Vino, arte e territorio spingono la crescita di Cantine Ermes
L’azienda sostiene l’arte contemporanea con la controllata Tenute Orestiadi che si trova a Gibellina
di Nino Amadore
2' di lettura
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C’è un filo che lega vino, arte contemporanea e identità territoriale nel cuore della Valle del Belice. È lo stesso filo che Cantine Ermes tesse da anni e che oggi si arricchisce di un nuovo tassello: il Bistrot Orestiadi, lo spazio di accoglienza e convivialità che sarà presentato il 19 marzo a Gibellina.
La cooperativa vitivinicola fondata a Santa Ninfa nel 1998, oggi tra le realtà più rilevanti del panorama vitivinicolo nazionale con oltre 14.394 ettari vitati e più di 2.700 soci distribuiti in sei regioni, ha costruito nel tempo un progetto che va oltre la produzione di vino e punta a raccontare un territorio. A raccontare un modello cooperativo in espansione sono anche altri numeri: 190 dipendenti stabili, che diventano oltre 300 durante la vendemmia. «Il progetto Tenute Orestiadi nasce come racconto del territorio della Valle del Belice attraverso il vino», spiega Rosario Di Maria, presidente di Cantine Ermes, ricordando l’incontro con Ludovico Corrao, il sindaco visionario della ricostruzione di Gibellina dopo il terremoto del 1968. «Corrao ebbe la grande intuizione di ricostruire un territorio attraverso cultura e arte. Quando gli spiegai il progetto della nostra cooperativa, ci concesse l’utilizzo del nome Orestiadi. Da lì è iniziato tutto il percorso», racconta Di Maria.
Nel tempo il progetto ha affiancato al vino un’idea più ampia di valorizzazione territoriale, a partire dal rapporto con la Fondazione Orestiadi. Il marchio Tenute Orestiadi nasce infatti anche per sostenere le attività culturali della fondazione: una parte del valore delle bottiglie contribuisce, attraverso un sistema di royalty, alla programmazione artistica, a cui si affiancano sponsorizzazioni e collaborazioni con le iniziative della fondazione stessa. Tra le iniziative avviate negli ultimi anni c’è anche la cura di un’area verde della città, il Giardino del Mediterraneo, accanto al quale la cooperativa ha realizzato il Vigneto del Mediterraneo, spazio simbolico dedicato al dialogo tra le culture del vino. L’ultimo tassello di questo percorso è proprio il bistrot. L’apertura arriva in un momento simbolico per la città, Capitale italiana dell’arte contemporanea. «Oggi Gibellina è finalmente sotto i riflettori e possiamo raccontare il suo riscatto dopo la ricostruzione», aggiunge il presidente della cooperativa. Accanto al progetto culturale cresce anche il peso economico della cooperativa. Nel 2025 Cantine Ermes ha registrato un fatturato consolidato di 152 milioni di euro, in aumento rispetto ai 147 milioni del 2024. Nel dato consolidato è compresa anche Tenute Orestiadi, mentre il fatturato della sola Cantine Ermes nel 2024 era di poco più di 121 milioni. Nel frattempo continua anche il percorso di espansione industriale. Cantine Ermes ha recentemente acquisito il quindicesimo stabilimento in Emilia-Romagna, consolidando la propria presenza in una delle regioni simbolo della cooperazione italiana. «Abbiamo superato i 16mila ettari conferiti e oggi operiamo in sei regioni. In termini di estensione vitata siamo la più grande cooperativa d’Italia e tra le prime per trasformazione di uve biologiche», sottolinea Di Maria.



