Filosofia

Viaggi ultraterreni verso altri mondi

Visioni e avventure cognitive nel saggio di Ioan Petru Culianu Fuori di questo mondo. Viaggi ultraterreni da Gilgameš ad Albert Einstein

di Luca Siniscalco

3' di lettura

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Viaggiare in mondi paralleli, oltre lidi già percorsi, arricchendo la propria esperienza individuale, estroflettendo la coscienza, estendendo e alterando la percezione ordinaria delle cose. Miraggio letterario, sogno della fantascienza contemporanea, possibilità offerta dal mondo digitale – ancora incompiuta e dilaniata da timori e contraddizioni, quest’ultima. Ma non solo. Questa esperienza, infatti, è stata vissuta e contemplata per millenni all’interno di tutte le grandi tradizioni spirituali di Oriente e Occidente.

A questa costellazione immaginifica – maggiormente reale quanto più fantastica – è dedicato il saggio dello storico delle religioni Ioan Petru Culianu (1950-1991) “Out of This World. Otherwordly Journeys from Gilgamesh to Albert Einstein”, recentemente pubblicato in Italia, in una nuova edizione, per i tipi di SE, con il titolo “Fuori di questo mondo. Viaggi ultraterreni da Gilgameš ad Albert Einstein”. Lo studio, dal taglio storico-religioso comparatistico, si prefigge, nelle parole dello stesso Culianu, “di fornire una rassegna storico-culturale, breve ma esaustiva, dei viaggi in altri mondi (compresi paradiso, inferno, pianeti diversi, e molto altro ancora), delle visioni ultraterrene e degli altri stati alterati di coscienza, così come dei resoconti di esperienze extracorporee e di morte apparente”.

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L’approccio, sulla scorta della lezione del maestro Mircea Eliade, è orientato ad una ermeneutica creativa: l’autore non si limita a presentare le fonti, ma cerca di comprendere, in modo olistico e profondo, l’esperienza del sacro che in esse è testimoniata. Ecco che è allora possibile seguire senza soluzione di continuità Dante in viaggio dall’inferno al paradiso, le anime degli antichi Egizi in cammino verso l’aldilà, Gilgameš nella quête verso il proprio destino ultimo, gli sciamani in trance estatica. Parimenti, Culianu ci invita a contemplare i viaggi ultraterreni tentati dai praticanti di yoga e buddhismo, l’epopea del “Bardo Thödöl” tibetano, liturgia lamaista che fornisce indicazioni all’anima del defunto, le esperienze di soglia dei mistici dell’ebraismo, persino le avventure dello “space shuttle platonico” (accattivante immagine con cui il nostro allude all’idea di anima come “veicolo” nella tradizione platonica, gnostica e misterica).

“Viaggi dell’anima”

Le implicazioni filosofiche, metodologiche e, pure, esistenziali, sono molteplici. La nostra essenza pare disvelarsi non solo nella nostra data umanità, ma anche – e forse, esclusivamente – nel nostro tentativo di andare oltre ad essa: oltre ogni barriera, limite, steccato, oltre la nostra stessa individualità. L’esperienza estatica tipica dei viaggi “fuori di questo mondo” riconduce l’uomo, secondo Culianu, a una radice comune, che oltrepassa distinzioni storiche, geografiche, linguistiche altrimenti insormontabili: è la vera “intertestualità”, che non si basa sulla effettiva circolazione dei testi, ma sui processi di circolazione sottile di modelli mentali, tramite cui ci affacciamo a quel libro, colmo di caratteri misteriosi, che è l’universo. Ecco l’intuizione che funge da architrave del saggio, l’originalità metodologica di Culianu: “L’ipotesi cognitiva di questo libro è che un semplice insieme di norme dovrebbe produrre, nelle menti umane e in un arco di tempo virtualmente infinito, gli stessi risultati”. Da qui sarebbe originariamente sorta la costellazione dei “viaggi dell’anima” (come titolava la prima edizione italiana del saggio, uscita per Mondadori nel 1991), in tutta la sua caleidoscopica bellezza.

D’altronde, il prospettivismo cognitivo di Culianu mostra come la distinzione fra mondo “interno” ed “esterno”, soggettivo e oggettivo, psiche e materia non sia altro che un mito. Assai meno fondato, tuttavia, della visione multilivellare e pluralistica offerta dai miti che le tradizioni religiose e sapienziali di ogni tempo ci hanno trasmesso. Ecco che, per accostarsi alle vie mistiche, serve elaborare un “equipaggiamento per lo storico della quarta dimensione”, ossia un approccio metodologico incentrato sul dialogo fra saperi di confine – l’ermeneutica religiosa, la letteratura fantastica e la scienza einsteiniana – capaci di aprire ad altri mondi, oltre i dualismi incapacitanti e le scontate tridimensionalità. Se, per quanto concerne le dottrine dell’anima, “un ritorno alle certezze del passato è alquanto improbabile”, seguire i rivoli di queste tradizioni implementa uno sguardo verso il futuro, dove “le nostre menti continueranno a moltiplicare altri mondi infiniti, esplorando così anche le proprie, illimitate possibilità”.

Ioan Petru Culianu, “Fuori di questo mondo. Viaggi ultraterreni da Gilgameš ad Albert Einstein”, traduzione di Maria Sole Croce, con uno scritto di Federico Ferrari, SE, Milano 2024, pagg. 256, euro 26

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