Verde in città, dal clima all’acqua sempre più una risorsa
Le aree verdi riducono l’aumento delle temperature e funzionano da serbatoi di Co2, oltre che da argini per acqua e inquinamento.
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I punti chiave
- • I parchi urbani contengono l’aumento delle temperature fino a 3-5°C
- • Le aree verdi assorbono fino a circa 32,6 kg di CO₂ per metro quadrato
- • New York, Seul, Parigi, Madrid e Valencia, i vantaggi negli studi scientifici
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Con la primavera i parchi urbani tornano ad affollarsi, sempre più cuore sociale delle città. Ma è ancor più il peso economico e ambientale ad aumentare col cambiamento climatico, tanto da essere ormai un tesoretto che fa da baluardo irrinunciabile. E i cittadini per primi ne sono sempre più consapevoli.
I vantaggi per clima ed emissioni
Ogni anno registra ormai record su record di innalzamento delle temperature e questo è ancor più vero per le città con le aree urbane che hanno visto alzarsi il termometro fino a +3°C nelle aree metropolitane rispetto alle zone circostanti. Ebbene, le aree verdi sono mediamente quasi 1°C più fresche rispetto al resto della città, tanto che si stima che aumentando la copertura degli alberi del 10% si possono ottenere riduzioni anche di 3–5°C. «Questo non è solo un dato ambientale, ma ha effetti diretti sulla vita quotidiana, oltre che sui consumi energetici: meno caldo significa anche meno bisogno di aria condizionata. Sistemi come tetti verdi possono ridurre i consumi energetici degli edifici tra il 2% e il 17%, e le pareti verdi tra il 10% e il 30%», dice Benedetta Lucchitta del centro ricerca Green dell'Università Bocconi.
La letteratura scientifica mostra come le aree verdi urbane non siano più solo “decorative”: si stima che possano arrivare ad assorbire fino a circa 2,4 tonnellate di CO₂ per ettaro ogni anno. Se guardiamo allo stock complessivo, cioè a quanta CO₂ riescono a immagazzinare nel tempo, parchi e aree verdi possono arrivare fino a circa 32,6 kg di CO₂ per metro quadrato. «Tradotto in termini più intuitivi, significa che un singolo parco urbano può funzionare come un vero e proprio serbatoio di carbonio diffuso, che su scala cittadina diventa comparabile, nel suo insieme, a quello di aree forestali molto più estese», spiega.
A questo si aggiunge il tema dell’acqua. Le infrastrutture verdi, come aiuole drenanti o sistemi naturali di gestione delle piogge, possono ridurre il deflusso dell’acqua piovana fino al 26–52%. «In pratica, questo significa meno acqua nelle strade e nelle fognature durante eventi intensi, e quindi meno rischio di allagamenti», aggiunge Lucchitta.
Senza contare i benefici economici. Gli ecosistemi rappresentano una componente fondamentale del sistema economico globale: si stima che oltre il 50% del pil mondiale dipenda direttamente o indirettamente dai servizi ecosistemici. Il che significa che città che investono sui loro parchi, ancor più ridisegnando i loro paesaggi nei contesti di rigenerazione urbana, non fanno solo un investimento ambientale, ma attivano una vera e propria leva economica strategica.


