarsi in una villa al mare o in campagna per un soggiorno prolungato: un’usanza che ha visto il suo apogeo tra gli anni ’50 e ’70 e che non si limitava alla semplice vacanza, ma comportava il trasferimento della vita stessa per un’intera stagione - famiglia, rituali, eleganza - da qui a lì. Tutto come in città, ma con una cadenza e una espressione soft.







