La polemica

Vannacci, il libro del generale spacca le coalizioni. Ecco chi lo difende e chi no

Le parole del militare non solo non sono cadute nel vuoto ma, almeno dal punto di vista politico, hanno fatto emergere distanze all’interno delle stesse coalizioni, a partire da quella del destra centro

Caso Vannacci, Salvini contro Crosetto

4' di lettura

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Probabilmente il generale Roberto Vannacci, travolto dalle polemiche dopo la pubblicazione di un libro di 300 pagine (“Il mondo al contrario”) in cui ha espresso opinioni contro gay, femminismo e migranti, non è rimasto stupito del fatto che le sue parole non solo non sono cadute nel vuoto ma, almeno dal punto di vista politico, hanno fatto emergere distanze all’interno delle stesse coalizioni, a partire da quella del destra centro. E che le cose stiano così lo si capisce dal tenore di una nota che inserisce nelle prime pagine del libro. «Quest’opera rappresenta una forma di libera manifestazione del pensiero ed espressione delle personali opinioni dell’autore e non interpreta posizioni istituzionali o attribuibili ad altre organizzazioni statali e governative».

Vannacci è stato avvicendato nel comando dell’Istituto geografico militare a favore del generale Massimo Panizzi e, contestualmente, posto a disposizione del Comando Forze Operative Terrestri.

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La linea del ministro Crosetto

Il primo a prendere posizione contro le «farneticazioni» del generale è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto (FdI), che ha annunciato una azione disciplinare esortando, via social, a «non utilizzare le farneticazioni personali di un generale in servizio per polemizzare con la Difesa e le forze armate». Il generale Vannacci, ha puntualizzato il ministro, «ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione».

La spaccatura interna alla maggioranza

Una posizione chiara, insomma, che tuttavia non è stata apprezzata da tutti. Critiche sono giunte dal “fuoco amico”, ovvero dal mondo della destra. Contro la linea Crosetto si sono mossi infatti non solo il coordinatore di FdI Giovanni Donzelli e diversi esponenti del partito, ma anche il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi: tutti hanno difeso a spada tratta il militare alto in grado. Donzelli, vicinissimo a Giorgia Meloni, responsabile Organizzazione di Fdi e vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha difeso il generale e si è mostrato quantomeno perplesso su quella che potrebbe essere percepita come un’inopportuna censura di libere idee. Stessa linea per Galeazzo Bignami, viceministro alle Infrastrutture di Fratelli d’Italia. Al gruppo di chi ha criticato la linea del ministro si è poi aggiunto Gianni Alemanno (ex ministro, ex sindaco An di Roma e leader del Forum dell’indipendenza italiana), che con toni ancora più ruvidi ha offerto la sua sponda al generale e attaccato chi da destra non difende i veri valori di destra.

La difesa del ministro

Crosetto ha negato che nel modo in cui ha agito ci siano state limitazioni di libertà, punizioni, o sacrifici in nome del politicamente corretto. «Solo senso delle istituzioni e dello Stato», ha chiarito. Il ministro ha ricordato che «le Forze Armate e di polizia, cui è consentito per legge e Costituzione, l'uso della forza, devono operare prive di pregiudizi di ogni tipo (razziali, religiosi, sessuali). Perché tutti devono sentirsi sicuri».

Il generale Vannacci destituito dal comando

Salvini sconfessa Crosetto e difende a spada tratta Vannacci

Ma ad assumere una posizione molto poco conciliabile con quella del ministro della Difesa è stato un suo collega di Governo, nonché leader di un partito, la Lega, che con Fratelli d’Italia e Forza Italia costituiscono l’attuale maggioranza. Qualche giorno di silenzio da parte del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, e poi il “botto”: interventi via social, telefonata di solidarietà al generale Vannacci, una presa di posizione netta in sua difesa e contro il «politicamente corretto». Perché lo ha fatto? Vannacci dice cose che Salvini ha sempre più o meno detto, il libro è salito ancora in classifica ed è evidente che un certo favore popolare c’è, l’area dell’elettorato di destra insoddisfatta da tanta moderazione non si può certo lasciarla ad Alemanno. Ed ecco che Salvini decide di proporsi come il suo paladino.

La concorrenza con Meloni

Con questa mossa, torna alla ribalta in modo evidente la concorrenza tra Salvini e Meloni in vista delle Europee del 2024 (tra le ipotesi che circolano in queste ore quella che Vannacci venga candidato dalla Lega, ma il diretto interessato per ora smentisce). Una Meloni che da presidente del Consiglio deve mantenere un aplomb istituzionale e rispettare determinate regole anche di comunicazione.

L’assist dell’area riformista del Pd a Crosetto

Ma le divergenze emerse dopo il caso Vannacci non riguardano solo il campo del destra centro. Tra i dem l'area riformista ha difeso l'operato di Crosetto. Da ex titolare della Difesa Lorenzo Guerini (Pd) ha definito i provvedimenti presi contro Vannacci «ineccepibili». Ma non solo lui. «Nel tentativo di sopire polemiche, Guido Crosetto dichiara che su Vannacci ha deciso non da politico. In realtà si è comportato da uomo politico che ha il senso dello Stato e delle istituzioni. Quel che dimostrano di non avere i politici della destra che lo attaccano» ha scritto, su Twitter, Piero Fassino, deputato del Partito democratico e vicepresidente della commissione Difesa della Camera. L'ala più movimentista Dem non si è accontentata della destituzione dal suo incarico di Istituto Geografico Militare di Firenze. «Il semplice trasferimento di Vannacci non è sufficiente. La sua presenza ai vertici dell’Esercito continua a recare discredito e disonore alle forze armate, a cui va sempre il riconoscimento per difendere i valori costituzionali che lui offende», ha scritto in un tweet Alessandro Zan, deputato Pd e responsabile Diritti del Partito Democratico. Così pure il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli Vannacci. «Dovrebbe essere denunciato e radiato immediatamente dall’Esercito, così da sgombrare il campo da ogni dubbio».

Il comunista Rizzo a difesa del generale

Singolare la difesa dietrologica da sinistra di Vannacci da parte di Marco Rizzo, presidente onorario del Partito Comunista dal 2023 e cofondatore della lista Democrazia sovrana popolare. «Non ero a conoscenza che il generale Vannacci avesse presentato ben due esposti alle Procura militare e alla Procura ordinaria di Roma nelle quali denunciava gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute del contingente italiano (la questione dell'uranio impoverito ha mietuto tante morti). Eppure il generale diventa un personaggio pubblico non per queste denunce ma per le sue opinioni personali scritte nel libro “Il mondo al contrario”. E viene prontamente rimosso. Chissà se la rimozione sia davvero scattata per le sue opinioni personali o per altro? … Meditate».


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