Il debutto

Bending Spoons a Wall Street: valutazione da 18,4 miliardi di dollari

La società milanese colloca 58 milioni di azioni a 29 dollari, sopra la forchetta iniziale. Il modello è basato sull’acquisizione e il rilancio di piattaforme digitali

di Biagio Simonetta

Luca Ferrari, ceo di Bending Spoons REUTERS

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È come un’esame di maturità, solo che in mezzo ballano miliardi. Oggi, per l’ex startup milanese Bending Spoons, si aprono le porte di Wall Street. E no, non può essere un giorno come gli altri. La società ha chiuso l’Ipo sopra la forchetta di prezzo, raccogliendo 1,68 miliardi di dollari. Una cifra considerevole, tenendo conto anche del fatto che il collocamento arriva in un momento delicato per il settore software, ancora scosso dai timori che l’intelligenza artificiale possa mandare in crisi i modelli di business tradizionali.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel corso di quest’anno, le software-house, del resto, sono state quasi assenti dal mercato Ipo americano. Ed è proprio in questo contesto che il debutto di Bending Spoons assume un peso specifico che va oltre l’azienda stessa.

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Un modello ibrido

Va detto che il modello di Bending Spoons è in realtà piuttosto ibrido. Qualcosa a metà tra il private equity e una società tech. Negli anni, l’azienda meneghina ha portato avanti un piano abbastanza chiaro: comprare aziende digitali al tramonto e rilanciarle, tagliando personale e rifacendo da capo la tecnologia. Dal 2025 a oggi il gruppo ha acquisito la piattaforma di streaming Brightcove, il servizio video Vimeo, il marchio storico AOL e la piattaforma di ticketing Eventbrite. Tutte società che hanno alle spalle un passato importante, e che poi, per varie ragioni, hanno rallentato la loro corsa.

Ma torniamo all’Ipo. L’azienda milanese e gli azionisti venditori hanno collocato 58 milioni di azioni a 29 dollari l’una, sopra la forchetta indicata, che andava da 26 a 28 dollari. Tra gli advisor dell’operazione figurano JPMorgan (lead joint global coordinator e stabilisation agent) e Goldman Sachs International, che ha ricoperto il ruolo di joint lead book-running manager del collocamento. Sulla base delle azioni in circolazione dichiarate nei documenti di quotazione, l’Ipo valuta Bending Spoons 18,4 miliardi di dollari.

Una storia molto particolare

Una cifra molto importante, per un’azienda italiana con una storia molto particolare. A partire dal nome, che arriva da una scena del film Matrix.
La startup nasce dalle macerie di Evertale, un diario digitale fallito nel 2013. Con i 40mila dollari rimasti dopo la liquidazione di quel primo progetto, l’amministratore delegato, Luca Ferrari e i co-fondatori hanno avviato quella che oggi è una delle società tecnologiche più rilevanti d’Europa.

Il gruppo è cresciuto attraverso più di 50 acquisizioni, e altre ne arriveranno. Nel prospetto informativo depositato per la quotazione, Bending Spoons dichiara di aver individuato oltre mille aziende digitali che potrebbero diventare target interessanti in futuro. Ed è qui che l’azienda più che una software house sembra private equity. Anche se a differenza del private equity classico, Bending Spoons non rivende le aziende che acquisisce. Le tiene, le integra, e ne fa parte stabile del gruppo.

I quattro fondatori italiani

Dietro l’operazione ci sono quattro fondatori che, con il collocamento, entrano ufficialmente nel club dei miliardari: secondo il Bloomberg Billionaires Index, Matteo Danieli, Luca Ferrari, Francesco Patarnello e Luca Querella valgono oggi più di 2 miliardi di dollari ciascuno, diventando così il gruppo di miliardari self-made più giovane d’Italia. Tutti attorno ai quarant’anni, si sono conosciuti durante gli studi di ingegneria delle telecomunicazioni alla Technical University of Denmark. Da allora hanno tenuto un profilo pubblico bassissimo: nessuna presenza ai grandi eventi tech, pochissime interviste. Solo Ferrari si è esposto pubblicamente negli anni, descrivendo una volta Bending Spoons come il risultato di un incrocio tra il private equity e Google.

Oggi lo sbarco a Wall Street. Il futuro, adesso, è un capitolo nuovo da scrivere.

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