Viaggiatori e luci di secoli erranti
Monaci e pellegrini, mercanti e sapienti si spostano per via di terra o in nave, tra locande e osterie, in un continuo andirivieni: fuori dagli stereotipi di decenni bui, il Medioevo è anche questo, come racconta bene il Festival
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Poveri cristi, quelli del Medioevo! Non solo gli toccava di vivere nei «secoli bui», ma erano anche destinati a nascere e morire nello stesso posto, senza sapere che cosa ci fosse di là dei campi intorno al villaggio o oltre le mura della città. Ecco, se avete ancora nel capo queste due stupidaggini (i «secoli bui», che non erano bui per niente, e la gente radicata al suo luogo d’origine come un arbusto) siete del tutto fuori strada.
Il Medioevo (soprattutto i secoli della piena e tarda età media) vede un brulichio di persone che si muovono per vie di terraferma e per mare, conoscono il mondo e, quando sanno farlo, raccontano quel che hanno visto. Talvolta, anche quel che non hanno visto, ma che «deve», per forza, esserci: paesi incantati, gente dagli strani corpi, animali mostruosi, in un via libera all’immaginario, che non è la negazione della realtà, ma la sua controfaccia, e che, perciò, fa anch’esso parte della «geografia».
Un viaggio sorprendente, quello medievale, tema portante della undicesima edizione del Festival del Medioevo di Gubbio (24-28 settembre 2025), dedicata proprio al tema «Il viaggio. Pellegrini, viandanti, esploratori».
Questo formicaio in movimento ha molti protagonisti, ciascuno con le sue specificità, ma tutti impegnati a rispondere allo stesso imperativo: hit the road, colpire la strada. Ne fanno parte quelli che lavorano nella mercatura e che si spostano dietro ogni carico di lana o di grano o di quel che altro vi pare. Viaggiano in lungo e in largo gli eserciti e i soldati in cerca di ingaggio (tanto una guerra da qualche parte c’è sempre). Vagano in cerca di fortuna, soldi, una fama da costruire, una donna (meglio se ricca) da sposare e un feudo da acquisire i cavalieri «erranti». Si spostano da un’università all’altra i clerici vagantes cercando il sapere e contaminando di idee ogni luogo che visitano.
Conoscono bene il viaggio i monaci celtici che girano fra Irlanda, terre inglesi e terre continentali a portare il Vangelo e, insieme ad esso, a diffondere la tradizione celtica più antica, la conoscenza della quale dobbiamo in massima parte proprio a loro. Camminano il mondo senza posa frati francescani e domenicani per erigere chiese e avvicinare le plebi alla parola di Cristo. Quel Cristo verso i luoghi della cui vita terrena file di pellegrini occidentali si incamminano senza posa; gli stessi che scarpinano sulle strade dell’iter compostellanum e dei percorsi michelici. Per il primo Giubileo, nell’anno 1300, il fiume dei pellegrini a Roma è tale che costringe a creare il senso unico in entrata e uscita dalla città.


