Il caso

Venezia, stop ai negozi apri-e-chiudi nel centro storico: -83% di chiusure

Primi effetti positivi della delibera “anti-paccottiglia” resa definitiva a maggio: il monitoraggio del Comune di Venezia mostra un crollo delle chiusure e oltre 200 nuove aperture nelle aree tutelate del centro storico

di Margherita Ceci

Venezia (BENOIT PAVAN/Hans Lucas/AFP via Getty Images)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Diminuiscono dell’83% le chiusure dei negozi di vicinato: è il primo dato che salta all’occhio guardando il monitoraggio condotto dal Comune di Venezia sugli effetti della Dcc 26/2022, la delibera cosiddetta “anti-paccottiglia” che ha introdotto misure di regolamentazione delle attività commerciali e artigianali in alcune aree del centro storico ai fini di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

L’amministrazione cerca da tempo modalità per intervenire sulle attività apri-e-chiudi e contrastare la desertificazione commerciale, legata a doppio filo allo sfruttamento turistico. Introdotto nel post-Covid con una fase di sperimentazione triennale, il provvedimento è stato reso definitivo a maggio 2025: è vietato l’insediamento di attività «di commercio al dettaglio del settore alimentare», «artigianali/industriali di produzione», e di «preparazione e/o vendita di prodotti alimentari», a meno che non si tratti di attività di vicinato come macellerie, pescherie, prodotti agricoli, panifici e così via. Vietate anche le attività che non prevedono la presenza di personale, come lavanderie a gettoni o distributori automatici.

Loading...

Non solo: gli esercizi già esistenti hanno l’obbligo di adeguare l’impatto estetico/visivo dell’esposizione merceologica al contesto urbano. Tra le misure previste, per esempio, c’è il divieto di esporre prodotti all’esterno del negozio.

I risultati

«All’inizio ci dicevano che non sarebbe più venuto nessuno ad aprire a Venezia – racconta l’assessore comunale al commercio e alle attività produttive, Sebastiano Costalonga –. Invece piano piano i commercianti sono arrivati, molti di loro sono artigiani giovanissimi. Abbiamo dato una bella bastonata al sistema dei negozi apri-e-chiudi, che in un Paese turistico come il nostro spopola, facendo peraltro concorrenza sleale a chi invece opera per rimanere sul territorio».

E ora, a qualche anno di distanza dal provvedimento, i risultati stanno arrivando: in questa fase di sperimentazione sono stati aperti 222 nuovi esercizi, prevalentemente di moda di alta gamma e artigianato artistico, seguiti da oggetti d’arte e librerie. Inoltre, in tutto il centro storico il 71% delle nuove aperture ha interessato le aree soggette a tutela.

Il percorso normativo

Si tratta di azioni che arrivano alla fine di un percorso più lungo avviato dal Comune con la Regione Veneto: già nel 2018 infatti la giunta regionale aveva espresso una prima intesa sulla delibera comunale che limitava la ristorazione take away nel centro storico, rafforzata nel 2020 con le limitazioni introdotte nell’area di piazza San Marco e del ponte di Rialto, nel 2022 con la sperimentazione “anti-paccottiglia” e infine quest’anno con l’applicazione definitiva del provvedimento.

«Non è stato facile arrivare a fare una delibera del genere, perché non esiste una norma precisa che ci consenta di regolamentare i centri storici – prosegue l’assessore –. C’è il Dlgs 222/2016, che ci permette di intervenire in maniera molto mirata e ristretta per tutelare il patrimonio culturale, ma ad averlo utilizzato era solo Firenze e limitatamente al Ponte Vecchio, mentre noi avevamo bisogno di intervenire in tutta l’area più importante di Venezia».

Così è arrivata l’idea: individuare le strade soggette a maggior flusso turistico, grazie a una mappatura dei flussi pedonali nella città storica avviata nel 2014 e aggiornata nel 2022. In questo modo si arrivava a coprire più dei tre quarti delle nuove aperture commerciali. «Siamo intervenuti dove c’era business, ma restando nel perimetro normativo e lavorando in sinergia con Soprintendenza e Regione per individuare le zone precise su cui far ricadere il controllo del commercio - prosegue l’assessore -. A quel punto abbiamo capito che era una via percorribile e sensata, tanto che di recente abbiamo ricevuto l’attenzione di altre città come Milano, Firenze, Napoli e Roma».

La sinergia tra i comparti

Il modello però è difficilmente replicabile altrove, a meno che non si crei una vera sinergia tra i settori. «È ovvio che in una misura di questo tipo ci si scontri con diversi interessi economici di molti attori... per raggiungere un risultato così serve concertazione, serve che tutti facciano un piccolo passo indietro. Noi abbiamo lavorato con le categorie, ci siamo seduti con loro, abbiamo rivisto alcuni passaggi, perché se non fossimo stati tutti uniti sarebbe saltato tutto».

Decisiva per il risultato la collaborazione, tra categorie, istituzioni ma anche enti di ricerca. È il caso dell’Università Iuav di Venezia, con cui il Comune ha stipulato un accordo per uno studio sull’impatto delle attività commerciali del centro storico. Gli esiti della ricerca sono stati poi utilizzati da supporto per l’elaborazione degli interventi normativi.

Sempre dall’Università Iuav arriva il progetto di ricerca sulle attività storiche. Dalla ricognizione puntuale delle botteghe e delle loro insegne ne è una nato un database interattivo, una sorta di mappa consultabile tanto dai cittadini quanto dai turisti, con l’intento di promuovere anche dal basso iniziative di tutela e valorizzazione dell’identità locale.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti