Vitale Barberis Canonico investe nell’innovazione
Con il brand VitoVi
di Marta Casadei
2' di lettura
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Continuare a crescere assicurandosi che i quasi quattro secoli di storia dietro le spalle non costituiscano un fardello ingombrante, ma un valore aggiunto. È questo l’obiettivo di Vitale Barberis Canonico, lanificio fondato a Pratrivero (Biella) nel 1663. L’azienda sta investendo molto sui fronti di innovazione e sostenibilità, che spesso vanno di pari passo. «Stiamo lavorando molto con la stampa digitale - racconta Francesco Barberis Canonico, direttore creativo - e siamo riusciti a ottenere risultati straordinari sui pesi leggeri. Stiamo spingendo molto sui colori che in un momento storico come questo hanno assunto il ruolo che è stato delle fantasie». Quello di Vitale Barberis Canonico, come conferma il direttore creativo, «è un continuo lavoro di innovazione sia sul fronte dei materiali - per esempio abbiamo diversi prodotti realizzati con una nuova piuma made in Italy che non “gonfia” troppo - ma anche della creatività: cerchiamo di non seguire le tendenze, ma di dettarle». L’obiettivo primario è «offrire un prodotto che oltre a essere performante, duri negli anni. Penso che questo sia un forte messaggio di sostenibilità».
Quest’ultimo come già detto è un tema sul quale l’azienda - che ha chiuso il 2022 con 145 milioni di euro di ricavi - è già attiva da anni: «Gestiamo direttamente tutte le fasi della lavorazione del prodotto e questo ci avvantaggia: sappiamo perfino cosa mangiano le nostre pecore».
Tra i capitoli più recenti del percorso di evoluzione dell’azienda c’è la collaborazione con un marchio emergente di abbigliamento femminile, VitoVi: «Il progetto sdogana l’ingresso in un mondo non prettamente nostro. Del resto il modo per evitare di diventare “polverosi” è quello di fare cose fuori dagli schemi, nel rispetto dei nostri valori chiave». Una formula che ha successo in tutto il mondo: «L’ultima campagna vendite ha avuto risultati molto positivi in Giappone, un mercato particolarmente recettivo, in Corea del Sud e anche in alcuni Paesi europei come Italia e Francia. L’unica delusione arriva dagli Usa: il mercato americano non ha ripreso a mettersi la giacca, forse per il cambiamento di modalità di lavoro seguito alla pandemia». I prezzi? «In alcuni casi abbiamo dovuto alzarli del 30% già ad aprile», conclude Barberis Canonico.

