La proposta Salvini

Verso il condono edilizio: rischio contenzioso per le aree comuni

La misura dovrebbe riguardare solo i privati: i piccoli proprietari plaudono allo sblocco delle migliaia di pratiche edilizie giacenti negli uffici comunali

di Annarita D'Ambrosio

4' di lettura

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Agli incontri convocati al ministero delle Infrastrutture sul Piano casa l’assenza delle associazioni degli amministratori di condominio era vistosa, seppure non la sola. La sanatoria allo studio del ministero punta, questo pare certo, ad agire soprattutto su alcune situazioni-tipo e riguarderà esclusivamente irregolarità all’interno delle abitazioni. In ultima analisi però anche un impatto sulle aree comuni potrebbe registrarsi. Lo scopriremo solo quando il dettaglio delle novità in arrivo sarà reso noto, intanto registriamo i commenti dei proprietari di immobili, presenti al tavolo ministeriale tra le 50 organizzazioni invitate a partecipare ai tre incontri che si sono svolti negli ultimi mesi.

La posizione di Confedilizia

«Il ministro Salvini ha mantenuto le promesse. Non si tratta di un condono, ma di una serie di norme per regolarizzare le difformità interne alle abitazioni. Misure di buon senso che il settore chiede da tempo e che servono a sbloccare il mercato e a dare trasparenza» precisa in una intervista oggi il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. Rilanciare dunque le compravendite è l’aspetto positivo che sottolinea Confedilizia e non solo. Oggi il promittente venditore-costruttore è vincolato a realizzare una unità immobiliare conforme a quella proposta in vendita e risultante dalla planimetria allegata al preliminare. La realizzazione di un immobile diverso, se non giustificata da ragioni di forza maggiore, identifica un inadempimento da parte sua di cui si dovrà valiutare la gravità, ma in ultima analisi, se la difformità è grave può portare ad una risoluzione del contratto se è lieve ad una riduzione del prezzo. Sanare, quindi indubbiamente semplifica la procedura.

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Appc invita a rispettare sicurezza e decoro degli edifici

A quel tavolo come detto sedevano però anche i piccoli proprietari. Da noi contattato, il presidente nazionale Appc (Associazione piccoli proprietari case) Vincenzo Vecchio precisa: « abbiamo preso attenta nota delle indicazioni fornite dal ministro su quello che doveva essere un Piano Casa. I dati sulle cosidette “piccole irregolarità” che dovrebbero interessare nella sanatoria/condono alcune decine di milioni di abitazioni sono generici e allo stato attuale manca un rilievo preciso territorialmente definito. Occorre tradurre inoltre in norme semplici e chiare un provvedimento che, se ricalca quanto avvenuto in passato, rischia di aprire molti contenziosi».

Perchè? «Se l’intenzione è quella di semplificare le procedure di regolarizzazione superando ostacoli burocratici, ma rispettando l’esigenza della sicurezza e il rispetto del decoro architettonico, ben vengano le nuove disposizioni. Quello che occorre evitare è che si emanino provvedimenti solo per esigenze di cassa come fatto in passato. Attendiamo i testi normativi completi riservandoci una valutazione complessiva solo dopo averli attentamente analizzati. Non possiamo però non rilevare come un mini condono non può essere confuso con un piano casa stile Piano Fanfani che Appc propone da tempo. Riteniamo anche per le irregolarità delle parti comuni del condominio vada modificato il comma 1 dell’articolo 1135 sulla costituzione del fondo obbligatorio».

Confabitare plaude allo sblocco delle pratiche giacenti nei Comuni: 17mila a Roma

Per Confabitare al tavolo ministeriale c’erano il presidente nazionale Alberto Zanni e il segretario nazionale Eugenio Romey. Positiva la reazione alle novità in cantiere. «Le proposte sono volte a regolarizzare le difformità e le irregolarità strutturali che affliggono l’80% del patrimonio immobiliare italiano con l’obiettivo principale di semplificare le procedure amministrative e proteggere i piccoli proprietari immobiliari oltre a ridurre il carico di lavoro degli uffici tecnici comunali» commenta Zanni. «Indubbiamente una misura coraggiosa, che vedrà i soliti gridare allo scandalo, senza approfondire la reale portata del Decreto previsto per fine mese, che invece mira a risolvere atavici inceppamenti dovuti all’accavallarsi di norme non coordinate tra loro, spesso situazioni surreali che occorre superare. D’altro canto, bisognerebbe spiegare ai cittadini il motivo per il quale in alcuni Comuni ci sono arretrati di sanatorie indegne di un Paese civile. Penso a Roma, con circa 170.000 pratiche ancora in attesa di evasione»la chiosa di Romey.

A quasi 40 anni dalla prima legge sul condono edilizio in Italia, nel Lazio rimangono ancora 623.849 richieste di sanatoria da evadere su un totale di quelle presentate, che ammonta a 1.620.749. I dati sono contenuti nel Secondo rapporto sul condono edilizio in Italia, realizzato dal Centro Studi Sogeea e presentato qualche anno fa in Senato, il cui estratto aggiornato con i dati della Regione Lazio è stata presentato proprio all’indomani della proposta di mini condono arrivata dal ministero delle Infrastrutture. Nel Lazio, con l’istruttoria delle quasi 624 mila domande inevase, restano da incassare ancora circa 3,6 miliardi di euro (tra oblazione statale, oblazione regionale, oneri concessori, danno ambientale, diritti di segreteria ed istruttoria).

Evitare impatti sulle aree condominiali

Anche Uppi al tavolo ministeriale aveva presentato le sue proposte: recupero degli appartamenti vuoti da reimmettere sul mercato e revisione del Testo unico dell’Edilizia, Il Dpr 380/2001 proprio nella direzione indicata dal ministro Salvini, sanando «il maggior spessore dei solai dovuti a regole costruttive che hanno comportato una maggiore altezza del fabbricato, una dimensione planimetrica e altimetrica maggiore realizzata in fase di costruzione, la realizzazione di balconi non previsti in progetto, lo spostamento delle finestre nei prospetti coevi con la costruzione».

Posizione analoga quella di Unioncasa che guarda con estremo favore a queste iniziative che sicuramente contribuiranno a far rientrare nel mercato immobiliare, tutta una serie di immobili oggi “fuori gioco”. Proprio Unioncasa aveva chiesto nel febbraio scorso al Mit, in una relazione integrativa rivolta al ministro Salvini, di considerare la possibilità di detassare ed anzi incentivare i cambi di destinazione da usi diversi ad abitativo, quale contributo alla soluzione della carenza di immobili residenziali.

Tornando ai condomìni quindi bisognerà attendere il testo per capirne di più, quel testo che la presidente del Consiglio Meloni e il vicepremier Tajani non hanno ancora, neppure loro, avuto modo di leggere. L’obiettivo dovrà essere comunque evitare contenziosi, questo è evidente, verificando con attenzione che la sanatoria degli abusi negli appartamenti non impatti sulle aree condominiali. A quel punto oltre ai conteziosi giudiziari si coinvolgerebbero l’amministratore di condominio e l’intera compagine condominiale.

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