La collezione PE 2027

Zegna, fra qualità e compostezza l’essenza dell’eleganza italiana

A Malibu la collezione firmata da Alessandro Sartori è un inno alla ricerca tessile e a uno stile morbido e concreto, dimostrazione di come la moda conti davvero quando interpreta la bellezza della vita reale

di Angelo Flaccavento

 Matteo Gebbia

3' di lettura

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Dallo scorso anno Zegna ha adottato una nuova strategia: se la sfilata invernale del direttore artistico Alessandro Sartori resta un appuntamento fisso del calendario milanese, per la collezione estiva la scelta è di spostarsi verso destinazioni sempre diverse, un po’ come avviene per le sfilate cruise.

È un modo tanto per generare attenzioni mirate quanto per coinvolgere i clienti più esclusivi, ai quali nei giorni successivi allo show viene dedicata l’esperienza esclusiva di Villa Zegna, a metà tra showroom per ordini personali, club e immersione totale in uno stile di vita.

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L’anno scorso la scelta è caduta su Dubai, all’epoca mercato vivace. Questa volta Zegna punta su Los Angeles, unendosi al folto gruppo di marchi e maison che negli ultimi mesi hanno organizzato eventi negli Stati Uniti, con l’obiettivo di consolidare successo e presenza in un mercato che si è dimostrato positivo e resistente a fronte del rallentamento generale del settore.

La sfilata si svolge all’aperto, sul molo di Malibu, tra ombrelloni a righe e sedie pieghevoli. Il sapore è inequivocabile: estivo e vacanziero, ma lontano da escapismi di maniera, seppur evocativo di un modo patrizio e ben codificato di trascorrere i mesi caldi. Protagonista è il gioco ritmico delle righe, che corrono irregolari su shorts sartoriali e camicie fluide, ma anche su completi di seersucker o seta grezza, cui si aggiungono giacche a vento di ispirazione nautica e blouson realizzati con intarsi di pelle e tela, oltre a bomber in pelle lavorata all’uncinetto e camicie dalla linea squadrata di nappa plongé. A caratterizzare il tutto è l’approccio garbato e composto, ben lontano dall’imperante “laissez-faire” e da sciatterie altrettanto di maniera.

Zegna, stile italiano a Los Angeles

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Alessandro Sartori ha la capacità rara di onorare il classicismo senza farsene intrappolare, e per questo il suo lavoro è progressivo ed evolutivo. Questa volta trae ispirazione dalla tradizione della villeggiatura, l’abitudine nostrana del ritirarsi in una villa al mare o in campagna per un soggiorno prolungato: un’usanza che ha visto il suo apogeo tra gli anni ’50 e ’70 e che non si limitava alla semplice vacanza, ma comportava il trasferimento della vita stessa per un’intera stagione - famiglia, rituali, eleganza - da qui a lì. Tutto come in città, ma con una cadenza e una espressione soft.

«In questa collezione ho voluto dare la mia interpretazione dell’estate secondo Zegna, la nostra visione dell’abbigliamento per il tempo libero, puntando su una idea di ben vivere profondamente italiana - racconta Sartori -. C’è qualcosa di autenticamente nostro in ciò che abbiamo realizzato questa stagione, un’apertura che appare cosmopolita piuttosto che orgogliosamente o ottusamente locale».

Il risultato è un equilibrio tra rigore e nonchalance, tra compostezza e morbidezza, reso speciale dall’estensiva ricerca tessile. «Da Zegna tutto nasce dai tessuti - prosegue - che sono caratterizzati da texture e motivi che appaiono sempre nuovi grazie alla semplice manipolazione dei dettagli più minuti, magari solo il singolo filo. Questa volta abbiamo usato seta tussah, canapa, carta, oltre ai lini, cotoni e sete leggere».

Negli ultimi anni Sartori ha messo a punto un repertorio di forme — giacche da lavoro e overshirt, pantaloni ampi, capi ibridi a metà tra capospalla e underpinning, maglieria di forte impatto, tailoring dai volumi malleabili e l’aplomb morbido — che ha esercitato un’influenza discreta ma costante sul lessico corrente della moda. Tali forme tornano protagoniste anche questa stagione, arricchite da sahariane dalla linea asciutta, di straordinaria efficacia. È un lavoro, il suo, che affonda le radici nel design, non nell’assemblaggio o nel collage.

A volte lo studio dei dettagli è così ossessivo da rischiare l’eccesso di elaborazione, ma alla base ci sono quell’autenticità e quella sostanza di cui la moda ha bisogno proprio adesso, in un momento dominato da giochi d’ombre e trovate plausibili solo in passerella o in fotografia. La moda come entertainment diverte, ma dura poco; è quando si traduce in possibilità di vita reale che la moda conta e vale davvero.

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