Clima ed economia

Verde in città, dal clima all’acqua sempre più una risorsa

Le aree verdi riducono l’aumento delle temperature e funzionano da serbatoi di Co2, oltre che da argini per acqua e inquinamento.

di Anna Migliorati

26 marzo 2026

Milano, la biblioteca degli alberi Luigi Narici / AGF

4' di lettura

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I punti chiave

  • • I parchi urbani contengono l’aumento delle temperature fino a 3-5°C
  • • Le aree verdi assorbono fino a circa 32,6 kg di CO₂ per metro quadrato
  • • New York, Seul, Parigi, Madrid e Valencia, i vantaggi negli studi scientifici
  • • Indagine sui parchi di Milano: uno su cinque disposto a pagare per mantenerli

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Con la primavera i parchi urbani tornano ad affollarsi, sempre più cuore sociale delle città. Ma è ancor più il peso economico e ambientale ad aumentare col cambiamento climatico, tanto da essere ormai un tesoretto che fa da baluardo irrinunciabile. E i cittadini per primi ne sono sempre più consapevoli.

I vantaggi per clima ed emissioni

Ogni anno registra ormai record su record di innalzamento delle temperature e questo è ancor più vero per le città con le aree urbane che hanno visto alzarsi il termometro fino a +3°C nelle aree metropolitane rispetto alle zone circostanti. Ebbene, le aree verdi sono mediamente quasi 1°C più fresche rispetto al resto della città, tanto che si stima che aumentando la copertura degli alberi del 10% si possono ottenere riduzioni anche di 3–5°C. «Questo non è solo un dato ambientale, ma ha effetti diretti sulla vita quotidiana, oltre che sui consumi energetici: meno caldo significa anche meno bisogno di aria condizionata. Sistemi come tetti verdi possono ridurre i consumi energetici degli edifici tra il 2% e il 17%, e le pareti verdi tra il 10% e il 30%», dice Benedetta Lucchitta del centro ricerca Green dell'Università Bocconi.

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La letteratura scientifica mostra come le aree verdi urbane non siano più solo “decorative”: si stima che possano arrivare ad assorbire fino a circa 2,4 tonnellate di CO₂ per ettaro ogni anno. Se guardiamo allo stock complessivo, cioè a quanta CO₂ riescono a immagazzinare nel tempo, parchi e aree verdi possono arrivare fino a circa 32,6 kg di CO₂ per metro quadrato. «Tradotto in termini più intuitivi, significa che un singolo parco urbano può funzionare come un vero e proprio serbatoio di carbonio diffuso, che su scala cittadina diventa comparabile, nel suo insieme, a quello di aree forestali molto più estese», spiega.

A questo si aggiunge il tema dell’acqua. Le infrastrutture verdi, come aiuole drenanti o sistemi naturali di gestione delle piogge, possono ridurre il deflusso dell’acqua piovana fino al 26–52%. «In pratica, questo significa meno acqua nelle strade e nelle fognature durante eventi intensi, e quindi meno rischio di allagamenti», aggiunge Lucchitta.

Senza contare i benefici economici. Gli ecosistemi rappresentano una componente fondamentale del sistema economico globale: si stima che oltre il 50% del pil mondiale dipenda direttamente o indirettamente dai servizi ecosistemici. Il che significa che città che investono sui loro parchi, ancor più ridisegnando i loro paesaggi nei contesti di rigenerazione urbana, non fanno solo un investimento ambientale, ma attivano una vera e propria leva economica strategica.

Da New York a Parigi le storie di rigenerazione urbana

Certo, a balzare agli occhi è prima tra tutte la dimensione sociale: una passeggiata all’aperto riduce lo stress, una corsa abbatte i costi per la salute, la socialità riduce i rischi e rende le città più vivibili. «Ecco perché è un fattore tutt’altro che marginale», dice Benedetta Lucchitta. Gli esempi non mancano. Un caso emblematico è la High Line di New York, dove una linea ferroviaria sopraelevata dismessa è stata trasformata in un’infrastruttura verde. Più che nei numeri di chi vi ci passeggia, il valore risiede nella capacità di restituire spazio pubblico verde in un contesto ad altissima densità urbana, contribuendo alla riduzione delle superfici impermeabili e al miglioramento della qualità ambientale locale.

Ancora più significativo è il caso del Cheonggyecheon a Seoul, dove un’autostrada urbana è stata rimossa per riportare alla luce un fiume storico. Un intervento che ha prodotto a cascata una riduzione del traffico veicolare, una diminuzione degli inquinanti atmosferici fino a circa −35% e una riduzione della temperatura urbana fino a 3–5°C. Allo stesso tempo, ha consentito di restituire spazio pubblico e superfici naturali alla città, trasformando un’infrastruttura grigia in un corridoio ecologico urbano.

In Europa, a Parigi la Promenade Plantée ha trasformato una linea ferroviaria dismessa in uno spazio verde sopraelevato, contribuendo alla creazione di nuovo spazio pubblico accessibile e al miglioramento della qualità ambientale urbana. A Madrid, il progetto Madrid Río ha portato all’interramento di una grande infrastruttura stradale, con una conseguente riduzione del traffico di superficie, dell’inquinamento locale e del rumore, oltre alla creazione di un ampio sistema continuo di spazi verdi lungo il fiume. A Valencia, il Parque del Turia ha convertito il vecchio letto del fiume in un’infrastruttura verde urbana, aumentando significativamente la disponibilità di spazio pubblico e contribuendo alla resilienza climatica della città.

«Questi esempi mostrano chiaramente che la rigenerazione urbana, quando integra le Nature-based Solutions, non si limita a migliorare lo spazio fisico, ma consente di ridurre pressioni ambientali, restituire spazio alla natura e migliorare le condizioni di vita urbana. In questo senso, la rigenerazione urbana può essere letta come il principale veicolo», dice ancora la ricercatrice Bocconi.

Insomma, un parco non è solo un’area verde, davanti alle sfide: «elemento distintivo è la multifunzionalità: sono in grado di affrontare simultaneamente diverse sfide urbane – conclude Benedetta Lucchitta -. Tuttavia, per realizzare pienamente questo potenziale, è necessario rafforzare il legame tra evidenza scientifica, percezione sociale e strumenti di policy, rendendo il valore della natura urbana sempre più visibile, misurabile e integrato nei processi decisionali».

Cittadini sempre più consapevoli

Una misurazione a cui i cittadini sono pronti e vivendo gli spazi verdi ne sono, anzi, i più consapevoli. Un’indagine realizzata dall'Osservatorio Sur-Lab dell'Università Bocconi su 2.007 milanesi mostra come aree verdi molto diverse tra loro influenzino benessere, sicurezza e vita quotidiana. in modo diverso: dal Trotter, vero hub sociale, a Monte Stella, percepito come meno sicuro, fino a BAM e CityLife, frequentati da chi lavora negli uffici.

L’analisi mostra come la percezione dei benefici dei parchi urbani vari in base a fattori demografici e socio-culturali: studenti, residenti, donne e anziani ne riconoscono maggiormente il valore, soprattutto per salute, socialità e ambiente. Le famiglie e i gruppi a basso reddito li apprezzano per funzioni pratiche e comunitarie, mentre i più istruiti privilegiano dimensioni estetiche e culturali, confermando il ruolo dei parchi come spazi inclusivi per la città. Addirittura il 19% degli intervistati, quindi uno su cinque, sarebbe disponibile a contribuire economicamente alla gestione e manutenzione dei parchi milanesi, con una disponibilità a pagare media di circa 22 euro all’anno a persona.

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