Difesa

Via ai droni marini italiani per monitorare mari e fondali

La Mirai robotics sta realizzando veicoli marini di superficie a guida autonoma, dotati di Ai, in grado di compiere missioni di pattugliamento

di Raoul de Forcade

Il prototipo del drone marino da 5 metri di lunghezza realizzato da Mirai

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Un drone marino di superficie a guida autonoma, della lunghezza di 5 metri, il cui prototipo è già attivo e un secondo mezzo, con caratteristiche analoghe e sempre unmanned, questa volta di 10 metri, che sarà presentato in autunno. Debutta così Mirai robotics, startup con quartier generale in Puglia che ha l’ambizioso progetto di creare sistemi dotati di un’architettura tecnologica di robotica e intelligenza artificiale (Ai) integrata, per la gestione di qualsiasi tipo di attività nei mari: civile, industriale, istituzionale e militare; in un perimetro che spazia dai veicoli a guida autonoma per il monitoraggio, ai sistemi intelligenti integrabili a flotte esistenti, fino a software e analisi dati, per governare missioni marittime complesse.

L’azienda è nata dalla collaborazione di tre imprenditori con solide esperienze internazionali: Luciano Belviso, già fondatore e guida di diverse imprese, tra cui Blackshape, specializzata in progettazione e produzione aeronautica; Luca Mascaro, in prima linea nel campo della tecnologia e dell’Ai, fondatore di Sketchin (società di advanced design) e già chief innovation officer di Bip (consulenza informatica); e Davide Dattoli, fondatore di Talent garden e angel investor nel mondo tech.

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Round d’investimento da 3,5 milioni

Mirai è stata avviata con una base di risorse proprie dei fondatori, alle quali si è aggiunto quanto raccolto con un primo round d’investimento, da 3,5 milioni di euro, che è stata guidato da alcuni venture capitalist italiani, come Primo Capital, Techshop e 40 Jemz Ventures, con la partecipazione di angel investor sia tricolori che internazionali. Oggi la società dispone di un team, che si affianca ai fondatori, composto da 15 persone, divise tra robotic e system engineer, provenienti da Italia, Svizzera e Germania.

« Il mare - afferma Belviso, ceo di Mirai - è un dominio tradizionalmente molto vulnerabile ed è anche sistematico, in questo momento lo shortage di personale. Inoltre, tutti i Paesi Ue stanno riconsiderando il budget dedicato alla difesa, sia per raggiungere la soglia richiesta dalla Nato, sia perché sia è capito che è sempre più facile violare la territorialità degli Stati, anche attraverso il mare. Con Mirai vorremmo costruire una nuova leadership europea nell’ocean economy, partendo dall’Italia, dove la forza della filiera navale, che va dalla difesa alla cantieristica, dall’offshore alle infrastrutture marine, rappresenta la base industriale ideale da integrare con le competenze di robotica che il nostro team può mettere in campo».

Scafi da 5 e 10 metri di lunghezza

L’azienda sta lavorando, prosegue Belviso, «a un obiettivo di alto livello: sviluppare un oggetto autonomo al quale si possano assegnare dei target, come il pattugliamento di un’area marina, che il veicolo, poi, compie facendo tutto da solo: decidendo dove spostarsi, evitando eventuali ostacoli e occultandosi, quando è necessario. Abbiamo già realizzato, affidandone la costruzione a cantieri che lavorano con noi, un mezzo da 5 metri di lunghezza, pensato per applicazioni vicine alla costa, da utilizzare per attività di sorveglianza. Ne stiamo anche sviluppando uno più grande, da 10 metri, per missioni di persistent irs (intelligence, surveillance and reconnisance, ndr). L’obiettivo di questi oggetti è inviare immagini affidabili di ciò che si muove sia in superficie sia sotto’acqua, perché il mezzo, pur non essendo sottomarino, ha una serie di sonar attivi, in grado di monitorare il fondo».

Del drone di 10 metri, chiarisce Belviso, «abbiamo avviato lo sviluppo e lanciato il procurement per costruirlo. Pensiamo di presentarlo in autunno e di essere pronti col prototipo entro un anno. Dopo i 12 mesi cominceremo a internalizzare alcune funzioni; intanto ci siamo assicurati una catena produttiva di cantieri, per realizzare gli oggetti preserie. Guardiamo all’esempio Usa, dove alcune aziende hanno inziato a costruire con sistemi interamente robotizzati. Ma bisogna fare una cosa per volta: oggi la priorità è sviluppare soluzioni e tecnologie. Sempre entro il 2026, inoltre, faremo un altro round d’investimento».

Ideato sistema di information intelligence

Mirai sta anche mettendo a punto, dice il ceo, «un sistema di information intelligence che serve a utilizzare l’Ai per riconoscere le minacce, osservando i comportamenti degli oggetti che vengono monitorati. È un’intelligenza che può essere distribuita su tutti i mezzi e può integrare dati che arrivano da altre fonti. L’Ue sta facendo grandi passi avanti in questo senso e ci sono già degli standard per scambiare informazioni a livello Nato».

Sempre in tema droni, Belviso sottolinea che l’Europa, oggi ha quattro esigenze prioritarie: «monitorare tutto quel che si muove sulla superficie dei mari che la circondano; poi quello che si muove sott’acqua; nonché ciò che si trova sul fondo marino; infine è concentrata sul countermine. Ossia, in linea con lo scenario che si è creato a Hormuz, l’individuazione di oggetti, che possono essere mine o altro, ancorati al fondo e che rappresentano una minaccia. Insomma, oggi c’è grande disponibilità di capitali da indirizzare sulla sicurezza, che è un problema non solo dei Governi ma anche di grandi imprese come Eni o Enel. In ogni caso, ci auguriamo che la difesa non sia l’unico campo di utilizzo dei nostri droni e sistemi».

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