Viaggio nell’antico Egitto con i “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale
Fino al 3 maggio, in esposizione 130 capolavori provenienti dal Museo Egizio del Cairo e da quello di Luxor
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In dieci sale delle Scuderie del Quirinale si viaggia indietro nel tempo, oltre 3000 secoli fa, sulle sponde del Nilo, con 130 capolavori provenienti dal Museo Egizio del Cairo e da quello di Luxor: “Tesori dei Faraoni” è una mostra evento che racconta la storia di una delle civiltà più antiche della terra. Ed è frutto di un’intensa attività di diplomazia culturale.
L’idea di eternità
È l’idea di eternità che tiene insieme gli amuleti, le coppe, gli specchi, i vasi e gli scrigni canopi, i gioielli (strabiliante il collare di Psusennes I in oro, lapislazzuli e corniola), i sarcofagi dorati delle regine (come quello della misteriosa guerriera Ahhotep), le maschere (regale, in lamine d’oro, quella di Amenemope), i preziosi corredi funerari (di Yuya e Tuya, genitori della regina Tiye, sposa reale del faraone Amenofi III, c’è perfino il letto ligneo, con la rete in corde di lino). Celebrano l’immortalità anche le pregevoli coperture delle mummie, le ricche onorificenze militari, le stele funerarie, la tavola bronzea della mensa isiaca e i papiri con le formule magiche per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra, il dio del sole.
I reperti della città dell’oro
I reperti della città d’oro - straordinaria scoperta del 2021 dell’ archeologo Zahi Hawass, ex ministro per le Antichità che cura, tra l’altro, il bellissimo catalogo - raccontano di botteghe e commerci sulla riva occidentale del Nilo, di insediamenti operai, di officine per la realizzazione di amuleti e la lavorazione di pellami, di laboratori di tessitura, cucina e ceramica. Da ogni manufatto (stampi, anelli, ruote da vasaio, anfore e poggiatesta) traspare la struttura della società, la vita di principi e principesse, di nobili e alti funzionari, ma anche di artigiani e servitori. Il potere, la devozione e il senso del dovere: in cima a tutti, il Faraone, autorità religiosa, politica, militare e amministrativa, con i suoi inesauribili talenti in medicina, astronomia, arte, architettura, letteratura e magia. Nel suo pantheon un numero infinito di divinità.
Il frutto della diplomazia culturale
Un’esposizione potente, anche nell’allestimento, che racconta l’essenza della civiltà del Nilo con elementi che insieme «costituiscono un ponte culturale - afferma il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in occasione dell’inaugurazione della mostra - Questa esposizione è frutto di un rapporto, quello tra Italia ed Egitto, che affonda le radici nell’antichità, che vive un presente di dinamica e fruttuosa cooperazione, e che sa proiettarsi nell’avvenire». L’iniziativa si inserisce nel quadro delle relazioni culturali tra Italia ed Egitto e «dialoga – aggiunge Giuli - con gli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa».
«Questa mostra romana è molto di più di una esposizione, è un’opportunità di cooperazione e un invito coinvolgente per il popolo italiano a scoprire l’incredibile eredità archeologica dell’Egitto e la sua straordinaria diversità come destinazione turistica», dichiara Sherif Fathy, ministro egiziano del Turismo e delle Antichità.






