Venture Capital, in Europa la spinta arriva dalle grandi imprese
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Investire nello sviluppo di nuove tecnologie è spesso troppo rischioso per gli istituti finanziari tradizionali, che non sempre hanno le competenze tecniche per valutarne rischi e potenzialità. In questo spazio si inserisce il venture capital, una forma di finanziamento specializzata nel sostenere aziende innovative e startup quando il rischio è elevato, ma anche il potenziale di crescita.
I fondi di venture capital intervengono soprattutto in due momenti: nella fase iniziale, quando l’azienda necessita di capitale per sviluppare un’idea promettente, o per sostenere l’espansione di realtà già avviate, che puntano a scalare il proprio business. Attrarre investimenti verso la transizione energetica presenta sfide particolari, a causa di costi elevati e lunghi tempi di sviluppo.
Ma sono proprio queste tecnologie – come i combustibili sostenibili e le energie rinnovabili – che stanno attirando l’interesse degli investitori: tra il 2020 e il 2024, nel mercato statunitense, i rendimenti attesi dalle operazioni nel settore della sostenibilità hanno superato la media generale del venture capital .
Il mercato del venture capital
La spinta alla digitalizzazione post-pandemia ha portato il mercato del venture capital a livelli record: secondo la società di analisi finanziaria CB Insights, nel 2021 gli investimenti in equity hanno raggiunto i 663 miliardi di dollari a livello globale (+114% rispetto all’anno precedente). Dopo una brusca flessione nel 2022-2023, il mercato è tornato a crescere: nel primo trimestre del 2025 il valore degli investimenti è aumentato (+34% rispetto al precedente), anche se il numero di operazioni continua a calare, segno della cautela degli investitori. A trainare la ripresa è soprattutto l’intelligenza artificiale, che oggi attrae un finanziamento su cinque.
A inizio 2025, circa il 12% del capitale di venture globale era diretto verso l’Europa, dietro agli Stati Uniti (75%) ma ancora davanti all’Asia (9%). Tuttavia, a differenza del mercato statunitense, nel Vecchio Continente la ripresa tarda ad arrivare, frenata dalla difficoltà di attrarre investimenti nell’AI. I paesi con i volumi maggiori sono Regno Unito (16 miliardi di investimenti nel 2024), Francia (7 miliardi) e Germania (7 miliardi). L’Italia è molto più indietro, con poco più di 1 miliardo. Tuttavia, tra il 2014 e il 2024 il mercato italiano ha registrato una crescita superiore alla media europea, dimostrando almeno una certa stabilità.
Il ruolo del corporate venture capital
Oltre ai fondi d’investimento specializzati, anche le grandi imprese operano direttamente nel mercato dei venture capital. Questa forma di finanziamento non punta solo al ritorno finanziario ma ha anche un obiettivo strategico: rafforzare il business aziendale attraverso l’innovazione portata dalle startup. Questo modello sta acquistando un peso crescente in Europa: nel 2024, più di un’operazione di venture capital su cinque ha visto la partecipazione di un investitore corporate.
Il caso Eni Next
Eni Next è la società di corporate venture capital di Eni, fondata nel 2019 con sede a Boston. Investe in startup attive nell’energia pulita e nelle tecnologie digitali avanzate, con l’obiettivo di identificare tecnologie innovative per il settore energetico, supportare la strategia di decarbonizzazione di Eni e migliorare l’efficienza delle operazioni industriali. Le soluzioni sviluppate dalle startup si integrano con la ricerca di Eni, secondo la filosofia dell’open innovation: affiancare risorse interne ed esterne per trovare le soluzioni più promettenti e accelerare la crescita aziendale.
Il settore clean tech in cui opera Eni Next è spesso definito tough tech per la propria complessità tecnica, i lunghi tempi di sviluppo e la necessità di investimenti sostanziali. In questo settore Eni Next può offrire più di un semplice finanziamento: le startup hanno accesso alle competenze tecniche di Eni e alla sua conoscenza del mercato energetico.
Questo know-how è anche alla base della recente collaborazione con Azimut, leader italiano nella gestione di investimenti e patrimoni. Il gruppo ha annunciato il lancio di un fondo di venture capital focalizzato sul settore energetico, scegliendo Eni Next come uno dei consulenti strategici. La collaborazione punterà sull’esperienza di Eni Next per identificare le soluzioni più innovative e selezionare le startup con il maggiore potenziale di crescita.
I settori di investimento e la strategia di Eni Next
Eni Next ha costruito un portafoglio di oltre venti startup, concentrate su tre pilastri strategici. Il primo riguarda lo sviluppo di nuove fonti energetiche e soluzioni per ridurre le emissioni. Un esempio è la startup Commonwealth Fusion Systems società per lo sviluppo e l’industrializzazione dell’energia da fusione, che una volta portata a scala industriale, sarà in grado di fornire energia pulita con un processo sicuro e virtualmente illimitato.
Nel campo della cattura della CO₂, Eni Next ha puntato su approcci diversi: le startup Mantel e Cool Planet Technologies stanno sviluppando tecnologie per estrarre l’anidride carbonica dai gas di scarico industriali, mentre Captura estrae direttamente la CO₂ dall’oceano amplificando la sua funzione naturale di rimozione del carbonio dall’atmosfera.
Un altro ambito riguarda le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile e i prodotti a basse emissioni. Tra le startup di questo settore c’è l’italiana Energy Dome, che ha sviluppato un’ innovativa batteria a lunga durata usando componenti industriali comuni e senza ricorrere a minerali critici – approccio che nel 2023 le è valso un finanziamento di oltre 17 milioni di euro dal Consiglio europeo per l’innovazione.
Infine, Eni Next investe in tecnologie che supportano la transizione energetica attraverso soluzioni digitali all’avanguardia. Finanzia, tra le altre, la startup francese Pasqal, che sviluppa e commercializza computer quantistici, e Radical AI, che combina intelligenza artificiale e robotica per velocizzare lo sviluppo di nuovi materiali.
La strategia di investimento di Eni Next punta a sostenere l’intero ciclo dell’innovazione, affiancando le startup in fasi diverse: da quelle che stanno sviluppando un’idea promettente, dove il rischio d’investimento è maggiore e gli orizzonti più lunghi, alle realtà con un prodotto sul mercato che puntano ad espandersi, con ritorni più rapidi. Questo approccio riflette il principio della neutralità tecnologica su cui si basa la strategia di Eni per la transizione energetica, che prevede l’adozione e la ricerca di tutte le opzioni disponibili per un futuro sostenibile.


