All’avventura

Viaggiatori e luci di secoli erranti

Monaci e pellegrini, mercanti e sapienti si spostano per via di terra o in nave, tra locande e osterie, in un continuo andirivieni: fuori dagli stereotipi di decenni bui, il Medioevo è anche questo, come racconta bene il Festival

di Duccio Balestracci

XI edizione. Il Festival del Medioevo è un appuntamento tradizionale nella cittadina umbra

4' di lettura

I punti chiave

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Poveri cristi, quelli del Medioevo! Non solo gli toccava di vivere nei «secoli bui», ma erano anche destinati a nascere e morire nello stesso posto, senza sapere che cosa ci fosse di là dei campi intorno al villaggio o oltre le mura della città. Ecco, se avete ancora nel capo queste due stupidaggini (i «secoli bui», che non erano bui per niente, e la gente radicata al suo luogo d’origine come un arbusto) siete del tutto fuori strada.

Il Medioevo (soprattutto i secoli della piena e tarda età media) vede un brulichio di persone che si muovono per vie di terraferma e per mare, conoscono il mondo e, quando sanno farlo, raccontano quel che hanno visto. Talvolta, anche quel che non hanno visto, ma che «deve», per forza, esserci: paesi incantati, gente dagli strani corpi, animali mostruosi, in un via libera all’immaginario, che non è la negazione della realtà, ma la sua controfaccia, e che, perciò, fa anch’esso parte della «geografia».

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Un viaggio sorprendente, quello medievale, tema portante della undicesima edizione del Festival del Medioevo di Gubbio (24-28 settembre 2025), dedicata proprio al tema «Il viaggio. Pellegrini, viandanti, esploratori».

Questo formicaio in movimento ha molti protagonisti, ciascuno con le sue specificità, ma tutti impegnati a rispondere allo stesso imperativo: hit the road, colpire la strada. Ne fanno parte quelli che lavorano nella mercatura e che si spostano dietro ogni carico di lana o di grano o di quel che altro vi pare. Viaggiano in lungo e in largo gli eserciti e i soldati in cerca di ingaggio (tanto una guerra da qualche parte c’è sempre). Vagano in cerca di fortuna, soldi, una fama da costruire, una donna (meglio se ricca) da sposare e un feudo da acquisire i cavalieri «erranti». Si spostano da un’università all’altra i clerici vagantes cercando il sapere e contaminando di idee ogni luogo che visitano.

Conoscono bene il viaggio i monaci celtici che girano fra Irlanda, terre inglesi e terre continentali a portare il Vangelo e, insieme ad esso, a diffondere la tradizione celtica più antica, la conoscenza della quale dobbiamo in massima parte proprio a loro. Camminano il mondo senza posa frati francescani e domenicani per erigere chiese e avvicinare le plebi alla parola di Cristo. Quel Cristo verso i luoghi della cui vita terrena file di pellegrini occidentali si incamminano senza posa; gli stessi che scarpinano sulle strade dell’iter compostellanum e dei percorsi michelici. Per il primo Giubileo, nell’anno 1300, il fiume dei pellegrini a Roma è tale che costringe a creare il senso unico in entrata e uscita dalla città.

Non fanno niente di diverso le frotte di pellegrini islamici, per i quali è di precetto l’Hajj, e che, a loro volta, prendono la strada della Mecca e, se si è un musulmano davvero devoto, almeno anche quella verso Medina. Da qualsiasi parte dello sterminato mondo islamico si debba partire.

Ci manca giusto l’inclusive tour. E invece no: c’è anche quello. Ne sanno qualcosa proprio quanti affrontano il pellegrinaggio in Terrasanta. Pellegrino-fai-da-te? No Custodia Francescana? Ahiahiahi! Meglio affidarsi all’organizzazione dei frati minori che conoscono questi posti e che prendono in carico (a pagamento, ovviamente) i pellegrini, organizzano le tappe e i pernottamenti, mettono a disposizione asini, cammelli, cammellieri e guide-interpreti. Puoi anche andare come free walker, ma poi non ti lamentare se ti trovi a fare brutte esperienze, come alcuni resoconti medievali ci testimoniano.

Per via di terra si viaggia a cavallo, a dorso d’asino, su cammelli e dromedari. Parecchio a piedi: ci vogliono buone gambe, buone calzature e buoni bastoni. Il manto stradale è quello che è. Le stazioni di sosta, le osterie, le locande non sono resort a cinque stelle. Però, in compenso, quando si fa sosta si scaricano informazioni, racconti, leggende, storie, e ogni osteria fumosa, ogni pezzente locanda si trasforma in un hub nel quale le notizie arrivano, si trasformano, magari si stravolgono e ripartono. E quando arrivano alla successiva destinazione sono spesso irriconoscibili, in una sorta di fanciullesco «telegrafo senza fili» in cui l’oralità ha un ruolo fondamentale per diffondere, comunque, una qualche conoscenza del mondo e di ciò che vi succede sopra.

Ogni viaggio è un’avventura: la strada non solo spacca le gambe, ma fa paura, piena com’è di bestie feroci e di malviventi più feroci delle bestie. Si gira armati ed è meglio non andar mai da soli: sempre in gruppo. La nave, per parte sua, beccheggia su quel mare nero che si muove anche di notte e non sta fermo mai. Se va bene vomiti l’anima per il mal di mare, mangi roba ammuffita e bevi acqua marcia, e quando il cielo si oscura c’è da raccomandare l’anima a Dio e a tutti i santi. Ma onda su onda si arriva a destinazione, si sbisoria una preghiera di ringraziamento, si stramaledicono gli odiosi, esosi doganieri dell’approdo e si ripone la paura nello smilzo sacco del bagaglio, pronta a essere indossata di nuovo per il viaggio di ritorno.

Si va in cerca del Catai e magari ci si rimane una ventina d’anni, come la famiglia Polo; i missionari si muovono verso il gelido Nord o il profondo Oriente, passando fra terre ignote, imbattendosi in strana gente, che parla lingue sconosciute, che mangia schifezze, che ha costumi sessuali aberranti e adora strani dei e che bisogna convertire alla svelta, sennò finisce dritta all’inferno. Viaggiatori islamici vanno in giro per le terre musulmane e magari ci rimangono poco meno che trent’anni, come Ibn Battuta che, al ritorno nella sua terra nordafricana, dove muore fra il 1368 e il 1369, riassume lo stato d’animo di tutta questa gente, ringraziando Allah che ha esaudito il più grande desiderio della sua vita: viaggiare e conoscere il mondo.

Storico del Medioevo

Incontri serali

Gli appuntamenti a San Domenico

Il Festival ospiterà serate d’autore nella Chiesa di San Domenico (Piazza Giordano Bruno): appuntamento il 24 con Tomaso Montanari ( “Il viaggio nell’arte medioevale); il 25 con Dario Fabbri (“Mappe mobili: popoli e imperi dal Medioevo a oggi”); il 26 con Edoardo Prati (”Nel nome dell’amore: le parole immortali”); il 27 con Monica Guerritore (”Decamerone. Viandanti, amanti e peccatori”). Tutte le serate cominciano alle 21:15 ed è necessario comprare il biglietto. Info:festivaldelmedioevo.itLa kermesse è organizzata in modo congiunto dalla Associazione di Promozione Sociale Festival del Medioevo e dal Comune di Gubbio.

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