«Vieni a vivere in montagna», lo slogan fa scuola
di Valentina Saini
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Anche il Friuli Venezia Giulia è da anni alle prese con lo spopolamento delle sue aree montane, che peraltro costituiscono circa il 42% del suo territorio. I numeri sono impietosi. Ne è un esempio Savogna, comune dell’udinese che ha perso oltre il 27% di abitanti tra il 2011 e il 2021. All’inizio di aprile è arrivato l’annuncio dello stanziamento di 4 milioni di euro per rafforzare i servizi essenziali per la comunità, dalla scuola ai trasporti, nelle valli del Torre e Natisone, tra le nuove zone inserite nel Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne, che già include le Dolomiti friulane e l’Alta Carnia. «Il Friuli Venezia Giulia è un esempio di resilienza e dimostra come investimenti mirati possano fare la differenza», ha detto la sottosegretaria all’economia Sandra Savino, triestina. E in effetti proprio dalla Carnia, zona perlopiù montagnosa nella provincia di Udine, già nel 2023 è partito un progetto anti-spopolamento che ha avuto un certo successo: da allora tredici famiglie si sono trasferite nei sette comuni coinvolti, fra cui Resia, Resiutta, Stregna, Savogna e Comeglians, e una sessantina è in attesa di poter fare altrettanto. Vieni a vivere e lavorare in montagna, questo il nome del progetto, è stato realizzato dalla cooperativa Cramars, di Tolmezzo, con il sostegno della Fondazione Friuli. «Volevamo dare l’idea della montagna come luogo dove vivere la propria vita, non solo una villeggiatura estiva o una vacanza sulla neve» spiega Stefania Marcoccio, presidente di Cramars. Infatti la cooperativa ha lavorato con le giunte comunali, ma anche con le agenzie interinali e i servizi alle imprese della Direzione centrale lavoro della regione, cercando di creare occasioni di incontro tra domanda e offerta. Che c’è, eccome. «Tante aziende in questo momento non trovano personale, c’è anche penuria di dipendenti comunali» osserva Marcoccio. Le prime due call, nel 2023 e 2024, hanno attirato centinaia di candidature. Quest’anno, pur senza bando, ne sono arrivate centoventi e due nuovi comuni, Lauco e Vito d’Asio, hanno chiesto di unirsi al progetto. Lo scoglio maggiore? La scarsità di abitazioni, in vendita o da affittare. «Non tutti i proprietari vogliono vendere, sebbene risiedano altrove. E il patrimonio immobiliare è spesso vecchio, richiede investimenti economici importanti» nota Marcoccio.

