Verso la manovra

Cdm, via libera al Dpfp: deficit al 3% e Pil +0,5% nel 2025

Nell Documento programmatico di finanza pubblica il tasso di crescita del Pil programmatico si attesta per il 2026 allo 0,7%; nel 2027 allo 0,8%; nel 2028 allo 0,9%

di Redazione Roma

Una veduta esterna di Palazzo Chigi durante il Consiglio dei ministri. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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Deficit al 3% già quest’anno. Pil allo 0,5% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026, con un potenziale effetto espansivo di un decimale derivante dalla manovra. Il governo aggiorna le stime macro e fissa la rotta e i margini per le prossime misure economiche. A partire dalla legge di bilancio, la quarta dell’esecutivo Meloni, che prenderà le mosse da alcune priorità: fisco, famiglie e lavoro, con l’incognita però ancora tutta da verificare delle spese per la difesa. Il nuovo quadro programmatico della contabilità statale è fissato nel Dpfp, il Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Cdm, che aggiorna le previsioni di aprile e traccia le direttrici di quella che sarà la prossima manovra.

Il tasso di crescita del Pil programmatico si attesta per il 2026 allo 0,7%; nel 2027 allo 0,8%; nel 2028 allo 0,9%. Il tasso di crescita tendenziale risulta pari allo 0,7% nel 2026 e nel 2027 e allo 0,8% nel 2028. Lo rende noto il Mef al termine del cdm che ha approvato il Dpfp. «Tali dati - afferma il ministero - si basano su stime assai prudenziali che allo stato risentono anche del contesto geopolitico internazionale».

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Dpfp in Aula il 9 ottobre

Il testo, approvato dal consiglio dei ministri, verrà poi inviato a Bruxelles e alle Camere, che hanno già calendarizzato l’esame in Aula per il 9 ottobre. La crescita viene leggermente rivista al ribasso rispetto alle stime di sei mesi fa del Documento di finanza pubblica (Dfp), che fissavano l’asticella del Pil al +0,6% quest’anno e al +0,8% il prossimo.

Deficit/Pil al 3% quest’anno

Il segnale positivo arriva dall’indebitamento: grazie al buon andamento della spesa primaria netta, il deficit che ad aprile veniva stimato al 3,3% è ora proiettato sul 3% nel 2025, agganciando una soglia cruciale per poter sperare nell’uscita dalla procedura per deficit eccessivo avviata nel luglio 2024 con un anno d’anticipo (il Dfp immaginava la discesa sotto il 3% solo nel 2026, con un deficit al 2,8%).

Debito in riduzione nel 2027, scende a 136,4% nel 2028

«Il debito del Dpfp si attesta su valori inferiori al Psb (dove era pari al 137,8 nel 2026) e, in termini programmatici, in riduzione anche rispetto a quelli tendenziali del documento di primavera. Tale indicatore inizia a ridursi già nel 2027 e si attesta nel 2028 a un valore pari al 136,4 quando verrà meno l’effetto del superbonus». Lo fa sapere il Mef in una nota sul Dpfp.

Nel 2026 +0,15% Pil a spese difesa, se fuori da procedura

Nel Dpfp si dà conto dell’incremento dello 0,15% del Pil nel 2026, di 0,3% nel 2027 e di 0,5 nel 2028 da destinare alle spese della difesa. Tale incremento è subordinato all’uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, alla luce del profilo dell’indebitamento previsto da tale documento. Lo si legge in una nota del Mef sul Dpfp. Ammontano a circa 12 miliardi di euro le spese per la difesa che il governo pronostica di impegnare nel Dpfp, sempre che l’Italia possa uscire dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo. Partendo dall’ammontare del Pil italiano nel 2024, lo 0,15% di spesa previsto l’anno prossimo è pari a circa 3,3 miliardi. Nel 2027 si salirebbe poi allo 0,3% del Pil inglobando - secondo quanto viene spiegato - lo 0,15% già stanziato nel 2025 e arrivando così a 6-7 miliardi complessivi. Nel 2028 si passerebbe quindi allo 0,5% totale, pari a circa 12 miliardi in tre anni.

Giorgetti: nel Dpfp ferma e prudente responsabilità

«Confermiamo la linea di ferma e prudente responsabilità che tiene conto della necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee ma nel quadro delle misure imprescindibili a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese» ha affermato il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti a margine dell’approvazione del Dpfp in consiglio dei ministri.

In manovra meno tasse su redditi da lavoro, fondi a sanità

Per quanto riguarda le misure della manovra il Dpfp ne traccia un primo scheletro. Ma la definizione degli interventi prenderà forma nelle prossime settimane, prima con il Documento programmatico di bilancio atteso a Bruxelles il 15 ottobre e poi con l’arrivo entro il 20 alle Camere della legge di bilancio. Con la manovra «si darà luogo a una ricomposizione del prelievo fiscale riducendo l’incidenza del carico sui redditi da lavoro e si garantirà un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale. Al fine di dare continuità agli interventi approvati dal Governo, saranno previste specifiche misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese e a garantirne la competitività» rende noto il Mef al termine del Cdm che ha approvato il Dpfp. Inoltre «si procederà nel percorso di incremento delle misure a sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro».

La priorità da cui si parte è il taglio dell’Irpef, che interesserà quest’anno il ceto medio, con una riduzione di due punto della seconda aliquota dal 35% al 33% per i redditi da 28mila a 50mila euro. Si studiano anche nuove misure per le famiglie, a partire da un nuovo intervento sulle detrazioni con il quoziente familiare. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha ribadito l’obiettivo di rendere l’Ires premiale strutturale, semplificandola. Sempre per le imprese, dopo le difficoltà di Transizione 5.0, si lavora anche ad “uno strumento incentivante orizzontale”, annuncia il ministro delle Imprese Adolfo Urso, con “risorse nazionali”.

Per la sanità l’obiettivo è raccogliere 2-3 miliardi in più oltre ai 4 già previsti dalla scorsa legge di bilancio: l’urgenza è quella di migliorare gli stipendi e far entrare nuove persone, mentre al Ministero della Salute si lavorerebbe già ad un piano da 27mila assunzioni, dando la priorità agli infermieri. Manovra che potrebbe rinnovare anche le risorse per le Zes: l’impegno del governo con Confindustria, ha indicato il sottosegretario per il Sud Luigi Sbarra, è quello che «la dotazione finanziaria venga confermata e migliorata».

Per coperture manovra mix misure su entrate e spese

«Concorre al finanziamento della manovra una combinazione di misure dal lato delle entrate e di interventi sulla spesa; questi ultimi tengono conto del monitoraggio compiuto e dell’adeguamento dei relativi cronoprogrammi di spesa». Lo fa sapere il Mef nella nota sul Dpfp.

Ok definitivo a Ddl delega su nucleare sostenibile

Il Consiglio dei Ministri ha approvato anche, in via definitiva, lo schema di disegno di legge recante la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. «Con questo provvedimento – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin – l’Italia si dota di uno strumento fondamentale per guardare al futuro con realismo e ambizione. Vogliamo essere protagonisti delle nuove tecnologie, dagli Smr e Amr fino alla fusione, nel quadro della neutralità tecnologica e della transizione energetica europea. Il nucleare sostenibile è una scelta di innovazione, sicurezza e responsabilità verso i cittadini, imprese e verso l’ambiente».

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