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WhatsApp, arrivano gli account per preadolescenti gestiti dai genitori

di Luca Tremolada

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La piattaforma di messaggistica di Meta introduce gli account gestiti da un genitore, una nuova modalità pensata per i preadolescenti. L’idea è semplice: permettere ai ragazzi di usare WhatsApp ma con una cabina di regia nelle mani degli adulti.

Tecnicmaente è una risposta a una domanda sempre più diffusa. Il primo smartphone arriva ormai tra gli 11 e i 13 anni. E la prima app installata quasi sempre è WhatsApp. Di solito intorno quell’età il telefono quando viene dato (chi vi scrive è convinto che più tardi arriva una smartphone in mano a un minore e meglio è) i dispositivi vengono concessi per motivi importanti e in ogni caso con la possibilità di controllare quello che avviene là dentro. Tutto questo per ovvie ragioni legate alla sicurezza digitale e non. C’è anche chi utilizza sofisticati sistemi di parental control sui contenuti video.

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L’infrastruttura invisibile delle famiglie

Una premessa: WhatsApp non è un social network. È una rete di conversazioni private. Niente follower, niente feed, niente algoritmi che suggeriscono contenuti. Solo numeri di telefono e chat. Tuttavia, nessuno può escludere che possano nascere gruppi privati, gruppi della classe o altro.

Per questo è diventata una specie di infrastruttura domestica digitale. Il messaggio “sono arrivato”. Il gruppo dei genitori della classe. La foto della recita scolastica. Ogni giorno miliardi di conversazioni passano da qui e tutte sono protette dalla crittografia end-to-end, un sistema che rende i messaggi leggibili solo da chi li invia e da chi li riceve, nemmeno dalla stessa piattaforma.

Il genitore amministratore

La novità è l’arrivo di un vero e proprio amministratore familiare. Il genitore diventa il supervisore dell’account del figlio. La configurazione richiede due telefoni appoggiati sul tavolo: quello del ragazzo e quello dell’adulto. Durante la registrazione i due account vengono collegati e da quel momento il genitore può controllare diversi aspetti dell’esperienza digitale del figlio. Può stabilire chi è autorizzato a contattarlo, verificare le richieste di messaggi da persone sconosciute, decidere in quali gruppi è possibile entrare e modificare tutte le principali impostazioni di privacy.

Le modifiche sono protette da un codice dedicato, il PIN genitore, che impedisce ai ragazzi di cambiare le impostazioni senza autorizzazione.

Un WhatsApp più piccolo

La versione per preadolescenti è volutamente semplificata. È una specie di WhatsApp “ridotto all’essenziale”. L’esperienza si concentra su chat e chiamate con persone conosciute. Alcune funzioni dell’app standard non sono disponibili: spariscono i Canali, gli Status e le nuove funzioni di intelligenza artificiale di Meta. Anche i messaggi che si cancellano automaticamente nelle conversazioni private non sono presenti. L’obiettivo è mantenere la piattaforma nella sua funzione originaria: comunicare con le persone di fiducia.

Il filtro contro gli sconosciuti

La sicurezza passa soprattutto dal controllo delle interazioni. Quando un numero non salvato in rubrica prova a contattare l’account del ragazzo, il messaggio non appare subito nella chat principale ma finisce in una cartella di richieste separata. Per visualizzarlo serve inserire il PIN del genitore. In questo modo sono gli adulti a vedere per primi eventuali contatti sospetti.

Anche altri piccoli accorgimenti aiutano a ridurre i rischi. Le immagini inviate da contatti sconosciuti vengono mostrate sfocate e i link restano disattivati finché l’utente non decide esplicitamente di aprirli.

La giungla dei gruppi

Uno dei territori più complessi della messaggistica sono i gruppi. Qui il controllo è ancora più stretto. Per gli account gestiti da un genitore l’ingresso nei gruppi passa sempre dall’approvazione dell’adulto. Gli inviti arrivano sotto forma di link che solo il genitore può accettare inserendo il proprio PIN. L’app mostra anche alcune informazioni utili per decidere: chi sono gli amministratori del gruppo e quanti membri ne fanno parte. Se il gruppo cambia dimensione o attiva nuove funzioni, il genitore riceve una notifica.

Cosa succede dopo?

Il sistema è pensato per accompagnare la crescita dei ragazzi. Quando l’utente raggiunge un’età più alta, l’account può trasformarsi in un profilo WhatsApp standard. Prima della transizione, genitori e figli ricevono una notifica e gli adulti possono decidere di rimandare il passaggio fino a dodici mesi.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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