NordEst

Vino, dazi e guerre mettono a rischio 4 miliardi di export

di Valeria Zanetti

Il pubblico e una degustazione del recente “World Pignolo day”, rilanciato come ambasciatore di qualità dei vini del Friuli Venezia Giulia

4' di lettura

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La regione leader nella vitivinicoltura nazionale mantiene i primati: l’anno scorso il vigneto Veneto - che ha raggiunto i 103.500 ettari (+2,3% rispetto al 2023), per 13,7 milioni di quintali di uva raccolta (+0,7% sulla precedente vendemmia) - ha prodotto 11milioni di ettolitri di vino e spedito le proprie forniture su circa 150 destinazioni globali. La patria del fenomeno Prosecco, oltre che dei rossi della Valpolicella, dei bianchi Soave e Pinot Grigio delle Venezie, si è confermata locomotiva delle vendite tricolore oltreconfine, a 3 miliardi di euro di valore, in progressione del +7,3% sull’anno precedente (dato superiore alla media nazionale, al +5,5%), pesando per circa il 37% delle esportazioni enoiche dal Belpaese. Stati Uniti, Germania, Canada e Regno Unito sono i primi quattro acquirenti globali delle cantine venete. I primi 20 Paesi di sbocco rappresentano da soli il 90% del valore fatturato sui mercati internazionali.

Il trend di crescita non ha riguardato tutto il Triveneto. Il Trentino Alto Adige, ad esempio, rimane al quarto posto a valore nella classifica delle regioni esportatrici ma arretra a 611,2 milioni di euro (-2,8%), chiudendo l’anno in negativo, mentre guadagna posizioni il Friuli Venezia Giulia, altra regione a trazione bianchista, decima nella top ten a valore, a 226,17 milioni di euro (+9%). Le Dop del Nord Est si sono comunque distinte come driver della crescita delle esportazioni nazionali (+5,5% a valore). È il caso del Prosecco, che ha registrato un balzo dell’11,1%, ma anche dei bianchi del Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia-Giulia (+6,5%), dei bianchi (+9,2%) e dei rossi del Veneto (+5,7%). Ne risulta, in pratica, che le denominazioni d’origine controllata sono state ampiamente promosse sui mercati esteri, come dimostra l’ultima ricerca realizzata da Nomisma su commissione di Unicredit e dedicata alle Prospettive per i vini del Nord Est.

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E’ comunque soprattutto la crescita impetuosa e costante delle vendite estere di vino veneto, anche in anni difficili per il calo dei consumi a livello mondiale, a sorprendere. “Malgrado l’incertezza internazionale – commenta Giorgio Polegato, presidente della Consulta regionale vitivinicola di Coldiretti – le nostre produzioni hanno continuato anche l’anno scorso la corsa sugli sbocchi stranieri, come emerge anche dall’incrocio dei dati diffusi da Regione, Veneto Agricoltura e dai Consorzi di Tutela più importanti della regione”. Nel vigneto veneto prevalgono le varietà a bacca bianca (il 75% del totale), tra queste la glera che alimenta le bollicine del Prosecco, alla scalata continua di nuove quote di mercato. Ormai 2 bottiglie su 10 di vino italiano venduto all’estero riguardano questa denominazione. Secondo l’Osservatorio Uiv, già ad ottobre dell’anno scorso, per la prima volta, le bottiglie di spumante dirette all’estero (528 milioni) hanno superano quelle di rossi e rosati (524 milioni), staccando ulteriormente i bianchi (460 milioni). L’Italia si sta quindi sempre più trasformando in uno Sparkling Wine Country, con la provincia di Treviso come capitale, e gli spumanti sono in testa su diverse destinazioni: dal Regno Unito, a Francia, Polonia e Repubblica Ceca, Spagna, Russia. In quest’ultimo Paese, secondo l’Osservatorio Nomisma Wine Monitor – Unicredit, la crescita anno su anno a valore delle bollicine venete è stata particolarmente significativa e percentualmente pari al +43,7%. Seguono Austria (+31,4%) e Canada (+25,6%). Il Prosecco vale il 75% del totale spumanti nazionali; è coltivato in un vigneto da 40mila ettari circa, sommando le tre denominazioni (Conegliano Valdobbiadene, Asolo e Prosecco Doc). In pratica il 6% degli impianti tricolore rivendica il 22% delle esportazioni targate Italia in termini di valore. Dal 2014 al 2023, le vendite estere di queste bollicine – come certifica l’ultimo report di Veneto Agricoltura, sull’export di vino veneto - sono cresciute sia a volume (+136%) che a valore (+204,4%) a tripla cifra.

Della stessa dimensione anche la progressione del vino veneto sul primo mercato di sbocco, gli Usa che da soli assorbono il 21% del totale, con un valore di 600 milioni di euro circa nel 2023 che nel 2024 risulterà incrementato, dati gli acquisti massicci effettuati negli ultimi mesi dagli importatori americani in vista dei dazi minacciati dal presidente Trump. Rispetto al 2014, i volumi richiesti dagli States sono cresciuti del 3,7%, mentre il fatturato nel periodo è raddoppiato, con un rialzo del +104,7%. Al contrario, l’incremento della Germania, al secondo posto tra i clienti delle cantine locali è meno significativo: negli ultimi dieci anni presenta un volume d’affari in aumento del +39,4%. Nel 2023 il Regno Unito (+34,2%) si è confermato al terzo posto, ma per l’anno scorso è possibile che le ultime elaborazioni in corso sui dati Istat evidenzino un soprasso da parte del Canada. Nel complesso comunque, focalizzando l’attenzione sulle prime 20 posizioni della classifica, nell’ultimo decennio si vede il forte balzo in avanti di Slovacchia (+11 posti), Polonia (+7), Belgio (+6) e Francia (+5), mentre le battute d’arresto più significative si sono manifestate in Danimarca (-7 posti), Norvegia (-6) e Giappone (-6).

Guardando avanti, però, la situazione è piuttosto critica. Il consumo mondiale di vino dal 2007, anche se in modo altalenante, è in costante calo. L’ultima tendenza alla flessione, iniziata nel 2018, è coincisa con il calo dei consumi di vino in Cina, scesi del -24,7% nel 2023. In Europa gli scambi sono stati penalizzati dalla guerra tra Russia e Ucraina. I rincari dei costi energetici e delle materie prime hanno fatto aumentare i prezzi, determinando il trend di calo della domanda globale. Non sono però solo le quotazioni a scaffale a trattenere gli wine lovers dagli acquisti. Ci sono da considerare anche le tendenze salutistiche che si stanno affermando e che portano a controllare le calorie in bottiglia o a richiedere vini a zero alcol. Cambiamenti che i produttori dovranno tenere sempre più in considerazione.

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