Il cartellone

Visioni inedite scavando nei temi universali

di Alessio Vlad

2' di lettura

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L’approccio ai grandi, chiunque siano, oltre a fissare dei parametri deve essere occasione di riflessione. Tanto più necessaria se il grande in questione è Giuseppe Verdi, oggetto di un festival. Conviene stabilire una serie di punti. Un festival per definirsi tale deve trovare una identità che ne definisca le ragioni. Con Verdi, celebrato ogni giorno in tutti i Teatri del mondo, è indispensabile che la programmazione dia un contributo ad un possibilmente inedito processo di conoscenza, articolandosi su piani diversi: da una parte, la volontà di una attendibilità esecutiva, assicurata dalla collaborazione con l’Istituto di Studi Verdiani; dall’altra, l’intenzione di considerare Verdi nella sua prospettiva storica.

Le opere di Verdi non ammettono letture univoche. Gli elementi che le compongono, e che intrecciandosi tra loro spesso si rivelano in modo sorprendente, sono troppi, così come troppo diversificate sono le prospettive per poterle classificare con criteri predefiniti. Tuttavia, nella costruzione del festival concentrare l’attenzione su aspetti specifici di quella che è stata una vicenda artistica imponente può essere funzionale ad un progetto. È la ragione per cui abbiamo deciso di dedicare ogni edizione ad un tema: Verdi e il potere l’anno passato, Verdi e Shakespeare quest’anno. Volendo evitare una celebrazione fine a se stessa, il riferimento tematico può svelare relazioni. Si darà così l’opportunità di raccontare la figura di Verdi rendendo evidente come trascenda il suo tempo e, proiettandosi nel futuro, sia foriera di valori assoluti. Punto di partenza di un percorso in cui l’evoluzione di un linguaggio, musicale e drammaturgico, si è sviluppato nelle forme più diverse. Linguaggio con cui compositori di oggi, o comunque a lui successivi, affrontano o hanno affrontato argomenti affini, riconducibili a quelli trattati nel festival. Seguendo questa impostazione, accanto alle tre grandi opere shakespeariane di Verdi, Macbeth (1847), Otello e Falstaff, il Festival, nel suo venticinquesimo anniversario, ha commissionato a Luca Francesconi un lavoro ispirato al Timone di Atene e si radicherà ancora di più nella contemporaneità presentando in prima assoluta tre creazioni di altrettanti autori di oggi, di generazione e indirizzi diversi.

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Direttore artistico Teatro Regio di Parma e Festival Verdi

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