Congiuntura

Veneto Est, l’effetto Iran minaccia la debole crescita

Nel primo trimestre 2026 la produzione registra un incremento del +0,8% su base annua, ma il perdurare del conflitto aumenta i costi e mina la fiducia

Paola Carron, Presidente Confindustria Veneto Est

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La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo primo trimestre 2026 - previsioni aprile-settembre 2026) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 754 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, fotografa i primi effetti di uno scenario peggiorato.

La tendenza

I dati mostrano che l’attività manifatturiera ha aperto l’anno ancora in risalita, sebbene meno intensa del periodo precedente. Ma il conflitto in Medio Oriente riduce le attese di crescita. Nel primo trimestre 2026, la produzione registra un incremento del +0,8% su base annua (dopo il +2,6% del quarto trimestre 2025), più marcato per le medio-grandi imprese (+2,2) e il metalmeccanico (+2,6%), sostenuto dall’accumulo precauzionale di scorte. L’export risulta in tenuta, prima del conflitto, a quota +0,2%. L’impatto della guerra e dell’impennata di prezzi energetici e materie prime emerge però nella brusca flessione delle attese di produzione, stabili tra aprile e settembre per il 58,3% delle aziende, in calo per il 25,2%.

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Sul fronte delle vendite, migliora il fatturato dell’industria nel primo trimestre grazie a una crescita del 1,1% sul mercato interno, e meno (ma sempre in segno positivo= sul mercato estero (+0,2%), sintesi di una crescita per i mercati Ue (+1,0%) e di una flessione per quelli extra Ue (-1,2%). Gli ordini registrano un aumento tendenziale del 2,4%. Pressoché stazionaria, ma in rallentamento l’occupazione (-0,1%).

Peggioramento

La crisi del Golfo scoppiata a fine febbraio infiamma i prezzi delle materie prime, energetiche e non: raddoppia sino al 64% (dal 32,3), con punte del 70,1% nel metalmeccanico, la quota di chi le rileva in ulteriore aumento nei primi tre mesi. Cresce l’inflazione e la Banca centrale europea potrebbe rialzare i tassi a giugno, così l’incertezza riduce la domanda di credito: il costo del denaro in aumento per il 13,6% delle aziende, la liquidità aziendale è tesa per il 14,6%.

Il prolungarsi del conflitto amplia il suo impatto sull’economia. Il petrolio resta troppo caro, crescono i prezzi al consumo e l’attesa di un rialzo dei tassi, calano la fiducia e le attese sull’industria, che stava provando a risalire. Le previsioni per aprile-settembre sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi, ma aumenta di dieci punti la quota di chi prevede una diminuzione (25,2%), il 16,5% un aumento, a fronte del 58,3% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in calo per il 35,5%, stabili per il 52,7%. Peggiorano quelle sulla domanda estera, in calo per il 34,7% (dal 17,7), stabili per metà delle imprese e in crescita per il 15,2% (il 25,9% nelle medio-grandi). Il 34,6% prevede nuove assunzioni (il 50,1% nelle medio-grandi).

L’analisi

«Il dato sulla produzione nel primo trimestre, seppur ancora positivo, evidenzia che la frenata è in corso. Il conflitto in Medio Oriente sta impattando sulle prospettive di crescita del territorio, alimentando una fase di estrema incertezza che è la reale situazione vissuta dalle nostre aziende - commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est -. La crisi iraniana ha innescato un nuovo shock dei costi energetici e delle materie prime, e messo a rischio le catene di fornitura globali attraverso Hormuz. Sono fattori critici che colpiscono duramente l’industria, con ripercussioni in Veneto superiori alla media nazionale, per la forte vocazione manifatturiera orientata all’export. Se la durata della crisi si prolunga, se non si fermano al più presto i suoi impatti, il rischio è uno scenario di stagnazione, o peggio. Rivolgiamo un appello forte al Governo, a tutte le forze politiche e all’UE a mettere a terra con urgenza misure strutturali a sostegno dell’economia, a cominciare dall’energia che è una vera “minaccia esistenziale”».

Carron sottolinea come servano «risposte forti, immediate in Italia e in Europa per difendere la nostra industria e mobilitare investimenti, ponendo al centro la competitività rispetto a Usa e Cina che sta invadendo di beni a basso costo e alta tecnologia anche il Veneto, l’autonomia energetica, la revisione di un eccesso di regole e vincoli che il resto del mondo non ha e che ci portano fuori mercato, la possibilità di mantenere nel nostro Paese in maniera competitiva produzioni strategiche. E dopo tessile e auto, non disperdere anche filiere come il bianco e l’acciaio a causa di svantaggi competitivi insostenibili, all’origine di situazioni come Electrolux».

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