Il viaggio in Spagna

Vaticano, il Papa alle Cortes: «Le armi non costruiscono una pace duratura»

Leone nel discorso al Parlamento spagnolo, dieci minuti di applausi

di Carlo Marroni

 via REUTERS

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Dalla tutela della vita umana alla forte preoccupazione per la corsa mondiale al riarmo, passando per la centralità della famiglia e la dignità dei migranti. Sono stati questi i cardini del discorso pronunciato da Papa Leone XIV davanti al Parlamento spagnolo, dove per la prima volta nella storia un Pontefice ha preso la parola. Al termine del discorso i parlamentari – presente il premier Sanchez – hanno applaudito per oltre dieci minuti.

«Preoccupante che si presenti il riarmo come inevitabile!»

«Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare – ha detto Leone - “le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Per questo motivo, è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale». La comunità internazionale è chiamata oggi «a riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volontà di anteporre la pace al ricorso alla forza». Solo da questo rientro in campo della diplomazia e del diritto, ha quindi aggiunto il pontefice, «nascono la fiducia e la speranza», per l’intera umanità.

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«Promuovere una cultura della reciprocità»

Leone – che è arrivato in Spagna nel mezzo di una crisi politica – ha aggiunto rivolto ai parlamentari: «All’interno delle società stesse, è urgente promuovere una cultura della reciprocità. Il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario. In una convivenza matura, anche il conflitto può diventare un passaggio verso la pace, quando le differenze si lasciano mitigare dall’ascolto e si orientano al riconoscimento dei bisogni, delle aspirazioni e delle capacità di tutti». Prevost ha richiamato chi ha responsabilità pubbliche alla «tutela anche attraverso il linguaggio». «Le parole - ha affermato ancora il Santo Padre - possono aprire strade o chiuderle, possono illuminare la realtà o distorcerla fino a rendere impossibile l’incontro. Quanti esercitano una responsabilità pubblica hanno, pertanto, un obbligo speciale di custodire la parola per “disarmare il linguaggio”. La fermezza non esige disprezzo, il dissenso non comporta umiliazione».

«Mai trattare l’uomo come merce»

«La libertà moderna – ha poi detto Leone - è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana. In questa scuola interiore, i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può mai essere trattata come una merce», ha detto aggiungendo che di fronte a sfide come lo sviluppo dato dall’Intelligenza artificiale, ha invitato a far precedere la dignità umana alla utilità.

«Sui migranti nessuna nazione può essere lasciata sola»

«Il tragico dramma migratorio» va affrontato andando «oltre la semplice gestione di flussi» ha detto il Papa parlando al Parlamento spagnolo: c’è «una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra». Il Papa menziona quindi «le rotte sempre più pericolose» come quella atlantica: «È necessario rafforzare il salvataggio e l’assistenza, specialmente con una cooperazione multilaterale» poiché «nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata».

«Dare riparazioni alle vittime di abusi e includere i laici»

«Il nostro cammino è fatto di incontri», «uno dei più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione» ha detto il Papa incontrando i vescovi nella sede della conferenza episcopale spagnola (è previsto che Prevost incontri anche alcune vittime di abusi). «Le difficoltà possono essere affrontate come opportunità. A volte ci risulta difficile presentare la vocazione dei laici e la loro integrazione in questo cammino di vita che come Chiesa stiamo compiendo. D’altra parte, vediamo come in molte opere, tradizionalmente gestite da religiosi, si ricorra a collaboratori laici per poter continuare a svolgere il lavoro. È una difficoltà che possiamo trasformare in opportunità di incontro, di dialogo e di comunicazione», aggiunge ancora Papa Leone XIV. «Dipende da noi - precisa - che questi laici arrivino a percepire la loro partecipazione a questo servizio ecclesiale come una chiamata che Dio rivolge ad assumere responsabilità come cristiani, interiorizzandone lo spirito, sentendosi parte della missione».

«Difendere la vita dal concepimento alla fine naturale»

In Parlamento è tornato sui temi della morale cattolica: «Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Quando questa certezza si offusca- sottolinea il Papa - «i più vulnerabili sono le prime vittime la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità».

«Società giusta si fonda su riconoscimento dignità inviolabile»

«Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento», ha detto Papa Leone e ha aggiunto: «La Chiesa cammina con l’umanità, ne condivide le speranze e le ferite, ascolta le domande di ogni epoca e si lascia interpellare da tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi». Per questo, quando si rivolge anche alla vita pubblica, «lo fa nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilità di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare», riconoscendone «l’autonomia delle realtà terrene». Nel primo discorso di un pontefice al Parlamento spagnolo, Prevost ha, quindi, ribadito che la Chiesa, nella netta distinzione di ruoli, piani e funzioni, «offre una riflessione che nasce dal desiderio di servire il bene comune e di ricordare ciò che rende veramente umana la convivenza».

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