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Viaggio a Bali tra yoga retreat, sound dome e ristoranti biologici

Nell’isola della spiritualità e del benessere, dove trovare cosmetici naturali, artigianato e capi sostenibili con la guida dell’artista Liina Klauss.

di Monica Piccini

3' di lettura

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Mandala colorati fino a 30 metri di diametro. Installazioni arcobaleno di Land Art fatte con vecchie infradito, tappi e bottiglie raccolte sulle spiagge di Bali, l’isola tropicale indonesiana sempre più invasa dai rifiuti di plastica. Sono le opere che, come artista e attivista, creo assemblando per forma, dimensione e colore enormi cumuli di spazzatura che raccolgo con decine di volontari in giornate-eventi chiamate Curating the Beach a Cangu, villaggio rurale a Sud di Bali. Con la mia arte voglio sensibilizzare le persone al problema dell’inquinamento ambientale: Bali produce 680 metri cubi di rifiuti di plastica al giorno, l’equivalente di un edificio di 14 piani. Mi sono trasferita qui nel 2016.

Le risaie Jatiluwih Rice Terrace.

Lavoravo a Hong Kong nel mondo della moda e cercavo uno stile di vita più tranquillo per crescere i miei figli. Qui la mia routine è cambiata completamente: la mattina riesco anche a uscire in surf prima di svegliarli e fare colazione. Mentre loro sono a scuola, lavoro in studio alle mie opere multicolor. Quella più d’impatto campeggia open air nel resort Desa Potato Head a Seminyak: si chiama 5000 Lost Soles, ed è un tappeto di 5mila infradito recuperate in riva al mare. Costruito con 1,8 milioni di mattoni di terracotta, il resort (desa significa villaggio in indonesiano) è decisamente all’avanguardia, dal beach club alla discoteca underground Klymax, con un impianto audio realizzato dall’ingegnere dello Studio 54 di New York: adoro i suoi bassi dominanti.

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“Curating the Beach” (2023), installazione di Land art di Klauss, realizzata con il contributo di 100 persone che hanno ripulito in 4 ore la spiaggia di Nyanyi, a Bali, raccogliendo 595 infradito, 233 bottiglie di plastica e oltre mille bicchieri di plastica.

Bali è un mix di innovazione e tradizioni millenarie, a cominciare dalla comunità artistica in cui ci conosciamo quasi tutti – l’isola è piccola anche se le distanze sono notevoli – tra designer internazionali attratti dalla bellezza della natura e artigiani locali eredi di antichi mestieri come la gioielleria, l’intaglio del legno e la tessitura. Sintesi perfetta di questo incontro sono, per esempio, i gioielli di Carina Hardy che si acquistano anche online.

Le uova in camicia con funghi e salmone del Cafe Vida Organic.

Mentre per i prodotti dell’artigianato locale, dalle sculture in legno ai tessuti batik, è ideale girare tra le bancarelle dell’Ubud Art Market. La cultura dell’accoglienza è parte del dna dell’isola e uno dei luoghi che la esprime è il Tugu Hotel, il più storico di Cangu, sede di una collezione di antichità indonesiane: è come essere in un museo. Anche se non si alloggia qui, il consiglio è di andare a cena e assistere a uno spettacolo di danza tradizionale balinese, espressione di devozione agli dei. Per il pranzo la mia location preferita è una caffetteria di Cangu, Cafe Vida Organic: cibo biologico in un ambiente dal sapore locale. Non lontano, per un’esperienza culinaria di alto livello, Mostly è la fusione perfetta di cucina asiatica e contemporanea.

Zona living di una delle ville di Rumah Hujan Estate (sei ospiti, da 800 € a notte).

Dalle spiagge alla giungla: il Rumah Hujan Estate è composto da due ville con vista sulla valle del fiume Wos. Silenzio e relax garantiti, in contrasto con il traffico del vicino centro di Ubud, capitale culturale dell’isola e centro di yoga retreat e ristoranti biologici. In uno di questi, il Warung Bintang, sembra di essere a casa (warung significa a conduzione familiare) e con un po’ di fortuna, la sera, il proprietario con il figlio Bintang, che vuol dire stella in indonesiano, suonano dal vivo. Spingendosi più a Nord, si arriva alle risaie patrimonio dell’Unesco Jatiluwih Rice Terrace, un capolavoro di agricoltura sostenibile: il sistema di irrigazione, conservato per secoli e chiamato subak, funziona a partire dalla condivisione dell’acqua tra le varie cooperative dei villaggi. Per attraversare le risaie ci sono percorsi a piedi o in bici, diversi per lunghezza e difficoltà. Per i più esperti, invece, a due ore d’auto a Nord, l’avventura diventa impegnativa con il percorso delle cascate di Munduk, che dopo un salto di 15 metri precipitano in una piscina color smeraldo, dove chi non teme l’acqua fredda può fare il bagno, e chi è già allenato può procedere con l’escursione al monte Agung, il vulcano sacro (e attivo) di 3mila metri.

Il monte Agung.

Il trekking più breve richiede dalle 4 alle 6 ore, da affrontare preferibilmente con una guida. Una volta in vetta, è come vedere tutta l’isola dal finestrino dell’aereo. Infine, con i suoi 20mila templi induisti, Bali è anche l’isola della spiritualità e del benessere. Sulla mia lista dei luoghi da non perdere c’è la cupola sonora Sound Dome del wellness center Udara, dove il suono dal vivo di gong, campane tibetane e flauti ti avvolge con un profondo effetto relax. In aggiunta a un massaggio per mente e corpo alla Spa di Muka Concepts, nel villaggio di Pererenan. Ciò che la rende unica è l’uso (e la vendita) di prodotti locali di cosmesi, come per esempio detergenti alla macadamia spremuti a freddo, maschere alla curcuma per l’iperpigmentazione e sieri alle alghe antiaging. Interessanti qui anche le collezioni moda realizzate con tessuti naturali prodotti sull’isola degli Dei.

Uno dei cosmetici naturali in vendita da Muka Concepts (27,95 €).

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