La guerra in Europa

Fonti Casa Bianca: Trump fa un passo indietro dalla mediazione Russia-Ucraina. Il presidente: «Per vincere Kiev doveva attaccare Mosca»

Intanto continua la guerra: da quando Trump ha incontrato Putin ad Anchorage il 15 agosto, almeno 31 civili sono stati uccisi e altri 145 sono rimasti feriti in attacchi russi in tutta l’Ucraina

Aggiornato alle ore 8:25

6' di lettura

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Donald Trump ha deciso di fare un passo indietro nella mediazione Russia e Ucraina e vuole che Mosca e Kiev organizzino un incontro tra i loro leader senza intervenire direttamente per ora. Lo hanno riferito funzionari della Casa Bianca al Guardian. In un’intervista con il conduttore del talk Mark Levin, martedì scorso, il presidente Usa ha anche affermato di ritenere che sarebbe stato meglio per Putin e Zelensky incontrarsi senza di lui, in un primo momento. Un alto funzionario Usa ha definito la nuova posizione del tycoon una sorta di “atteggiamento attendista”, testimoniato anche dal fatto che Trump ha affidato il dossier a Rubio. “Entro due settimane sapremo se ci sarà pace in Ucraina in un modo o nell’altro. Dopodiché, forse dovremo adottare una strategia diversa», ha poi dichiarato Trump in un’intervista al Todd Starnes Show.

Non solo. Su Truth Donald Trump scrive: “È molto difficile, se non impossibile, vincere una guerra senza attaccare il Paese invasore. È come una grande squadra che ha una difesa fantastica, ma non può giocare in attacco. Non c’è possibilità di vincere!”. E ancora: “E così è stato con l’Ucraina e la Russia. Il corrotto e incompetente Joe Biden non ha permesso all’Ucraina di attaccare ma solo di difendersi e come è andata?”, ha attaccato il presidente americano ribadendo che “questa è una guerra che non sarebbe mai accaduta se fossi stato presidente” e annunciando che “ci aspettano tempi interessanti”.

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Prima del dietrofront di Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva affermato che un incontro con Vladimir Putin sarebbe stato possibile solo dopo un accordo sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. “Vogliamo arrivare a un accordo sulla struttura delle garanzie di sicurezza entro sette-dieci giorni. Sulla base di tale accordo, miriamo a tenere un incontro trilaterale. Questa era la mia logica”, ha detto Zelensky ai giornalisti dopo il suo viaggio a Washington insieme ai leader europei.

“Il presidente Trump ha suggerito una logica leggermente diversa: un incontro trilaterale attraverso uno bilaterale”, aveva spiegato, “ma poi abbiamo tutti convenuto che, in ogni caso, continueremo a lavorare sulle garanzie di sicurezza, stabilendo questo quadro approssimativo, simile all’articolo 5. E quello che abbiamo oggi è il sostegno politico a questo”. “Siamo pronti per una configurazione di incontri bilaterali e trilaterali e, se i russi non sono pronti, chiediamo l’introduzione di dazi. Chiediamo ulteriori sanzioni, misure tariffarie da parte degli Stati Uniti, perché funzioneranno davvero”, ha continuato il leader ucraino, ricordando però che “non c’è ancora alcun segnale da Mosca che intenda davvero impegnarsi in negoziati sostanziali e porre fine a questa guerra”.

Sulla questione della lingua, Zelensky è stato categorico: l’Ucraina ha una sola lingua di Stato ed è l’ucraino, ha dichiarato alla stampa in merito alle richieste del Cremlino di tutelare la lingua russa all’interno dello stato di Kiev. «Abbiamo una lingua di Stato: l’ucraino. La Russia può dire quello che vuole... Credo che queste richieste siano puramente volte a imporre ultimatum e complicare il processo negoziale».

Lavrov, per pace valutare legittimità firma di Zelensky

Ai distinguo e alle precisazioni che arrivano dal presidente ucraino, in attesa della definizione delle garanzie di sicurezza palesemente osteggiate da Mosca, fanno da contraltare i paletti continuamente avanzati dalla Russia. “Quando e se, si spera”, verrà firmato un accordo di pace tra Russia e Ucraina, dovrà essere “risolto il problema della legittimità della persona che firmerà questi accordi” da parte di Kiev, ha sottolineato oggi il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, riferendosi al presidente ucraino, il cui mandato è scaduto nel maggio del 2024 senza che si tenessero nuove elezioni a causa della legge marziale vigente nel Paese.

Vance: Russia vuole territori ucraini non ancora occupati

E proprio nelle ultime ore, si vanno chiarendo i termini dell’accordo sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, almeno dal punto di vista Usa. Gli europei dovranno assumersi la grande parte del peso delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ha sottolineato infatti il vicepresidente Usa JD Vance, secondo il quale l’Europa dovrà fare la “parte del leone”. “Non penso che noi dovremmo farci carico di questo peso. Credo che dovremmo essere d’aiuto se necessario per fermare la guerra - ha osservato Vance -. Ritengo che dovremmo aspettarci, e il presidente di sicuro se lo aspetta, che l’Europa svolga un ruolo guida. Qualunque sia la forma che assumerà, gli europei dovranno farsi carico della maggior parte dell’onere”.

Nei negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina, ha spiegato Vance in un’intervista a Fox News, la Russia vuole “alcuni porzioni di territorio, la maggior parte delle quali ha già occupato, ma alcune non ancora”: “Ed è proprio lì che si trova il nocciolo della trattativa”. Dal canto suo, ha aggiunto, “l’Ucraina vuole essere sicura di non essere invasa di nuovo dalla Russia. Vuole essere sicura di mantenere l’integrità territoriale a lungo termine”.

Nyt: oggi colloqui di Rubio con colleghi Ue e ucraini

Il segretario di Stato e Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Marco Rubio, terrà oggi con i colleghi ucraini ed europei “delicati colloqui diplomatici” sul conflitto in Ucraina. Lo riporta il New York Times citando un funzionario dell’amministrazione Usa, secondo cui i colloqui mirano a definire “quali potrebbero essere le garanzie di sicurezza” per Kiev, prima di un possibile incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l’omologo russo Vladimir Putin.

Technicality, Podolyak: “L’articolo 5 Nato non basta, se non è automatico”

Secondo Mikhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la proposta di offrire come garanzia di sicurezza a Kiev la possibilità di ricorrere all’articolo 5 della Nato, senza l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, non è sufficiente, perchè “non sarebbe automatico, vincolante”. Kiev deve avere “un’alleanza, una rete di relazioni. Non la Nato, ma comunque un’alleanza”, ha detto Podolyak in un’intervista a Repubblica. “Attualmente si discute di contingenti di diversi paesi, si parla di 10 Paesi, e anche la Francia è in discussione. E Giorgia Meloni propone di ricorrere all’articolo 5 della Nato, estendendolo all’Ucraina senza che entri nella Nato - ha ricordato - ma l’articolo 5 non sarebbe automatico, vincolante. E quindi bisogna ripensarlo. Perché se è solo consultivo gli alleati si potrebbero riunire e qualcuno potrebbe dire: ’Non possiamo partecipare direttamente al vostro scontro con la Russia’”.

Kiev: missili e droni russi sulle città lontane dal fronte

La Russia ha lanciato un’ondata di missili e droni contro città in tutta l’Ucraina, comprese regioni nell’estremo ovest del Paese, situate a centinaia di chilometri dal fronte. Lo riferisce il Kyiv Independent. Nella notte del 21 agosto sono state udite esplosioni nell’oblast di Rivne, dove la Russia ha lanciato bombardieri e droni, provocando l’attivazione dell’allerta aerea in tutta l’Ucraina. Tre esplosioni sono state udite nell’oblast di Rivne, dove secondo quanto riferito sono decollati caccia russi MiG-31 in grado di lanciare missili balistici Kinzhal. L’oblast di Rivne, nell’Ucraina occidentale, è lontana dal fronte e si trova a circa 304 chilometri (390 miglia) a ovest di Kiev.

Nelle ultime 24 ore, secondo quanto condivide sui propri social media lo Stato Maggiore di Kiev, ci sono stati in Ucraina 167 combattimenti tra le forze di invasione russe e quelle di difesa ucraina. Le forze russe hanno effettuato due attacchi utilizzando cinque missili, 61 attacchi aerei sganciando 127 bombe guidate e condotto 5.407 attacchi di artiglieria, tra cui 123 di lancio multiplo di razzi (MLRS). Inoltre, si legge nella nota, il Cremlino ha schierato 5.939 droni kamikaze per colpire posizioni e insediamenti ucraini.

Gli ultimi attacchi arriva pochi giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha concluso i colloqui con il presidente Volodymyr Zelensky e i leader europei alla Casa Bianca il 18 agosto, nel quadro dell’intensificarsi degli sforzi per negoziare un accordo di pace. Da quando Trump ha incontrato Putin ad Anchorage il 15 agosto, almeno 31 civili sono stati uccisi e altri 145 sono rimasti feriti in attacchi russi in tutta l’Ucraina.

Mosca: abbattuti 49 droni di Kiev in territorio russo

Le forze di difesa aerea ucraina - che hanno appena testato con successo il missile da crociera a lungo raggio ’Flamingo’, con gittata 3mila km, che presto entrerà in produzione di massa - hanno distrutto e intercettato 49 droni ucraini sopra le regioni della Russia e del Mar Nero durante la notte. Lo riferisce il ministero della Difesa russo, come riportato dalla Tass. “Durante la notte scorsa, 49 velivoli senza pilota ucraini sono stati intercettati e distrutti dai sistemi di difesa aerea in servizio”: ha affermato il ministero.

Il riepilogo di Kiev: 614 droni e missili russi, mai così tanti in un mese

Continua l’escalation di attacchi russi contro l’Ucraina. L’Aeronautica di Kiev ha denunciato che nei raid della notte scorsa, costati la vita a una persona ed il ferimento di altre 14, sono stati lanciati 574 droni e 40 missili, un numero record nell’ultimo mese. La difesa aerea riferisce di aver abbattuto 546 aerei senza pilota e 31 missili.

Media tedeschi: arrestato in Italia ucraino coinvolto in sabotaggio Nord Stream

Da registrare anche uno sviluppo “italiano” delle indagini sui responsabili del sabotaggio del gasdotto Nord Stream, in acque danesi, del settembre 2022. La polizia italiana ha infatti arrestato nella provincia di Rimini un cittadino ucraino, Serhii K., sospettato di aver partecipato al sabotaggio. Lo rende noto la Bild, secondo cui l’operazione, avvenuta nella notte del 21 agosto, è stata eseguita dai Carabinieri di Misano Adriatico in stretta collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, su mandato di arresto europeo emesso dal 18 agosto dalla Procura federale tedesca.

Ungheria: «Sempre contrari all’adesione di Kiev all’Ue»

Intanto il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha smentito con forza che Donald Trump abbia telefonato al premier Viktor Orban chiedendogli di non ostacolare l’adesione dell’Ucraina all’Ue. «Non è successo, e la nostra posizione non è cambiata: siamo contrari all’ingresso» di Kiev nell’Unione, ha comunque ribadito il ministro parlando ai giornalisti.

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