Decreto 1° maggio

Vita-lavoro, certificazione al via

Oggi dovrebbero essere resi noti da Accredia i primi organismi incaricati di rilasciare alle aziende l’attestatosulle politiche di conciliazione tra famiglia e attività professionale. Previsto uno sgravio contributivo fino a 50mila euro all’anno

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È ai nastri di partenza la certificazione delle aziende che mettono in campo politiche di conciliazione tra vita familiare e lavoro disciplinata dalla nuova prassi Uni/Pdr 192:2026 e premiata da uno sconto sui contributi da versare all’Inps, previsto dal decreto 1° maggio (Dl 62/2026).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Oggi si terrà infatti il comitato di delibera di Accredia (l’ente italiano di accreditamento), che dovrebbe designare i primi organismi abilitati a rilasciare l’attestato alle aziende. Era questo il tassello mancante nel percorso della nuova certificazione. L’obiettivo del Dipartimento per le politiche della famiglia è avere le prime aziende certificate entro la fine dell’anno. Anche per spendere i fondi destinati all’incentivo contributivo: sette milioni nel 2026 e 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

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In che cosa consiste l’attestato

Le aziende che hanno già messo in campo o stanno studiando interventi per la flessibilità oraria, per favorire la genitorialità o i lavoratori caregiver, per arricchire le prestazioni di welfare a beneficio delle famiglie, potranno farsi certificare in base alla prassi Uni Pdr 192:2026 da un organismo accreditato, e accederanno a uno sgravio contributivo dell’1% all’anno, fino a 50mila euro per azienda. Poiché la certificazione dura tre anni, e così pure lo sconto sui contributi, il risparmio potenziale è di 150mila euro nel triennio. I fondi saranno comunque attribuiti fino a esaurimento: se le richieste saranno superiori rispetto a quelle finanziabili annualmente, l’aiuto per i beneficiari sarà conseguentemente ridotto.

Al di là del risparmio sui contributi, le aziende certificate avranno un vantaggio anche in termini di premialità per l’accesso agli incentivi pubblici, e anche un vantaggio reputazionale, sul piano dell’attrattività e della capacità di trattenere i dipendenti.

Per le aziende che conseguiranno la certificazione già nel 2026 - è uno scenario possibile per quelle che hanno policy più avanzate nel campo della conciliazione vita-lavoro -, lo sconto sui contributi parte dal 28 giugno 2026 (data di entrata in vigore della legge 112/2026, di conversione del decreto 1° maggio, che ha introdotto l’agevolazione). «Da questa settimana - spiega Sara Vitali, funzionario tecnico di Accredia - avremo i primi organismi ufficialmente accreditati per rilasciare la nuova certificazione sulle azioni di conciliazione tra vita familiare e lavoro. L’attività di alcuni organismi presso le aziende interessate a conseguire l’attestato è già cominciata - aggiunge - e Accredia ha seguito le verifiche in corso, proprio per poter rilasciare gli accreditamenti».

Gli obiettivi da raggiungere

La nuova prassi Uni/Pdr 192:2026, pubblicata ad aprile scorso, nasce come una costola dalla Uni/Pdr 125:2022 sulla parità di genere. La nuova certificazione condivide alcuni obiettivi con la precedente, ma nei 28 indicatori di performance (Kpi) individuati, ne introduce di nuovi e più specifici. È stata ampliata, ad esempio, l’area di supporto alla genitorialità, che era già presente nella prassi sulla parità di genere. Due indicatori monitorano la percentuale dei padri lavoratori che fruiscono dei congedi di paternità e parentali (prevedendo soglie minime di fruizione). È premiata la presenza di politiche aziendali che integrino l’indennità economica durante i congedi parentali o che aumentino la durata dei congedi di paternità. Ha un peso rilevante la flessibilità oraria, in termini di smart working e accesso al part-time, anche per i caregiver. È premiata la presenza di piani di welfare aziendale con un budget dedicato alla famiglia. La direzione dell’azienda deve nominare un gruppo di lavoro interno e una figura responsabile per l’adozione e la continua applicazione della politica di conciliazione tra vita familiare e lavoro.

«La nuova certificazione - spiega Valentino Santoni, ricercatore di Percorsi di Secondo welfare, dell’Università degli Studi di Milano - dovrebbe incentivare lo sviluppo di un welfare aziendale più tagliato sui servizi. Oggi l’assistenza ai familiari non autosufficienti rappresenta appena l’1% della spesa totale dei lavoratori sulle piattaforme di welfare aziendale».

L’aiuto per la certificazione

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Le aziende interessate alla nuova certificazione possono candidarsi a ricevere un aiuto pubblico: un bando finanziato dal Dipartimento per le politiche della famiglia e gestito da Unioncamere mette in palio 7,5 milioni (per il 60% riservati alle Pmi), per contributi a fondo perduto erogati sotto forma di servizi gratuiti, con lo scopo di accompagnare le imprese verso l’attestato.

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