Reportage

Viaggio nella manifattura Bulgari di Valenza, dove le mani danno forma ai sogni

Nella (futura) fabbrica di gioielli di lusso più grande del mondo nascono le creazioni simbolo della maison, che sta investendo sempre di più nella formazione dei giovani artigiani. L’ad Babin: «Il 2023 un anno da record»

di Chiara Beghelli

4' di lettura

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L’inizio della caccia alle pagliuzze d’oro nelle acque del vicino fiume Po si perde nel tempo, mentre è all’alba del XIX secolo che risale quello della storia del distretto di Valenza, il più importante d’Italia, d’Europa e che ambisce a diventarlo del mondo. Nella “cascina dell’orefice”, che sorge alta nei Piani di Pecetto, con lo sfondo delle colline dolci del Monferrato, Francesco Caramora, considerato il fondatore del distretto, aveva aperto il suo laboratorio. E dal 2017 quella cascina, recuperata dopo anni di abbandono, segna l’ingresso nella manifattura Bulgari, che con i suoi 17.500 metri quadrati è anch’essa la più grande d’Europa e ambisce al primato mondiale: nel 2024 sarà inaugurata l’estensione, con cui raggiungerà una superficie di 32mila. «Probabilmente siamo già la più grande del mondo, per i gioielli della nostra categoria – spiega Jean-Christophe Babin, ad della maison –. Oggi occupiamo il 20% della forza lavoro di Valenza, ma la nostra capienza massima sarà di 1.700 persone, cifra che potremmo superare se organizzeremo due turni. Il cantiere è anche la prova che quello che stiamo facendo sta funzionando».

La manifattura Bulgari di Valenza Po (Alessandria)

Più che di una fabbrica, l’atmosfera è quella di un campus: gli spazi sono gremiti da giovani che si ritrovano nelle tante aree comunitarie, nel bel ristorante, e lavorano nelle “isole” che ricreano l’atmosfera intima dei laboratori di un tempo pur in un immensa e modernissima struttura, sede di una filiera completa, dalla produzione metallurgica delle leghe fino al pezzo di base e alle seguenti fasi di lavorazione semiartigianali. Un progetto che ha fatto da esempio e traino per tutto il distretto: Cartier vi aprirà la sua manifattura nel 2024, i lavori che daranno vita a quella del gruppo Damiani proseguono proprio all’altra parte della strada.

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Jean-Christophe Babin, ad Bulgari (foto © David Atlan)

In questi spazi quasi alchemici l’esito di tecniche antichissime come la fusione a cera persa si segue sui monitor. Sofisticati macchinari digitali si alternano a morse da banco dove il celebre Tubogas nasce grazie alla sensibilità delle mani degli artigiani. Sui banchi gli orafi poggiano gli occhi su potentissimi microscopi per incastonare diamanti molto più piccoli di un millimetro; le mani usano lime, pinze e fusi con mastice caldo per fissare le gemme, come la malachite, che diventa occhi per un ciondolo Serpenti, la collezione che nel 2023 ha celebrato 75 anni con una serie di mostre-evento. «È stato un viaggio iniziato a Shanghai, che ha avuto in Milano la sua principale tappa europea, e che chiuderemo nel 2024 con una grande mostra in una città che ancora non posso svelare – prosegue Babin –. In ogni città abbiamo avuto più richieste di visita di quelle che per motivi di sicurezza e spazi abbiamo potuto accogliere».

Collana Serpenti in oro rosa, onice e pavé di diamanti. Il motivo dei Serpenti è stato lanciato da Bulgari nel 1948, con preziosi orologi-gioiello da avvolgere al polso

Un interesse nato anche dal fatto che ogni mostra ha proposto opere d’arte di artisti locali e giovani talenti, e che il serpente è un simbolo appartenente alle culture di tutto il pianeta: «Si tratta di un motivo iconico del lusso, uno dei pochissimi a essere protagonista di tre categorie, orologi, gioielli e accessori. Ci ha dato risultati che francamente 10 anni fa non ci saremmo mai aspettati. Ma proprio perché ci abbiamo creduto, all’inizio dell’anno abbiamo ottimizzato la produzione di Valenza, per poter soddisfare la crescita della domanda». A Valenza è nata anche la collezione Cabochon, la prima novità lanciata da Bulgari negli ultimi anni: «È stata pensata soprattutto per il mercato occidentale, ma sta andando inaspettatamente molto bene pure in Asia. Rende omaggio sia all’arte antica, quando le gemme venivano solo stondate e lucidate, sia al metallo, che è da sempre protagonista dei gioielli, ma ha insieme una linea molto contemporanea».

Bulgari Jewellery Academy

Il rincorrersi delle due linee temporali, del passato e del futuro, pervade anche gli spazi della Bulgari Jewellery Academy, dove gli orafi appena assunti imparano per circa quattro mesi prima di passare al banco dei “senior”, indossando felpe blu dalle quali spuntano alberi con gemme colorate al posto delle foglie. Del progetto di espansione della manifattura fa parte anche la Scuola Bulgari, che farà da ponte fra i due edifici, sarà sviluppata e gestita con la scuola di oreficeria del Centro Orafo Il Tarì di Marcianise e rappresenterà la prima scuola di formazione professionale di Bulgari rivolta a studenti esterni.

Making of di anelli B.zero1

In questo ormai prossimo e già denso 2024 saranno celebrati anche i 140 anni della maison, fondata a Roma nel 1884, e i 25 della collezione B.zero1, la più ingegneristica: «Abbiamo inoltre un importante piano retail, che non prevede tanto nuove aperture (i negozi Bulgari sono circa 320 nel mondo, ndr), quanto l’ottimizzazione degli spazi esistenti, con location migliori e superfici più grandi. E ci avvarremo dell’intelligenza artificiale per arricchire l’esperienza di acquisto». Intanto, il 2023 si avvia a essere ricordato come «un nuovo anno record per Bulgari, anche per l’immagine: abbiamo aperto due hotel, a Tokyo e a Roma, abbiamo offerto ai clienti un livello di esperienza mai raggiunto prima con l’evento di lancio dell’alta gioielleria “Mediterranea” a Venezia. Possiamo fare ancora di più, grazie alla forza del marchio, un riferimento in questi momenti di incertezza globale. È la nostra desiderabilità, una forza che non anima solo i clienti, ma anche i venditori nei nostri negozi, gli chef dei nostri ristoranti, gli orafi di Valenza». Che continuano a lavorare alzando di tanto in tanto lo sguardo oltre i grandi vetri, dove si vedono muoversi le gru del cantiere.

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