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Via libera al riordino del Cun che scende da 58 membri a 34

Il Consiglio dei ministri approva il Ddl della ministra Bernini che riforma l’organo di rappresentanza del mondo accademico e consultivo del Mur

di Redazione Scuola

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Via libera del Cdm a un disegno di legge con la riforma del Cun proposta dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. Il provvedimento ridisegna la struttura e il funzionamento del Consiglio universitario nazionale, introducendo innovazioni volte a rendere l’organo più snello ed efficace nel raccordo con il sistema universitario, nel frattempo cambiato in modo sostanziale rispetto alla legge del 2006.

Le principali novità

Il testo prevede una revisione della componente dei professori e dei ricercatori universitari, che passa da 42 a 28, in rappresentanza delle 14 aree disciplinari individuate dal decreto ministeriale di determinazione dei gruppi scientifico-disciplinari e di aggiornamento dei relativi settori. La componente studentesca, eletta su base nazionale in concomitanza con le elezioni del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) e la rappresentanza del personale tecnico-amministrativo saranno entrambe composte da tre unità. In totale si passa da 58 membri a 34.

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Si rafforza il ruolo di organo consultivo del Ministro su base elettiva della comunità accademica. Il Presidente sarà eletto dagli stessi componenti.

Particolare attenzione è riservata al coordinamento con gli altri organi del sistema universitario. A tal fine, è prevista la partecipazione alle sedute del Cun, senza diritto di voto, dei Presidenti – o loro delegati – della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), del Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (Cnvr), del Convegno dei direttori generali delle amministrazioni universitarie (Codau) e del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale (Cnam) e della Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca (Coper).

Infine, il testo stabilisce che i componenti del Cun, nominati con decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca, restino in carica per quattro anni e non possano essere eletti per più di due mandati consecutivi.

La riforma si inserisce in un più ampio percorso di aggiornamento della governance universitaria, con l’obiettivo di rendere gli organi di rappresentanza più efficienti, meglio integrati e più capaci di rispondere alle esigenze di un sistema in continua evoluzione.

Soddisfatto il presidente del Cun

Positivo il commento di Paolo Vincenzo Pedone, presidente del Consiglio Universitario Nazionale. Nel ringraziare la ministra Bernini per «la sua apertura all’ascolto e alla condivisione, nonché ai componenti del tavolo di lavoro che hanno elaborato la prima proposta alla base di questo disegno di legge» Pedone sottolinea: «A distanza di 20 anni dall’ultima riorganizzazione, la riforma è un intervento che rafforza il Consiglio e renderà più efficace il suo ruolo fondamentale come organo di rappresentanza elettiva di un sistema universitario notevolmente cambiato ed evoluto».

A suo giudizio, «la scelta del disegno di legge come strumento legislativo rappresenta una decisione di grande responsabilità, tanto nei confronti del sistema universitario quanto del Parlamento, poiché consentirà un ampio dibattito pubblico sul tema». Pedone si dice «convinto che il Cun, nella sua nuova composizione, continuerà a lavorare con impegno e dedizione a favore delle università italiane, in stretto raccordo con il sistema universitario e con il ministero dell’Università e della Ricerca, per promuovere l’innovazione, la qualità e l’inclusività nel panorama accademico nazionale», conclude.

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