Cinema e turismo

Viaggio nell’Emilia (rossa e nera) sulle tracce del «Novecento» di Bertolucci

A Parma una mostra celebra i 50 anni del capolavoro con De Niro e Depardieu. I cui set sono mete turistiche. Tra Roncole di Busseto e Guastalla

di Francesco Prisco

La locandina di «Novecento», film in due atti di Bernardo Bertolucci uscito nel settembre del 1976

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Certi film non finiscono mai. In senso lato, e non solo: è il caso di Novecento, capolavoro politico di Berdardo Bertolucci sul secolo breve uscito mezzo secolo fa. Infinita è la durata della pellicola: i suoi due atti, distribuiti a due settimane di distanza nel settembre del 1976, misurano insieme 320 minuti.

Infinita è l’ambizione del regista. Anzi: Autore. Solo così puoi definire un signore di 35 anni che prende le vite parallele di due ragazzi nati lo stesso giorno del 1901 nello stesso podere della Bassa Padana - un ricco borghese e un proletario di padre ignoto - e le trasforma nella metafora perfetta della lotta di classe. Tra fine della Belle Epoque, Grande Guerra, i primi scioperi agrari, l’ascesa del fascismo e la Resistenza, culminata sotto il sole del 25 aprile.

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La locandina di «Novecento», dalla mostra «Bernardo Bertolucci. Il Novecento»

Infinito, per l’epoca, era il budget della co-produzione Italia-Francia-Germania-Usa con la 20th Century Fox seduta a capotavola: 4 miliardi di vecchie lire, il doppio dell’importo che era servito al Napoli per strappare al Bologna il bomber Beppe Savoldi, in quello che fino a quel momento era il colpo di calciomercato più costoso di tutti i tempi. In Novecento, d’altra parte, c’erano fuoriclasse del calibro di Robert De Niro, reduce dal Padrino Parte II, e l’icona della Nouvelle Vague Gerard Depardieu, Dominique Sanda e Stefania Sandrelli, Burt Lancaster e Donald Sutherland, la fotografia di Vittorio Storaro e le musiche di Ennio Morricone. E ci fermiamo qui, per quanto potremmo continuare ancora a lungo.

Bernardo Bertolucci sul set di «Novecento» (Foto di Angelo Novi, courtesy Fondazione Bernardo Bertolucci)

Ma il Novecento di Bertolucci è «infinito» soprattutto perché ci parla ancora: parla di diritti dei lavoratori nel Paese in cui chi si oppone al caporalato viene bruciato vivo; dell’avvento del rastrello meccanico nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale minaccia di spazzare via milioni di posti di lavoro; della scorciatoia autocratica che da abbondanti cent’anni tenta il Capitale. Insomma: anniversario o meno, c’è più di un motivo per tornare a Novecento. A cominciare dalla visione del film: i due atti sono disponibili in streaming su Prime Video nella sezione pay «C’era una volta... Channel».

La mostra in corso a Parma

A Parma poi, nel Palazzo del Governatore, fino al 26 luglio è possibile visitare «Bernardo Bertolucci. Il Novecento», ricchissima mostra a cura di Gabriele Pedullà che si concentra sul making of del film allargando il discorso alla Storia (con la maiuscola) e alle storie (con la minuscola) che racconta. Le lotte contadine di inizio Novecento rivivono innanzitutto attraverso Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo (l’iconica massa proletaria in marcia che Bertolucci volle nei titoli) riproposta nella copia contemporanea di Taner Ceylan. Ma c’è anche un Pellizza autentico (La vecchia nella stalla, 1904-05), come ci sono le copertine della Domenica del Corriere sulla repressione dei primi scioperi agrari.

«Novecento» di Bernardo Bertolucci, le immagini della mostra di Parma

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C’è ovviamente tanto del set di Novecento: dalle meravigliose foto in bianco e nero di Angelo Novi allo script originale, fino ad ABCinema, il documentario nel quale Giuseppe Bertolucci, fratello e co-sceneggiatore di Bernardo, trasformò il dietro le quinte dell’opera in una riflessione sulla Settima Arte. E c’è anche tantissimo del contesto storico e sociale in cui Novecento fu realizzato: il Corteo pop-maoista di Mario Schifano e il Cimitero partigiano rosso di Franco Angeli, la recensione entusiastica con cui Rolling Stone accoglieva l’uscita americana, le locandine coeve di pellicole alte e basse della nostra cinematografia e le immagini della leggendaria partita a calcio tra il cast di Novecento e quello del film «gemello» Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, uscito poche settimane dopo la tragica morte dell’autore, nonché grande amico della famiglia Bertolucci. Per la cronaca: vinse il cast di Novecento, ma Bernando «barò» assoldando qualche promessa delle giovanili del Parma. Compreso un certo Carletto Ancelotti.

Il colpo d’occhio sul cortile della Corte degli Angeli, principale set di «Novecento»

Il podere della lotta di classe

Il bello del set di Novecento è che è ancora «frequentabile». A cominciare dal podere dove si consuma la lotta di classe tra i borghesi Berlinghieri e i proletari Dalcò. Si trova a Roncole di Busseto (Parma), a una manciata di chilometri dalla casa natale di Giuseppe Verdi, e fu costruito a inizio Ottocento dal principe Giovanni Vidoni de’ Soresina su progetto dell’architetto cremonese Luigi Voghera. Una fattoria nata per produrre l’alimento più nobile che c’è in zona, il Parmigiano Reggiano, secondo una visione innovativa: il benessere degli uomini e degli animali al centro del processo produttivo. Oggi i due terzi di quella struttura sono stati rilevati da Alessandro Lusardi e dalla moglie Milly Freddi e trasformati nell’agriturismo Corte degli Angeli.

L’interno del podere di «Novecento» come appare in una foto dal set di Angelo Novi (courtesy Fondazione Bernardo Bertolucci)

La visita guidata è un colpo al cuore per tutti i fan del film: nella stalla monumentale c’è ancora il gancio a cui si impicca Alfredo/Lancaster. Qui, per distinguere le ambientazioni d’inizio secolo da quelle del 1945, Bertolucci pretese di riprendere vacche di razze diverse, coerentemente con la storia agroindustriale italiana. A pochi metri di distanza partiva l’immenso binario su cui il Maestro muoveva la dolly. E puoi attraversare il portone che accoglie il corteo di bandiere rosse nella lunga marcia dei socialisti. L’immensa corte ospiterà il processo al Padrone/De Niro e il discorso di Olmo/Depardieu che abbatte la quarta parete. Dalla scalinata in cui Depardieu incontra per la prima volta la Sandrelli, si accede alla mansarda dove il piccolo Olmo allevava bachi da seta. C’è la sala mensa dei Dalcò ed è possibile soggiornare nelle loro camere. Insomma: qui tutto parla di Novecento. A cominciare da Lusardi, che nel podere ci è cresciuto: la sua famiglia lavorava nell’azienda agricola quando arrivò il cast di Bertolucci. E lui, bambino di cinquant’anni fa, fu scelto dal Maestro per interpretare la parte dello «spidocchiato».

Le stalle della Corte degli Angeli, set di alcune delle sequenze più celebri di «Novecento»

Tra Guastalla e la Lombardia

Ma il set di Novecento non si ferma alla corte di Roncole di Busseto. La passeggiata per il centro storico di Guastalla (Reggio Emilia), per esempio, restituisce le scene d’ambientazione cittadina, tra la Casa del Popolo di Anita e le scorribande dei primi fascisti. Se dall’Emilia ci si sposta in Lombardia, poi, è possibile trovare altri dettagli di casa Berlinghieri. Nella cascina Badia di Voltido (Cremona) il Dalcò faranno festa, mentre c’è poco da festeggiare al Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie di Curtatone (Mantova), dove Attila/Sutherland raccoglie dalle imprese della Bassa i fondi che serviranno a costituire la sezione locale del Partito nazionale fascista, per soffocare ogni rivendicazione proletaria. Con tanto di benedizione ecclesiastica.

Le riprese di «Novecento» in piazza a Guastalla (courtesy Fondazione Bernardo Bertolucci)

Al di là di quelle che furono le location del film, è il colpo d’occhio sulla campagna della Bassa a restituirci l’atmosfera di Novecento: covoni di fieno accumulati tra i campi, fossi popolati da rane, architetture vecchie di qualche secolo costruite per il lavoro ma comunque secondo il principio del bello. Tutto compone il meraviglioso affresco che Bertolucci volle come sfondo per il suo particolarissimo epos della lotta di classe. Perché, come dirà Oliver Stone, «Bernardo amava Jean-Luc Godard. Ma impazziva per Via col vento».

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