Vento cinese sull’eolico: due terzi della crescita viene da Pechino
Il 2023 è stato un anno record per l’eolico: per la prima volta la nuova potenza installata nel mondo ha superato i 100 gigawatt grazie soprattutto alla Cina, che da sola ha fatto il 65% dell’installato annuale
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Global Wind Day: il 15 giugno è la giornata del vento, una kermesse cominciata in Europa nel 2007, che oggi coinvolge ben 75 Paesi in giro per il mondo. Dalla distribuzione di aquiloni ai bambini fino all’inaugurazione della pala eolica più alta, il vento è il protagonista assoluto della giornata, con migliaia di manifestazioni in tutto il mondo.
L’energia eolica, che ormai soddisfa quasi un quinto della domanda elettrica europea, è un pilastro fondamentale della difesa del clima, che passa necessariamente dalla transizione verso le fonti pulite e dall’eliminazione delle fonti fossili. Il 2023 è stato un anno record per l’eolico: per la prima volta la nuova potenza installata nel mondo ha superato i 100 gigawatt e la capacità cumulativa ha superato 1.000 gigawatt (1 terawatt), grazie soprattutto alla Cina, che da sola ha fatto il 65% dell’installato annuale.
Europa lontana dagli obiettivi 2030
E’ stato un anno di crescita anche per l’eolico europeo, ma siamo ancora lontani dallo sviluppo che serve per raggiungere gli obiettivi Ue al 2030 sulle rinnovabili. Lo comunica l’associazione europea del settore, WindEurope: nel 2023 sono stati installati 17 gigawatt di nuovi parchi eolici, il massimo di sempre per un singolo anno, di cui 14 gigawatt a terra e 3 gigawatt offshore. Ce ne vorrebbe il doppio, però, almeno 30 gigawatt in media l’anno, per centrare i target 2030.
Il pacchetto sull’energia del vento presentato a ottobre dalla Commissione europea mostrava gli ostacoli all’ambizione Ue di portare la potenza eolica installata dai 220 gigawatt del 2023 a oltre 500 gigawatt nel 2030: domanda insufficiente e incerta, procedure di autorizzazione lente e complesse, maggiore pressione esercitata dai concorrenti esteri e mancanza di forza lavoro qualificata. Per affrontare questi collo di bottiglia, a dicembre 26 Stati membri Ue (tranne l’Ungheria) hanno firmato una dichiarazione congiunta sull’eolico, l’European Wind Charter, che tra le varie misure punta a rafforzare la produzione di turbine nel nostro continente, modificando le regole delle aste per le rinnovabili, ad esempio introducendo criteri legati alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza informatica e alla governance aziendale.
L’anno scorso, comunque, l’eolico ha rappresentato il 19% della generazione elettrica Ue, con 475 terawattora prodotti (+13% rispetto al 2022), equivalenti alla domanda complessiva di elettricità della Francia, e per la prima volta la potenza del vento ha battuto il gas, che si è fermato a 452 terawattora. Superata anche, e di gran lunga, la generazione da carbone, che è crollata ai minimi storici con 333 terawattora prodotti (-26% rispetto al 2022). Il carbone ha generato solo il 12% dell’energia elettrica Ue lo scorso anno, secondo la European Electricity Review 2024 di Ember, think tank no-profit indipendente basato a Londra.


