Vini gioiello: il tempo è un’arte e si festeggia con la firma di Mimmo Paladino
Etichette su misura, consegna personale, un numero limitato di bottiglie e un obiettivo: la perfezione della semplicità. I primi 25 anni di un’eccellenza made in Italy.
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Rispetto. Giancarlo Aneri questa parola la ripete spesso, come un mantra, per spiegare la sua filosofia di vita e lavoro. E un po’ anche per spiegare come, dalla campagna veneta, figlio di un capostazione e di una casalinga, è arrivato a far brindare con i suoi vini i potenti della terra, a dare del tu a Biagi, Bocca e Montanelli e a coinvolgere Luciano Benetton e Giovannino Agnelli nella sua prima avventura da imprenditore. È stato Enzo Ferrari, incontrato tanti anni fa a Maranello dopo un’anticamera di ore, con sei bottiglie di vino in una valigetta, a ricordargli di farsi rispettare, e pare che la lezione sia stata appresa a dovere.
L’ha tenuta a mente fino a oggi, che lo chiamano “il principe del marketing”, e a scorrere il suo record di successi non è un titolo esagerato; a vederlo insieme al figlio Alessandro – due gentiluomini d’altri tempi, nonostante le differenze generazionali – viene in mente anche un’altra parola, ed è famiglia. Leda, la moglie, nell’etichetta del Pinot Bianco; Ale è il Pinot Nero, Stella l’Amarone che ha fatto brindare i capi di Stato.
«In qualunque situazione, anche se c’è da discutere, i miei figli risolvono tutto in un attimo, mettendosi d’accordo. Non so se con dei manager esterni succederebbe la stessa cosa», racconta. «Senza la famiglia, non avrei raggiunto molto di quello che ho fatto e non sarei ora a festeggiare i 25 anni di vendemmie del mio Amarone». La prima, quella del 1999, con il vino uscito nel 2003, ma spillato dalla botte ancora in affinamento per farlo assaggiare all’amico di sempre Indro Montanelli. In tempo, perché non ne avrebbe visto l’uscita sul mercato. Un vino che sembra non risentire delle svolte salutiste e delle sbandierate tendenze verso il no alcol e il low alcol: «L’Amarone è sempre l’etichetta italiana più di moda nel mondo. Anzi, sopra le mode, perché poi quelle passano. Io ne produco circa 12mila bottiglie e sono tutte assegnate da tempo, alla grande ristorazione e a hotel esclusivi. Non siamo online, distribuiamo personalmente: voglio sapere dove e a chi va il mio vino. È una scelta che significa dire anche molti no e che si può permettere solo una famiglia, non una grande azienda. Perché questo per me è un progetto di vita, non un business».
Non che il business latiti: su tutt’altro fronte, Aneri produce anche Prosecco, in vendita nella grande distribuzione. E l’Amarone raggiunge, nelle carte dei vini che contano, quotazioni di svariate migliaia di euro. Valutata 3mila euro la riserva 2001 in magnum, custodita nella nuova cantina di San Pietro in Cariano, 1.200 metri quadrati nel cuore dell’Amarone classico, con etichette personalizzate per ogni cliente. Una della quali, acquistata dal presidente del Milan Paolo Scaroni, ha raggiunto Sinner dopo il trionfo in Australia, perché il rosso tennista e la magnum condividono lo stesso anno di nascita.
Per celebrare il primo quarto di secolo, Aneri svelerà tre bellissime etichette d’autore, disegnante da Mimmo Paladino: «Paladino, il pittore italiano che io considero il più grande, ci ha donato tre “abiti” su misura per festeggiare i 25 anni dalla nascita del nostro Amarone. Tutto è legato a una grande stima reciproca, il che rende questo dono ancora più importante», sottolinea. L’altro regalo è stata una grande emozione, con la recente visita a Papa Francesco, che ha accettato il premio È giornalismo, un’altra delle “follie” che Aneri, grande appassionato di informazione e divoratore di sei quotidiani al giorno, ha creato nel 1995. «Ora nelle cantine vaticane c’è una magnum di Amarone firmata da tutta la famiglia. E a noi resta un’enorme gioia».














