Vero spirito madrileno al Brach Madrid, ultimo racconto di Philippe Starck
L’hotel è situato nello storico palazzo Masserano, sontuoso edificio lungo la Gran Vía
di Sara Magro
3' di lettura
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Philippe Starck colpisce ancora. E invecchiando si concede alcune libertà, per esempio affrontare i nuovi progetti per raccontare una storia. Lo ha fatto con la Maison Heler, un cottage costruito in cima a un grattacielo di Metz, in Francia, progettato come ambientazione di un romanzo che gli ospiti possono vivere da protagonisti. Al Brach di Madrid, secondo hotel del brand di Evok dopo Parigi, il suo racconto comincia da una storia d’amore tra un uomo e una donna che si incontrano, si amano e si perdono. Lui però non si arrende, parte a cercarla finché la ritrova, la sposa e la porta a vivere con sé a Madrid, in un sontuoso palazzo della Gran Vía, l’arteria principale della città. È il filo narrativo del progetto, con foto dei protagonisti realizzate con l’IA, la mappa del viaggio che incornicia le testate dei letti, e tanti indizi biografici a corredo: guanti da pugile, tamburelli, nacchere, chitarre spagnole, ventagli per innescare la fantasia.
La storia del Palazzo Masserano
Pur catturati dalla romantica scenografia di ispirazione Liberty, si scopre che palazzo Masserano ha una storia vera persino più affascinante. Tra il 1811 e il 1812 vi abitò da bambino lo scrittore Victor Hugo. Nel 1922, al piano terra, aprì Pidoux, il primo cocktail bar di Madrid (forse di Spagna): dietro il banco, Pedro Chicote, il barman più famoso della storia della mixology nazionale. Al secondo piano invece, tra il 1939 e 1990, c’era lo studio fotografico Alfonso, che documentò la Guerra Civile con bianchi e neri epici esposti nei musei. Oggi, con il progetto di Starck che ha portato l’atmosfera dei ritrovi intellettuali d’inizio Novecento, ci si siede al tavolo del bistrot-bar-pasticceria, e con tutti questi spunti in testa si guardano quadri, libri e riviste appoggiati informalmente alle pareti, la cucina a vista, i vini esposti, la mondanità a tutte le ore. Ci sono gli ospiti dell’hotel, ma anche tanti madrileni, ingolositi dalla carta di cocktail e analcolici, dalle rinomate “croquette” (sono state elette tra le migliori in città), dai dolci che gridano al peccato di gola (quanto è buona la Saint Honoré!). Come d’altronde il menù da condividere: babaganoush espresso, salmone marinato, polpo con jalapeno, insalate ai superfood.
Dalla movida al relax assoluto
Questo hotel sembra pensato per coltivare lo spirito festaiolo della città. Da ospiti è comodo trovarsi nel mezzo della movida prendendo l’ascensore. Ma anche potersi isolare nella spa sotterranea, ovattata nel silenzio di bianchi e morbidi tendaggi, per un facial hi tech, il relax nella capsula iperbarica o in una vasca calda dove si galleggia come nel ventre della mamma. Tutto è curato e si vede. Le ceramiche, gli specchi appesi ovunque (quelli del bagno sono pezzi d’arte), i colori, le divertenti infradito “take away” e la possibilità di chiedere, con consegna rapida in camera, la maschera tipo Casa di Carta che in un quarto d’ora ti rigenera la pelle del viso, e il Dyson nella versione normale o arriccia-boccoli, un’idea geniale che sdogana il concetto di sharing anche nel mondo iper personalizzato dell’alta hotellerie e scoraggia il furto (i prestiti sono tracciati dalle house keeper).
L’ultimo piano è un mix di spazi coworking e relax. C’è una sala arredata come un tinello con salotto a fianco che si usa anche per le riunioni, una terrazza con vista sui cupoloni Liberty del centro e un inatteso bronzo della Lupa con Romolo e Remo proprio davanti. Lassù i rumori sono attutiti, ma nelle camere con i bow window, pur affacciati sulla trafficata Gran Vía, il silenzio è assoluto. All’inizio del 2027, Brach apre a Roma, vicino a piazza del Popolo. Chissà quale altra invenzione ci riserverà l’imprevedibile Starck?












