Ville venete antidoto all’overturism, il sistema vale 630 milioni
Un patrimonio diffuso: il 53,6% si trova in comuni con meno di 20.000 abitanti che conta 29.800 addetti
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I punti chiave
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Un antidoto naturale al fenomeno dell’overourism. In sistema turistico caratterizzato da una forte concentrazione – con il 75% degli arrivi distribuito su appena il 13% del territorio nazionale e con la Provincia di Venezia che, pur rappresentando solo lo 0,8% della superficie italiana, accoglie circa l’8% del totale degli arrivi turistici – le Ville Venete si propongono per promuovere un turismo più diffuso e sostenibile.
Il sistema
Si contano un totale di 4.243 ville censite tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, nate tra il XV e il XVIII secolo e oggi distribuite in modo capillare sul territorio. Secondo lo studio “Ville Venete Re-Birth”, realizzato da TEHA e promosso dall’Associazione per le Ville Venete, presentato al “1° Forum nazionale sul turismo heritage e i patrimoni Unesco, Ville Venete Re-Thinking” il sistema nel complesso genera oltre 360 milioni di euro di fatturato e 210 milioni di valore aggiunto diretto, che diventano circa 630 milioni di euro (sempre in termini di valore aggiunto, ovvero valore della produzione meno costi per consumi intermedi) considerando gli effetti indiretti e indotti lungo la filiera economica.
Il 53,6% delle ville si trova in comuni con meno di 20.000 abitanti: di queste, quasi il 30% è localizzato in comuni con meno di 5.000 abitanti e il 13,4% in comuni con meno di 2.000 abitanti. La distribuzione territoriale evidenzia una maggiore concentrazione nelle province di Treviso (21%), Vicenza (18%), Verona (18%) e Padova (17%).
Numeri e impatto
L’analisi misura in modo sistemico il contributo economico e sociale di questo patrimonio, introducendo il concetto di “Pil del bello”: una ricchezza che nasce dall’integrazione tra cultura, territorio e attività produttive.








