25 novembre

Violenza sulle donne, per 7 italiani su 10 è un problema grave e urgente

Dall’indagine “Prima che sia troppo tardi” emerge come la consapevolezza cresca con l’età e la GenZ sembra quella meno preoccupata

di Silvia Pasqualotto

5' di lettura

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Rivolgersi ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze educandoli all’affettività e al rispetto attraverso campagne di sensibilizzazione nelle scuole e tramite ore di insegnamento dedicate. È questa la chiave per contrastare la violenza di genere secondo 8 italiani su 10 interpellati dalla società Istituto nazionale per la comunicazione (Inc) in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il report, redatto da Inc Non profit lab - il loro osservatorio dedicato al Terzo settore -, si concentra in particolare su cosa pensano gli italiani della violenza di genere e su cosa chiedono per contrastare questo terribile fenomeno. La chiave, emerge dalle risposte, è puntare sulle nuove generazioni che danno anche il titolo all’indagine: “Prima che sia troppo tardi: educare i giovani all’affettività per contrastare la violenza di genere”. Svolta con il patrocinio di Rai per la Sostenibilità Esg e in collaborazione con AstraRicerche, la ricerca mette in luce come tra uomini e donne ci siano forti differenze nella percezione della violenza di genere così come nella consapevolezza che l’attuale modo di comunicare questo tema da parte dei media non è adeguato.

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Un problema diffuso ma per gli uomini può attendere

La grande maggioranza (80,8%) degli intervistati - precisamente 4 persone su 5 - è d’accordo nel dire che la violenza di genere contro le donne è una realtà decisamente molto diffusa. La percezione è però maggiore tra le donne (87%) di tutte le generazioni, contro il 75% degli uomini. Non solo. Per 7 italiani su 10 la violenza di genere è un problema «molto grave e urgente», che «non può attendere». Anche in questo caso ne sono maggiormente convinte le donne (8 su 10, contro 6 su 10 degli uomini).

In generale, la consapevolezza dell’urgenza aumenta con l’età, ma fa riflettere come quelli meno interessati a interventi urgenti (appena 4 su 10) siano i ragazzi della cosiddetta generazione Z (quelli nati tra il 1996 e il 2012). Un elemento in linea con quanto emerso da altre recenti indagini, che hanno svelato come la violenza di genere tra i giovani non sia solo molto diffusa ma anche sottovalutata perché ragazze e ragazzi non hanno gli strumenti culturali ed emotivi per riconoscere gli abusi nelle relazioni.

Tornando al report, sono molti anche gli italiani per i quali la violenza sulle donne è sì un problema «ma meno di altre urgenze» (24,1%), o «qualcosa da trattare più avanti, quando si saranno risolti altri problemi più gravi» (6,4%).

Campagne di sensibilizzazione insufficienti

Parlarne di più e meglio visto che si tratta di un problema molto più grande e più diffuso di quello che emerge dalla fotografia che ne fanno i canali di informazione. È questo che dovrebbero fare i media secondo il 60,6% degli intervistati, quindi la maggioranza del campione.

Una convinzione che è, anche in questo caso, più forte tra le donne (68%) che tra gli uomini (54%). La differenza di genere raggiunge però il massimo tra i giovani della Gen Z dove la maggior parte delle ragazze condivide questa visione (79%), mentre i ragazzi che pensano che i mezzi di comunicazione dovrebbero fare di più e meglio sono meno della metà (46%).

A essere chiamati in causa non sono però solo i media ma anche le campagne di sensibilizzazione giudicate da molti poco efficaci. Se infatti l’83,3% del campione ha dichiarato di aver visto campagne di questo tipo, solo la metà ritiene che siano “in grado di far riflettere”. Circa il 40% degli intervistati le giudica invece “troppo retoriche, poco concrete”, “ripetitive, basate sempre sulle stesse parole e gli stessi concetti”, “poco utili a generare un effettivo cambiamento in chi pratica o potrebbe praticare violenza psicologica o fisica”. Gli italiani bocciano quindi la comunicazione sulla violenza di genere assegnandogli come voto 5 e mezzo su 10.

Se ne parla in famiglia ma serve farlo a scuola

Dalla ricerca emerge che gli italiani parlano molto di violenza di genere e lo fanno soprattutto con il partner (67%) e con i figli. Sono, infatti, il 77,9% quelli che ne discutono con i propri ragazzi e ragazze tra i 14 e 18 anni, mentre il 65,1% inizia già ad affrontare l’argomento quando hanno tra i 10 e i 13 anni. Il 36,7% decide di farlo ancora prima: tra i 5 e i 9 anni.

Si tratta di un dialogo che se da un lato è sicuramente un segnale positivo, dall’altro non sembra sortire grandi risultati vista la scarsa sensibilità delle giovani generazioni emersa dalle risposte precedenti. Anche per questa ragione più di 9 italiani su 10 (91,6%) hanno dichiarato che vorrebbero che le campagne di sensibilizzazione non fossero rivolte, come accade ora, solo agli adulti ma anche e soprattutto ai bambini. Per questa ragione dovrebbero essere condotte prima di tutto all’interno delle scuole e indirizzate, secondo gli intervistati, ai bambini tra i 5 e i 9 anni (39,6%) e tra i 10-14 anni (46,9%). Oltre questa età sembrerebbero perdere efficacia e ad occuparsene dovrebbero essere le istituzioni (56,4%), le organizzazioni non profit (46,9%) e i docenti (42,9%).

La ricerca ha anche cercato di capire quali sono gli argomenti che secondo gli italiani dovrebbero essere trattati in queste campagne e la maggior parte del campione (72,6%) è convinta che la priorità sia informare su come riconoscere i segnali della violenza di genere (72,6%). Segue il contrasto degli stereotipi di genere (48,1% ), come affrontare e controllare la rabbia (45,6%) e come gestire al meglio i rapporti sentimentali e amorosi (40,1%).

A fare la differenza l’educazione affettiva come materia scolastica

Oltre alle campagne di sensibilizzazioni 8 italiani su 10 (79,7%) sono convinti che ciò che farebbe davvero la differenza nel contrasto della violenza di genere è far diventare l’educazione all’affettività una materia di studio nel corso scolastico di bambini e adolescenti.

L’Italia, si legge nel report, «è una delle pochissime nazioni in cui tuttora manca un progetto sistematico che preveda l’inclusione di questi temi all’interno del curriculum scolastico». Eppure educare all’affettività sembra essere proprio la chiave per contrastare la violenza di genere perché bambini incapaci di gestire e conoscere le proprie emozioni diventano potenzialmente adolescenti e adulti che risolvono i problemi con la rabbia e il conflitto.

Responsabili di tale educazione dovrebbero essere, secondo gli intervistati, la famiglia (65,5%), la scuola (61%), le istituzioni (43,2%) e anche figure professionali specialistiche come psicologo e sessuologo (43,2%). Un ruolo fondamentale viene riconosciuto dai risultati del report anche alle organizzazioni non profit. Il 61,9% del campione ritiene, infatti, che debbano essere loro a entrare in campo, visto che «le altre figure (famiglia, scuole, istituzioni) non sempre svolgono pienamente questo compito».

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