Politica estera

Meloni salta il vertice tra Ue e Balcani a Tivat

L’Italia ha espresso in più di un’occasione un forte sostegno all’accelerazione del percorso europeo dei Balcani Occidentali, considerato un investimento strategico per la stabilità, la sicurezza e la competitività dell’intero continente europeo. Quest’area secondo il governo Meloni deve avere la priorità rispetto all’Ucraina

di Redazione Roma

La presidente del consiglio Giorgia Meloni ANSA

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Alla fine la premier Giorgia Meloni non sarà al vertice tra Ue e Balcani occidentali a Tivat, la perla delle Bocche di Cattaro. La cittadina montenegrina, affacciata su una delle insenature più suggestive dell’Adriatico, oggi nota soprattutto per Porto Montenegro e per i suoi super yacht, vuole mostrarsi al meglio davanti ai leader europei. L’ambizione è evidente: diventare il simbolo di un Montenegro pronto a entrare nell’Ue e, più in generale, la vetrina delle aspirazioni europee dell’intera regione balcanica.

L’Italia, a livello di strategia di politica estera, punta a tenere alta l’attenzione europea sui Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia). In più di un’occasione il governo Meloni ha sottolineato che il processo di allargamento non può restare ostaggio delle esitazioni di Bruxelles.

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Il ritardo dell’evento a Reggio Calabria, e la decisione di non andare al vertice di Montenegro

A quanto si è appreso, la presidente del Consiglio non ha potuto partecipare al vertice di Tivat a causa del protrarsi della cerimonia celebrativa del 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria. Meloni ha informato personalmente il Presidente montenegrino Milatović e il Presidente del Consiglio europeo Costa esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione, la cui conclusione è prevista per le 15.30.

Il precedente di Tirana

Il vertice straordinario, promosso dal presidente del Consiglio europeo António Costa insieme al presidente montenegrino Jakov Milatović, ha riunito i leader dei 27 Stati membri, i rappresentanti dei sei Paesi dei Balcani occidentali, oltre alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’appuntamento di Tivat segue il precedente di Tirana del 6 dicembre 2022, il primo vertice Ue-Balcani occidentali mai organizzato in un Paese della regione. I lavori si sono concentrati sullo stato di avanzamento del processo di integrazione della regione, sull’attuazione del Piano di crescita per i Balcani occidentali e sulle principali sfide geopolitiche che interessano il continente.

Il nodo dell’adesione all’Unione europea

Al centro della discussione anche il tema dell’adesione all’Unione europea, con un confronto sulle opportunità ma anche sulle difficoltà che continuano a rallentare il cammino dei sei partner balcanici. L’Italia ha espresso in più di un’occasione un forte sostegno all’accelerazione del percorso europeo dei Balcani Occidentali, considerato un investimento strategico per la stabilità, la sicurezza e la competitività dell’intero continente europeo. «Noi siamo favorevoli a una futura adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, però l’Ucraina deve rispettare le regole dell’Ue», ha chiarito di recente il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani. «Innanzitutto - ha continuato - deve sconfiggere la corruzione, devono esserci tempi non lunghissimi ma che permettano a questo paese di rispettare le regole europee. Noi siamo disposti ad aiutare» e al presidente Zelensky «ho offerto la possibilità che la Guardia di Finanza contribuisca alla lotta contro la corruzione ucraina, formando magari la polizia. Però dobbiamo anche ricordare - ha sottolineato Tajani - che ci sono Paesi, e mi riferisco ai Balcani occidentali a cominciare dall’Albania e dal Montenegro, che sono in attesa da molto tempo di far parte dell’Unione Europea. Quindi, io credo che sia giusto dare fiducia ai Balcani, quindi prima i Balcani e poi l’Ucraina».

La mossa di Francia e Germania

Non a caso, alla vigilia del summit è circolato un non paper franco-tedesco che punta a imprimere una nuova accelerazione al processo di allargamento. Il documento propone di superare alcuni passaggi ritenuti eccessivamente burocratici, aprire più rapidamente i cluster negoziali raccomandati dalla Commissione e favorire una graduale integrazione dei Paesi candidati nelle politiche europee prima ancora dell’adesione formale. Tra le ipotesi sul tavolo figurano un accesso progressivo al mercato unico, una maggiore partecipazione ai programmi europei e uno status di osservatore in alcune sedi decisionali dell’Unione.

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