Veneto, Transizione 4.0 e 5.0 spingono produttività, competitività e occupazione
Un report Fòrema: il 71,5% delle imprese ha investito in beni strumentali e tecnologie digitali e green, ma ora serve certezza delle regole e programmazione
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Transizione 4.0 e 5.0 hanno generato investimenti che hanno dato una spinta a produttività, competitività e occupazione del Veneto, ma ora l’incertezza rischia di agire come un freno.
Lo rivela una indagine di Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, condotta su un campione rappresentativo di 1.000 imprese venete (per tre quarti delle province di Padova, Treviso e Vicenza), per il 76% manifatturiere (32% metalmeccaniche), in prevalenza Pmi (75% tra 10 e 249 addetti), con un fatturato annuo tra i 2 e i 50 milioni di euro per il 69,5% (oltre i 50 milioni per il 22,5%). Nella sostanza i piani hanno avuto un impatto positivo sulla trasformazione digitale ed energetica delle aziende venete, ma l’incertezza sul nuovo piano 5.0 blocca gli investimenti.
L’impatto
Nel Veneto il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti nei piani 4.0 e 5.0, con un’accelerazione nel periodo 2022-2025: ne è derivato un impulso a produttività e occupazione, aumentata del +12,8% in quattro anni, rendendo l’88,6% delle imprese più o molto più competitive. Ma la piena efficacia - segnala il report - dipende da una condizione non negoziabile: semplicità, certezza delle regole e orizzonte pluriennale.
I risultati mostrano, innanzitutto, un livello di utilizzo molto elevato dei piani 4.0 (introdotto dalla Legge di Bilancio 2020) e 5.0 per il sostegno alla trasformazione digitale e green del sistema produttivo: il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti strumentali materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, attività di R&S e formazione del personale, usufruendo del credito d’imposta. La maggior parte degli investimenti si concentra nel periodo 2022-2025 (87% delle aziende attive). Il volume è compreso tra 100mila e 1 milione di euro per il 70,2% delle imprese, supera il milione per oltre un quinto (21,8%).
«Questi numeri ci dicono una cosa molto chiara: quando gli strumenti sono stabili e accessibili, le imprese fanno le imprese e investono, con benefici per l’innovazione, la produttività e l’occupazione. È questo il senso di una vera politica industriale per il Paese» dichiara Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est -. Le aziende hanno bisogno di certezza, continuità e coerenza delle politiche, chiedono che gli incentivi siano stabili, di semplice utilizzo e tempestivi. Abbiamo accolto con grande favore nella Legge di Bilancio 2026 il nuovo iperammortamento per investimenti agevolabili dal 1° gennaio e fino al 2028. Ma a quattro mesi dall’entrata in vigore, il potenziale della norma resta inespresso e le decisioni di investimento di molte aziende congelate, in assenza del decreto attuativo con i chiarimenti tecnici sulla misura. Dalle prime bozze, peraltro, aumentano le comunicazioni obbligatorie per le imprese, anziché semplificarle. Come è possibile trovarsi nella medesima situazione del 2025 e non aver fatto tesoro di quella esperienza frustrante per il sistema produttivo?».









