Viaggio in treno verso un tempo più classico
In un'epoca in cui la crescita di un giovane sembra essere percepita soltanto come una semplice “variazione” all'interno di una perenne immaturità, Nicola Lecca ha trovato un equilibrio per recuperare una realtà meno sfilacciata senza negare le caratteristiche della contemporaneità
di Giacomo Giossi
4' di lettura
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Riuscire a individuare la qualità universale che unisce e connette la giovinezza nel tempo è una delle qualità primarie della letteratura formativa di Nicola Lecca e trova piena accoglienza nel suo ultimo romanzo, Il treno di cristallo. Ambientata in un'Europa contemporanea, la vicenda del giovane Aaron si svolge a partire da un piccolo paesino sulla costa inglese, Broadstairs, e penetra fin dentro il cuore dell'Europa mitteleuropea. Quanto viene chiamato a fare Aaron è un vero e proprio viaggio, che si potrebbe definire novecentesco. E - per certi versi, è un viaggio obbligato, dalle volontà di un padre sconosciuto – che si palesa soltanto quando è ormai già passato a miglior vita, per mano di un notaio testamentario.
Il percorso di Aaron si declina così attraverso le tappe tipiche di un interrail che si fa romanzo di formazione nel più classico possibile dei termini: nuove amicizie, amori fugaci, consapevolezza e crescita emotiva. Tuttavia, quello che più colpisce è la capacità di Lecca di dare forma a una cornice classica in un tempo in cui spesso la giovinezza non viene più percepita come essenza formativa, ma come mutazione e variazione di un clima dominante e perenne in cui l'immaturità ha trasfigurato le generazioni e le stesse esperienze, riducendole a forma di consumo senza più la forza di apporre un'incisione profonda nella biografia delle persone.
Evidentemente ciò non è del tutto vero, e qui sta l'equilibrio di un romanzo che, se da un lato riporta il percorso su sentieri riconoscibili, dall'altro non nega le caratteristiche di un tempo che non ha più lo svolgimento di un viaggio in treno, ma vive di immediatezza e finzioni spesso sovrapposte. E in tal senso è interessante lo sviluppo dell'amore di Aaron con una ragazza conosciuta e frequentata soltanto via chat, relazione che quasi si oppone allo scorrere del romanzo tra treni e Paesi dell'Europa del Nord.
Da un lato i desideri che esplodono nelle relazioni occasionali di sesso e amicizia e dall'altro la frustrazione di un amore quasi ideale e cavalleresco: due binari che si incrociano più volte, rendendosi a vicenda reali e irreali allo stesso tempo. Una contemporaneità che si fa pura idealizzazione nei rapporti, salvo poi crollare sotto il peso della sua falsificazione che diventa evidente quando la velocità dello scambio, la sua ossessività tipica del chiacchierare in chat, scema, rallenta fino a diradarsi, rivelando impotenza e una drammatica impossibilità.
Diverso è il discorso per l'impossibile che si pone rispetto a un corpo, che da sempre è l'armatura, il primo assaggio della nostra emotività. In tal caso l'esperienza prende subito forma, che sia durante una partita a biliardo in un ostello con un ragazzo appena conosciuto o nell'incontro con una prostituta nella sua stanza d'albergo, la cifra del possibile e dell'impossibile vive primariamente sul corpo. Una forma di difesa opposta alla costruzione mentale e intellettuale di un'epoca che si pretende sempre e soltanto digitale.










