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Vini gioiello: il tempo è un’arte e si festeggia con la firma di Mimmo Paladino

Etichette su misura, consegna personale, un numero limitato di bottiglie e un obiettivo: la perfezione della semplicità. I primi 25 anni di un’eccellenza made in Italy.

di Barbara Sgarzi

5' di lettura

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Rispetto. Giancarlo Aneri questa parola la ripete spesso, come un mantra, per spiegare la sua filosofia di vita e lavoro. E un po’ anche per spiegare come, dalla campagna veneta, figlio di un capostazione e di una casalinga, è arrivato a far brindare con i suoi vini i potenti della terra, a dare del tu a Biagi, Bocca e Montanelli e a coinvolgere Luciano Benetton e Giovannino Agnelli nella sua prima avventura da imprenditore. È stato Enzo Ferrari, incontrato tanti anni fa a Maranello dopo un’anticamera di ore, con sei bottiglie di vino in una valigetta, a ricordargli di farsi rispettare, e pare che la lezione sia stata appresa a dovere.

L’ha tenuta a mente fino a oggi, che lo chiamano “il principe del marketing”, e a scorrere il suo record di successi non è un titolo esagerato; a vederlo insieme al figlio Alessandro – due gentiluomini d’altri tempi, nonostante le differenze generazionali – viene in mente anche un’altra parola, ed è famiglia. Leda, la moglie, nell’etichetta del Pinot Bianco; Ale è il Pinot Nero, Stella l’Amarone che ha fatto brindare i capi di Stato.

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Un ritratto di Giancarlo Aneri

«In qualunque situazione, anche se c’è da discutere, i miei figli risolvono tutto in un attimo, mettendosi d’accordo. Non so se con dei manager esterni succederebbe la stessa cosa», racconta. «Senza la famiglia, non avrei raggiunto molto di quello che ho fatto e non sarei ora a festeggiare i 25 anni di vendemmie del mio Amarone». La prima, quella del 1999, con il vino uscito nel 2003, ma spillato dalla botte ancora in affinamento per farlo assaggiare all’amico di sempre Indro Montanelli. In tempo, perché non ne avrebbe visto l’uscita sul mercato. Un vino che sembra non risentire delle svolte salutiste e delle sbandierate tendenze verso il no alcol e il low alcol: «L’Amarone è sempre l’etichetta italiana più di moda nel mondo. Anzi, sopra le mode, perché poi quelle passano. Io ne produco circa 12mila bottiglie e sono tutte assegnate da tempo, alla grande ristorazione e a hotel esclusivi. Non siamo online, distribuiamo personalmente: voglio sapere dove e a chi va il mio vino. È una scelta che significa dire anche molti no e che si può permettere solo una famiglia, non una grande azienda. Perché questo per me è un progetto di vita, non un business».

Aneri in visita da Papa Francesco

Non che il business latiti: su tutt’altro fronte, Aneri produce anche Prosecco, in vendita nella grande distribuzione. E l’Amarone raggiunge, nelle carte dei vini che contano, quotazioni di svariate migliaia di euro. Valutata 3mila euro la riserva 2001 in magnum, custodita nella nuova cantina di San Pietro in Cariano, 1.200 metri quadrati nel cuore dell’Amarone classico, con etichette personalizzate per ogni cliente. Una della quali, acquistata dal presidente del Milan Paolo Scaroni, ha raggiunto Sinner dopo il trionfo in Australia, perché il rosso tennista e la magnum condividono lo stesso anno di nascita.

Giancarlo Aneri insieme a Ted Kennedy.

Per celebrare il primo quarto di secolo, Aneri svelerà tre bellissime etichette d’autore, disegnante da Mimmo Paladino: «Paladino, il pittore italiano che io considero il più grande, ci ha donato tre “abiti” su misura per festeggiare i 25 anni dalla nascita del nostro Amarone. Tutto è legato a una grande stima reciproca, il che rende questo dono ancora più importante», sottolinea. L’altro regalo è stata una grande emozione, con la recente visita a Papa Francesco, che ha accettato il premio È giornalismo, un’altra delle “follie” che Aneri, grande appassionato di informazione e divoratore di sei quotidiani al giorno, ha creato nel 1995. «Ora nelle cantine vaticane c’è una magnum di Amarone firmata da tutta la famiglia. E a noi resta un’enorme gioia».

L’anteprima di una delle tre etichette firmate da Mimmo Paladino e pensate per celebrare i primi 25 anni dell’ Amarone Aneri.

Un’altra bottiglia staziona da un po’ negli uffici di Elon Musk: «Gliel’ho mandata per farla viaggiare fino a Marte», spiega, con la naturalezza di chi ha visto avverare sogni simili, e quindi perché non anche questo? D’altronde, dopo che un vino è stato degustato da attori, personalità della finanza, della politica, dell’economia, presidenti americani e al tavolo del G20, la prossima tappa non può che essere lo spazio.

Ma come viene vissuto un personaggio come Aneri nel mondo del vino? L’idea, in parte confermata dalla sua risposta, è che una personalità così ingombrante possa infastidire: «Francamente, non so come mi vedono. Gli altri produttori non li frequento», esordisce. «Probabilmente pensano che io sia un montato. In realtà, ho fatto una scelta opposta: quella di non crescere troppo, di salvaguardare la dimensione artigianale dell’azienda e la mia vita privata». D’altronde, è inutile allargare troppo il campo quando la produzione di Amarone resta sempre quella – ha sfiorato le 15mila bottiglie solo in qualche anno fortunato – e nelle vendemmie “sbagliate” non viene proprio prodotto, per salvaguardare la qualità della casa. «Io m’ispiro ai francesi, che in alcune cose sono giustamente snob. Ad esempio, non ho mai mandato un campione dei miei vini alle guide. Le stelle e i punteggi li assegnano i miei clienti, mi basta così».

Aneri con Enzo Ferrari e Ugo Tognazzi,

La nuova cantina per l’affinamento e la degustazione, un altro regalo per l’anniversario, non è aperta alle visite, ma solo agli amici e ai clienti importanti. Aneri non vede flessioni nel consumo di un vino che pure è molto alcolico e adatto a piatti robusti, elaborati, della tradizione: «Parliamo di un calice che si beve nelle grandi occasioni, che è pensato per un regalo particolare, esclusivo, che viene prenotato e acquistato indipendentemente dal prezzo; è un consumo diverso, non risente degli alti e bassi del mercato», spiega. Nota però, grazie agli adorati nipotini che appena può porta in giro per il mondo nei suoi viaggi di lavoro, una diversa attenzione del consumatore: «I miei nipoti leggono tutte le etichette di ciò che mangiano e acquistano. È un’attitudine che noi e i loro genitori non avevamo, una domanda di chiarezza e sostenibilità delle nuove generazioni alla quale noi produttori dobbiamo dare risposte», sottolinea.

Giancarlo Aneri assieme al nipote Leone

L’ultima curiosità è personale: che cosa beve Giancarlo Aneri nella vita di tutti i giorni e come abbina il calice? «Sono un abitudinario: un bicchiere a pranzo e uno a cena. Il mio Prosecco con la pizza, il Pinot Bianco e il Pinot Nero a tutto pasto, con piatti semplici e leggeri». E l’Amarone? «La tradizione lo vuole accompagnato dai grandi classici veneti: gli arrosti importanti, gli stracotti. Però, quando faccio gli assaggi in cantina, io che sono della vecchia scuola per cui non si beve mai a stomaco vuoto, porto sempre un piatto di culatello o prosciutto crudo stagionato, con del Parmigiano Reggiano 36 mesi. La perfezione della semplicità».

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