Fonti Casa Bianca: Trump fa un passo indietro dalla mediazione Russia-Ucraina. Il presidente: «Per vincere Kiev doveva attaccare Mosca»
Intanto continua la guerra: da quando Trump ha incontrato Putin ad Anchorage il 15 agosto, almeno 31 civili sono stati uccisi e altri 145 sono rimasti feriti in attacchi russi in tutta l’Ucraina
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I punti chiave
- Nyt: oggi colloqui di Rubio con colleghi Ue e ucraini
- Technicality: Podolyak: “L’articolo 5 Nato non basta, se non è automatico”
- Kiev: missili e droni russi sulle città lontane dal fronte
- Mosca: abbattuti 49 droni di Kiev in territorio russo
- Il riepilogo di Kiev: 614 droni e missili russi, mai così tanti in un mese
- Ungheria: «Sempre contrari all’adesione di Kiev all’Ue»
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Donald Trump ha deciso di fare un passo indietro nella mediazione Russia e Ucraina e vuole che Mosca e Kiev organizzino un incontro tra i loro leader senza intervenire direttamente per ora. Lo hanno riferito funzionari della Casa Bianca al Guardian. In un’intervista con il conduttore del talk Mark Levin, martedì scorso, il presidente Usa ha anche affermato di ritenere che sarebbe stato meglio per Putin e Zelensky incontrarsi senza di lui, in un primo momento. Un alto funzionario Usa ha definito la nuova posizione del tycoon una sorta di “atteggiamento attendista”, testimoniato anche dal fatto che Trump ha affidato il dossier a Rubio. “Entro due settimane sapremo se ci sarà pace in Ucraina in un modo o nell’altro. Dopodiché, forse dovremo adottare una strategia diversa», ha poi dichiarato Trump in un’intervista al Todd Starnes Show.
Non solo. Su Truth Donald Trump scrive: “È molto difficile, se non impossibile, vincere una guerra senza attaccare il Paese invasore. È come una grande squadra che ha una difesa fantastica, ma non può giocare in attacco. Non c’è possibilità di vincere!”. E ancora: “E così è stato con l’Ucraina e la Russia. Il corrotto e incompetente Joe Biden non ha permesso all’Ucraina di attaccare ma solo di difendersi e come è andata?”, ha attaccato il presidente americano ribadendo che “questa è una guerra che non sarebbe mai accaduta se fossi stato presidente” e annunciando che “ci aspettano tempi interessanti”.
Prima del dietrofront di Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva affermato che un incontro con Vladimir Putin sarebbe stato possibile solo dopo un accordo sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. “Vogliamo arrivare a un accordo sulla struttura delle garanzie di sicurezza entro sette-dieci giorni. Sulla base di tale accordo, miriamo a tenere un incontro trilaterale. Questa era la mia logica”, ha detto Zelensky ai giornalisti dopo il suo viaggio a Washington insieme ai leader europei.
“Il presidente Trump ha suggerito una logica leggermente diversa: un incontro trilaterale attraverso uno bilaterale”, aveva spiegato, “ma poi abbiamo tutti convenuto che, in ogni caso, continueremo a lavorare sulle garanzie di sicurezza, stabilendo questo quadro approssimativo, simile all’articolo 5. E quello che abbiamo oggi è il sostegno politico a questo”. “Siamo pronti per una configurazione di incontri bilaterali e trilaterali e, se i russi non sono pronti, chiediamo l’introduzione di dazi. Chiediamo ulteriori sanzioni, misure tariffarie da parte degli Stati Uniti, perché funzioneranno davvero”, ha continuato il leader ucraino, ricordando però che “non c’è ancora alcun segnale da Mosca che intenda davvero impegnarsi in negoziati sostanziali e porre fine a questa guerra”.
Sulla questione della lingua, Zelensky è stato categorico: l’Ucraina ha una sola lingua di Stato ed è l’ucraino, ha dichiarato alla stampa in merito alle richieste del Cremlino di tutelare la lingua russa all’interno dello stato di Kiev. «Abbiamo una lingua di Stato: l’ucraino. La Russia può dire quello che vuole... Credo che queste richieste siano puramente volte a imporre ultimatum e complicare il processo negoziale».







