Via al primo Osservatorio sugli studenti universitari italiani, realizzato con Ipsos Doxa
Presentato oggi a Milano, presso l'Università IULM, lo studio mette in luce scelte, percezioni e priorità degli studenti universitari italiani: cresce l'uso dell'IA per il benessere mentale, il brand non convince quasi più nessuno e uno su due non si sente pronto a gestire i propri soldi
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Quasi sei studenti su dieci chiedono già consigli all'intelligenza artificiale per gestire il proprio benessere mentale. Solo 1 universitario su 6 sceglie un prodotto per il marchio. E più della metà non si sente all'altezza di gestire correttamente i propri soldi, pur controllando le spese ogni settimana. È il ritratto che emerge da “Osservatorio University Network”, la prima ricerca annuale e continuativa dedicata agli studenti universitari italiani,
Ppresentata da University Network — realtà della media company eGroup dedicata al mondo universitario — IULM Alumni, l'associazione che unisce migliaia di professionisti della comunicazione laureati in IULM, in collaborazione con Ipsos Doxa.
Una generazione che cerca equilibrio, non status
Il primo dato che emerge è identitario: il 65% degli studenti si riconosce in profili legati a benessere e comfort, contro il 34% che si identifica in profili creativi e trend-oriented. Non è la ricerca di visibilità a guidare le scelte quotidiane, ma un pragmatismo diffuso: oltre il 70% degli studenti dichiara che prendersi cura della salute mentale e fisica è molto importante, più di quanto conti la cura dell'aspetto esteriore (54%). In questo scenario l'intelligenza artificiale generativa si è ritagliata uno spazio inedito nella sfera più intima: il 65% degli universitari la interpella per temi di salute e benessere fisico, il 59% per il benessere mentale, il 55% per l'aspetto fisico. L'IA non sostituisce medici o relazioni di fiducia, ma è entrata stabilmente nel repertorio degli strumenti di auto-supporto quotidiano.
Il brand non basta più: contano prezzo, qualità e recensioni
Sul fronte dei consumi, la marca perde centralità: solo il 16% degli studenti la indica come criterio di scelta — circa 1 su 6 — contro il 51% che guarda prima di tutto a prezzo e rapporto qualità-prezzo. Anche la pubblicità tradizionale arretra: appena il 12% degli universitari dichiara di farsi influenzare da spot TV o radio, contro il 39% che si affida ai motori di ricerca e il 38% alle recensioni online prima di un acquisto.
Cresce invece il peso di creator e community
Cresce invece il peso di creator e community, soprattutto nei settori dove conta la competenza tecnica: il 47% degli studenti li consulta per acquisti di tecnologia e beauty, il 46% per il gaming. Un'influenza reale ma misurata: due studenti su tre danno a questi contenuti una fiducia almeno sufficiente, ma la decisione finale resta nelle mani dello studente stesso.
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