Per il progetto di Zls della Valpolcevera, denominato Green logistics valley, «abbiamo un forte ritorno da aziende che ci contattano e ci chiedono informazioni perché sarebbero intenzionate ad entrare. Si tratta anche di imprese straniere, ad esempio svizzere e olandesi e fondi d’investimento internazionali. Ma purtroppo la gestione di queste richieste non la può fare un soggetto privato». A parlare è Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi che ha messo a punto il progetto della Zls nella valle che è stata teatro del crollo del ponte Morandi e della ricostruzione (a tempo di record) del nuovo viadotto San Giorgio.
Botta sottolinea che, proprio a fronte di queste richieste sempre più pressanti, «è diventato urgentissimo giungere alla nomina, che è governativa, del commissario straordinario della Zls, per dare il via al progetto e alla sua realizzazione. Un imponente lavoro progettuale è stato condotto dalle pubbliche amministrazioni e da tutti gli stakeholder della blue economy; manca la nomina di chi dovrà prendere per mano un progetto che potrà cambiare il ruolo della Liguria e del Nordovest rispetto ai mercati centroeuropei, così come la Zal di Barcellona ha cambiato il ruolo della Spagna a livello portuale nel Mediterraneo».
Le più recenti tendenze a livello internazionale, sostiene Botta, «tra cui la Cina, con un’esperienza ultraquarantennale, ma anche più vicine a noi, come la già citata Spagna e la Polonia, hanno attribuito alle Zls il ruolo di driver catalizzatore di investimenti, per la creazione e lo sviluppo di nuove filiere innovative orientate sia all’ecosostenibilità che al potenziamento della capacità logistica e tecnologica dei loro territori».
In particolare, il caso della Zal di Barcellona, che rappresenta, secondo Botta, «l’equivalente di quella che potrebbe essere la Zls del porto e retroporto di Genova in Valpolcevera, è stata creata da oltre 10 anni ed è diventata uno straordinario strumento di sviluppo della città e del porto, contribuendo a rendere Barcellona il primo esempio nel Mediterraneo di smart port city. Partita come un incubatore di nuove forme di imprenditorialità e innovazione, con una società mista a capitale pubblico e privato, oggi riunisce, in oltre 900mila metri quadrati, quando il progetto originale ne prevedeva solo 100mila, i più importanti marchi dell’automotive (Honda, Mazda, Seat, Nissan), della distribuzione alimentare (Carrefour e Lidl), dell’e-commerce (Amazon), delle commodities (Decathlon ed Ikea), della componentistica (Scheider Electric, Inditex); a cui si aggiungono i più importanti provider della logistica: Dhl, Kuehne & Nagel, Agility, Hartrodt, Maersk e altri».
Botta sottolinea come «laboratori avanzati, centri di analisi automatizzati, sperimentazione del 5G», abbiano «consentito al porto spagnolo di diventare leader nel Mediterraneo e centro di investimenti internazionali. Totalizzando +31% nei traffici nel 2021, rispetto al 2020, e +15% nel 2020 sul 2019, con un’occupazione diretta di oltre 6mila dipendenti e il 35% di lavoro femminile, proveniente da 130 Paesi diversi. Questa stessa opportunità si offre oggi al porto di Genova».