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Yamamay e Guess stringono un accordo per linee di intimo

di Giulia Crivelli

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Giulia Crivelli

«Per il nostro gruppo il 2025 è stato un anno positivo, di crescita a una cifra dei ricavi. A maggior ragione positivo considerando il contesto globale, che nessuna azienda può ignorare e che può intimorire. Come ogni imprenditore, ho l’obbligo di guardare al futuro con ottimismo, ma anche con lucidità – spiega Gianluigi Cimmino, ceo di Yamamay –. Sono tante le incognite pure per il 2026: quello che possiamo fare come azienda è restare concentrati, investendo nelle persone e nelle idee e restando fiduciosi, forti dei traguardi che abbiamo raggiunto e delle prospettive di crescita, in Italia e all’estero, che continuiamo a vedere».

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Non sono parole di circostanza, quelle di Cimmino: nessuno può negare che il 2025 sia stato tra i più difficili quanto a fattori che sfuggono a qualsiasi tipo di programmazione strettamente aziendale. Il ceo di Yamamay, marchio italiano di underwear e beachwear fondato dalla famiglia Cimmino nel 2001, e il suo team di manager e collaboratori hanno quindi lavorato su progetti interni, legati al core business e alla vocazione a diventare sempre più internazionale e l’anno si chiude con la concretizzazione di uno di questi progetti, l’accordo con il marchio Guess.

«Ammiro da sempre i fondatori di Guess, Paul Marciano e i suoi fratelli – spiega Gianluigi Cimmino –. Si tratta di un marchio americano che ha vent’anni più di Yamamay e possiamo dire che ha segnato la storia del denim e non solo, grazie alle strategie di comunicazione: le campagne di Guess sono parte della storia della fotografia contemporanea in senso lato, non solo di quella di moda. L’accordo arriva dopo mesi di incontri conoscitivi, con tanti viaggi tra Italia e Stati Uniti che ci hanno permesso di conoscerci meglio e di capire come strutturare al meglio questa partnership, che è molto più di una collaborazione stagionale». L’accordo prevede una capsule collection firmata da entrambi i brand per la prossima primavera-estate, alla quale seguirà, in vista dell’autunno-inverno 26-27, la produzione delle collezioni underwear a marchio Guess per donna e per uomo. La capsule collection della P-E del prossimo anno sarà distribuita in Italia e all’estero esclusivamente negli store Yamamay, su yamamay.com e www.guess.eu. «Questa partnership unisce due identità consolidate con punti di forza complementari e sono fiducioso che i prodotti e la visione che creeremo insieme stabiliranno un nuovo standard nel settore», ha commentato Paul Marciano, co-fondatore e direttore creativo di Guess.

«Avevamo ovviamente iniziato già prima del Covid, ma l’epidemia, i lockdown e poi il rimbalzo dei consumi e degli acquisti nei negozi fisici ci hanno portato ad affinare il mix distributivo – sottolinea il ceo di Yamamay –. L’e-commerce è importante, il retail resta però fondamentale e va continuamente rinnovato. È vero che dopo il Covid c’è stato un forte aumento del traffico nei negozi, tendenza che va alimentata: il consumatore ha sempre più scelta e va stimolato, in particolare per prodotti come quelli di Yamamay, che da una parte sono indispensabili, dall’altra devono distinguersi da quelli della concorrenza e ovviamente non è solo una questione di prezzo».

Di recente Yamamay ha aperto un negozio dedicato solo alle collezioni da uomo in corso Vittorio Emanuele, una delle vie dello shopping di Milano dove continua ad esserci un grande ricambio di insegne e che, rispetto, ad esempio, a corso Buenos Aires, può vantare un variegato traffico, specie nei weekend. «In tre anni l’incidenza sui ricavi della parte uomo è passata dall’8% al 17% e ci sono ulteriori spazi di crescita – aggiunge Cimmino –. I consumatori sono cambiati e la rivoluzione digitale ha accelerato tutto, dalla distribuzione alla comunicazione: Yamamay cerca di interpretare, magari anche anticipare, i cambiamenti e le nuove esigenze dei clienti». Approccio che vale pure per Carpisa, l’altro importante marchio della famiglia Cimmino,che con Yamamay condivide l’idea di accessibilità.

«Non si tratta di fare compromessi su qualità, sostenibilità sociale e ambientale dei processi aziendali e men che meno sullo stile – conclude il manager e imprenditore –. In un certo senso è una sfida ancora più grande rispetto a quella che affrontano marchi con un posizionamento di prezzo più alto. Noi vogliamo restare, orgogliosamente, accessibili: vale per Yamamay, Carpisa, ma anche per la catena di ristoranti Sophia Loren. L’idea è sempre la stessa: offrire un’esperienza, delle emozioni: lo hanno capito anche le maison del lusso, che aprono caffè e ristoranti in giro per il mondo. Noi vogliamo farlo nel solco del nostro dna italiano, un mix di passionalità, stile, creatività e patrimonio culinario: chi meglio di Sophia Loren incarna tutti questi elementi?».

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