Zas Trading (Signor Bio) punta su stoviglie e packaging compostabili e riciclabili con un focus sulla filiera
L’azienda è al secondo posto nella lista Sole 24 Ore-Statista e prima nella sotto-classifica Stelle nascenti
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Nata nel 2021, quando l’Europa cominciava a mettere al bando la plastica monouso e il packaging alimentare era costretto a reinventarsi, la mantovana Zas Trading ha scelto di leggere quel passaggio non come un vincolo, ma come una leva industriale. «È stata un’opportunità concreta per costruire un modello di crescita», racconta Andrea Zanini, co-fondatore e responsabile commerciale di Zas Trading. Da qui nasce SignorBio, il marchio con cui l’azienda ha portato sul mercato stoviglie e food packaging compostabili e riciclabili, puntando sulla filiera: grossisti, rivenditori, Gdo. «È una scelta strategica, perché è lì che si possono davvero cambiare i prodotti che entrano nel mercato», precisa Zanini. L’azienda è al secondo posto nella classifica generale Leader della Crescita 2026 Sole 24 Ore-Statista e prima nella sotto-classifica Stelle nascenti.
Oltre alla sede principale, conta due magazzini in Italia (Verona e Caserta) e un ufficio a Ningbo, in Cina, che segue approvvigionamenti e controlli qualità. SignorBio applica l’economia circolare in modo pragmatico: progettando ogni prodotto perché il ciclo si chiuda correttamente nella fase finale, quella del rifiuto. «Ogni materiale viene testato per verificarne la compostabilità o la riciclabilità, e manteniamo una comunicazione costante con i nostri partner produttivi per allinearci alle nuove normative e ai metodi di smaltimento reali», spiega Zanini. Le materie prime impiegate sono carta, legno, fibra di canna da zucchero e bioplastica Cpla di origine rinnovabile, tutte certificate secondo gli standard Ue. Ogni prodotto riporta un’etichetta con le istruzioni di smaltimento. «Grazie ai materiali che utilizziamo, il rifiuto non resta tale ma tende a tornare alla terra, chiudendo davvero il ciclo» spiega Zanini. Nel 2025 l’azienda ha lanciato MissPLA, un marchio dedicato alle posate in bioplastica Cpla, pensato per mantenere distinte le linee di materiali e preservare la coerenza del progetto originario. I primi interlocutori sono stati grossisti, rivenditori e grande distribuzione, ma la spinta al cambiamento arriva dal mercato finale: «Catene di ristorazione, brand internazionali e utilizzatori oggi chiedono soluzioni sostenibili», spiega Zanini. Alla base del modello c’è un lavoro tecnico e normativo costante. I materiali vengono testati in collaborazione con laboratori e consorzi di filiera per verificarne compostabilità, riciclabilità ed eventuali criticità in fase di smaltimento. «Nel 2024 - conclude - abbiamo superato i 10 milioni di euro di fatturato, e nel 2025 puntiamo a 15 milioni, con oltre 300 clienti attivi e più di 250 referenze a catalogo».


