Workers buyout, storie di lavoratori italiani che salvano la fabbrica
Ecco tre storie di salvataggio riuscito: la Nuovi Profumi di Roncopascolo (Parma), la Cartiera Pirinoli di Cuneo e la Wbo Italcables di Caivano. Il ruolo di Banca Etica
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Il fenomeno del workers buyout, l’azione di salvataggio dell’azienda o di una sua parte realizzata dai dipendenti che subentrano nella proprietà, è ormai pratica sempre più diffusa. E in Italia ci sono diverse storie di successo e che fanno bene sperare.
La Nuovi Profumi di Roncopascolo (Parma)
La Nuovi Profumi di Roncopascolo (Parma) è un esempio di workers buyout, nato dalla caparbietà di circa 30 ex dipendenti dell’azienda Morris Profumi, andata in liquidazione nel 2020. Dopo anni complessi oggi l’azienda vanta 52 dipendenti, di cui 45 soci e fattura indicativamente 8 milioni di euro: dei 52 dipendenti, l’85% sono donne.
Il direttore generale e presidente della cooperativa è Alessandro Torsiglieri, la vicepresidente è Claudia Florio.
Proprio Torsiglieri racconta come sono andate le cose: «Nel 2020 noi soci lavoravamo per Morris profumi, società di gestione completa di prodotti di profumeria – spiega -. Nel 2012 la Morris profumi è arrivata a circa 100 milioni di fatturato, poi è scesa a 60 milioni con 130 dipendenti». Nel 2020 la crisi e la decisione della messa in liquidazione della società, con la prospettiva di chiusura dell’impianto. «In quel momento con un gruppo di colleghi, allora dipendenti di Morris, abbiamo deciso di creare la cooperativa, associata a Legacoop produzione e servizi – aggiunge Torsiglieri -. Una cooperativa composta da circa 30 persone. La gestione è stata complessa: siamo andati a richiedere un anticipo della Naspi come capitale sociale. Da una parte Legacoop, tramite le sue finanziarie, ha completato il valore del capitale sociale, dall’altra è stato cruciale il supporto di Banca Etica nel periodo transitorio. La società è stata creata il 20 luglio 2020, ma siamo entrati a livello operativo il 7 settembre 2020. Tecnicamente per riuscire ad avere la Naspi sono passati 4 mesi e in quel periodo di tempo, per poter avere la liquidità necessaria, ogni socio ha aperto un fido con Banca Etica. In quel modo abbiamo ottenuto micro prestiti. E nel momento in cui sui singoli conti correnti è arrivata la Naspi, abbiamo chiuso il debito con la banca. Oggi quello è il principale istituto con cui collaboriamo, con loro transita il 75% del nostro volume di affari e ci stanno supportando nell’acquisto della nuova sede, sempre nella zona di Parma». Naturalmente riuscire a salvare un’azienda del genere, oltretutto in epoca Covid, è stato un vero problema: «I primi due anni ovvero 2020 e 2021, ma anche buona parte del 2022 sono stati estremamente pesanti – ricorda Torsiglieri -. Oggi abbiamo appunto 52 dipendenti, di cui 45 soci».
La Cartiera Pirinoli di Cuneo
La Cartiera Pirinoli di Cuneo è un altro esempio di workers buyout. Oggi il presidente è Silvano Carletto, il vicepresidente e direttore amministrativo è Ferdinando Tavella e sono proprio loro ad aver seguito l’iter di un’azienda prima fallita e che poi si è saputa riprendere.


