Sanità

Vaccinazioni in calo nei Paesi dell’Ue, Danimarca e Irlanda ai primi posti

Tra paure e falsi miti, diminuisce la percentuale di chi si vaccina

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Francisco Sánchez Becerril (El Confidencial, Spagna), Alina Neagu (HotNews.ro, Romania) e Martina Bozukova (Mediapool.bg, Bulgaria)

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L’impennata durante la pandemia, poi una discesa lenta: cala, infatti, la percentuale di persone di età pari o superiore ai 65 anni che, nei Paesi dell’Ue, è stata vaccinata contro l’influenza. Secondo i dati di Eurostat si è passati dal 48,4% di persone vaccinate nel 2022 al il 47,1% del 2023.

Dati che indicano un andamento altalenante. Tra i Paesi dell’UE, la Danimarca ha registrato il tasso di vaccinazione più elevato per le persone di età pari o superiore a 65 anni pari al 77,5%. A seguire c’è l’Irlanda dove la percentuale delle persone vaccinate è stata pari al 75,7%. Poco più in basso il Portogallo con una percentuale di vaccinati pari al 71,8%. L’Italia occupa una posizione a metà strada tra la Finlandia e la Francia con oltre il 65%. In questo scenario però c’è anche chi, per vari motivi, ha deciso di non ricorrere ai vaccini. In Polonia si registra il dato più basso con una percentuale che non arriva neppure al 10% ma si ferma al 9,6%. Salendo, ma con tassi sempre bassi c’è la Slovacchia con l’11,7% e la Bulgaria con il 15,2%

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«La Bulgaria ha registrato il maggiore aumento dei tassi di vaccinazione delle persone di età pari o superiore a 65 anni, pari a un +46,2 % rispetto al 2022, davanti alla Lituania dove a crescita è stata pari al +12,1 % e alla Polonia dove la crescita è stata pari a +11,6 % - sottolinea il rapporto Eurostat -. All’altra estremità della scala, Cipro registra un -30,1%, la Svezia un -10,0% e l’Estonia con -9,5%. Tutti Paesi che hanno registrato i maggiori cali».

Il tasso più alto è stato registrato all’inizio di questa serie temporale, il 52,4% nel 2009. Al contrario, il tasso più basso del 39,9% è stato osservato nel 2015. Più di recente si è registrato un aumento dei tassi di vaccinazione antinfluenzale al 50,7 % nel 2021, prima di un leggero calo al 48,4 % nel 2022.

Nei Paesi dell’UE, esistono varie politiche per rendere i vaccini antinfluenzali disponibili al grande pubblico. «Spesso - sottolinea l’Eurostat -sono rivolti a gruppi di età più anziani o ad altre persone che hanno un rischio più elevato di scarsi risultati di salute se prendono l’influenza (come le persone immunocompromesse)». Non meno importanti i pericoli legati all’influenza. Nel 2022 ci sono stati 7.589 decessi di residenti nell’UE per influenza, equivalenti a 1,52 decessi per 100 mila abitanti. Tra questi, 6 886 decessi si sono verificati in persone di età pari o superiore a 65 anni, equivalenti a 7,01 decessi per 100.000 abitanti della stessa età. Tra i paesi dell’UE, il più alto tasso di mortalità standardizzato per influenza nel 2022 è stato riportato in Austria, con 3,73 decessi per 100.000 abitanti. I Paesi Bassi (con 3,56 decessi per influenza ogni 100 mila abitanti) e il Belgio (con 3,07 decessi per 100 mila abitanti) sono stati gli unici altri paesi dell’UE a segnalare tassi di mortalità standardizzati oltre a 3,00.

A rimarcare l’importanza dei vaccini è Roberto Monaco, segretario nazionale della Federazione degli ordini dei medici e presidente dell’Ordine dei medici di Siena. «Passato il Covid e l’emergenza in cui tutti sono stati bravi, ora ci si è dimenticati dice -. Possiamo dire che la storia insegna ma, talvolta, ci sono pessimi allievi». Eppure, ricorda il medico, «la storia insegna che le vaccinazioni hanno salvato le vite per tanti anni, pensiamo al vaiolo o alle altre malattie».

Il medico fa anche una considerazione: «Noi siamo un paese pronti a metterci in gioco quando serve - dice - e l’abbiamo visto durante l’emergenza, siamo stati bravi durante il Covid, quando ci sono stati i terremoti e le catastrofi. Però quando c’è da investire sulla prevenzione e sul quotidiano siamo meno bravi». Non è tutto. «È necessario ricordare che la vaccinazione aiuta chi non può farla - aggiunge -. Vaccinarsi vuol dire mettere al sicuro chi è vicino a noi. Per esempio un lavoratore o un familiare fragile. Quello che serve è un’attenzione alle fragilità sociali». Da qui la necessità di una maggiore attenzione alle problematiche sociali e culturali. «Tutte le volte che si parla di salute - aggiunge - bisogna pensare alla società, con un’attenzione alla scuola e alla sanità. Perché una società culturalmente forte è anche più attenta alla salute». E davanti ai dati di Eurostat «dove l’Italia non è comunque messa male», il medico sottolinea un altro dato positivo: «Secondo un sondaggio che abbiamo commissionato - conclude - l’85% delle persone crede nella scienza e nei medici. Un dato positivo e che ci fa ben sperare».

Bulgaria, coperture in ripresa dopo il crollo post-pandemia

In Bulgaria, il calo delle coperture vaccinali registrato negli anni immediatamente successivi alla pandemia è stato ormai recuperato. Nel 2021 la quota di bambini immunizzati con i vaccini obbligatori era scesa sotto il 90%, con forti resistenze alimentate dalla disinformazione online e dal discorso politico anti-vaccino promosso anche da partiti come il nazionalista filo-russo Vazrazhdane e dalla formazione dello showman Slavi Trifonov, C’è un tale popolo.

Secondo il medico di base Kostadin Sotirov, rappresentante dell’Associazione dei medici di medicina generale, la gestione esitante della campagna vaccinale anti-Covid da parte delle autorità – sintetizzata nel messaggio “ognuno decida per sé” – ha finito per condizionare negativamente anche le vaccinazioni pediatriche di routine.

Già nel 2020 si era verificata una sospensione di quattro mesi delle immunizzazioni, prima per l’influenza e poi per il Covid. La ripresa aveva permesso un recupero parziale, ma il vero calo si è manifestato nel 2021. In quell’anno la copertura dell’epatite B era pari all’89,4%, quella per polio, difterite, tetano, pertosse ed Haemophilus influenzae B all’89,5%, mentre morbillo-parotite-rosolia (MMR) si fermava all’88,7%.

Negli anni successivi, grazie agli sforzi dei medici di base e delle autorità sanitarie, le coperture sono risalite oltre i livelli pre-pandemici. Nel 2024 il 96,7% dei neonati è stato vaccinato contro la tubercolosi e il 97,6% contro l’epatite B nei primi giorni di vita. Nel primo anno di età il 94,2% dei bambini ha ricevuto il vaccino esavalente e il 93,8% quello antipneumococcico. La copertura MMR ha raggiunto il 94,2% per la prima dose (13 mesi) e il 90,5% per la seconda (12 anni).

Sono inoltre state introdotte nuove misure: dal 2025 la vaccinazione contro la varicella diventerà obbligatoria con due dosi; la vaccinazione HPV è gratuita per ragazze e ragazzi tra 10 e 14 anni, ma resta sotto il 10%, con obiettivi molto più ambiziosi per il 2030 (70% per le ragazze, 40% per i ragazzi). Circa il 40% dei neonati riceve il vaccino anti-rotavirus, anch’esso coperto dallo Stato.

Per l’influenza, invece, la copertura pubblica riguarda solo gli over 65: i vaccini non sono gratuiti per i bambini.

In Spagna calano solo le vaccinazioni antinfluenzali

In Spagna il calo più evidente riguarda i vaccini stagionali contro le infezioni respiratorie. Secondo Jaime Pérez, presidente dell’Associazione Spagnola di Vaccinologia (AEV), la copertura antinfluenzale è passata dal 70% circa del 2021 al 58,5% del 2024: una riduzione di quasi 12 punti percentuali. Un trend attribuito soprattutto alla minore percezione del rischio dopo la pandemia, nonostante l’influenza abbia causato, nella scorsa stagione, oltre 33 mila ricoveri e quasi 2 mila decessi.

La flessione riguarda in particolare gli adulti e le persone in età lavorativa, che incontrano più ostacoli logistici nell’accesso ai servizi di vaccinazione. I motivi più comuni del mancato ricorso ai vaccini includono la sensazione di “non averne bisogno”, la ridotta percezione del rischio, la difficoltà di accesso per chi lavora, ma anche la sfiducia, la paura degli effetti avversi e la disinformazione.

Per contrastare la tendenza, l’AEV ha rilanciato la campagna “Il miglior piano per questo inverno”, diffusa per il terzo anno consecutivo. Secondo il sondaggio “Gripómetro”, il 59,9% degli intervistati ha visto o sentito messaggi relativi alla campagna vaccinale antinfluenzale, e circa il 15,2% ha riconosciuto il messaggio specifico dell’iniziativa AEV. La visibilità è risultata maggiore tra le persone tra 60 e 64 anni e nelle regioni dei Paesi Baschi e della Galizia.

Il calo non riguarda invece le vaccinazioni pediatriche, che rimangono su livelli stabili e senza variazioni significative. A registrare la contrazione più forte, dopo l’anti-Covid, restano i vaccini antinfluenzali.

Romania, allarme morbillo

In Romania, il dato più critico riguarda il vaccino MMR: nel 2024 solo il 62% dei bambini ha ricevuto la seconda dose, molto lontano dal 95% necessario a prevenire le epidemie. Una fragilità che ha già avuto conseguenze pesanti. Tra settembre 2023 e agosto 2024 il Paese ha infatti affrontato la seconda epidemia di morbillo in sette anni, durante la quale sono morti 30 bambini, tutti non vaccinati. Complessivamente, più di 40 mila bambini che avrebbero dovuto ricevere la prima dose del vaccino non sono stati immunizzati e altri 77 mila non hanno completato il ciclo con la seconda dose. La copertura della prima dose, che prima della pandemia era riuscita a risalire fino all’80%, è scesa al 78% nel corso dell’ultimo anno.

Secondo Gindrovel Dumitra, coordinatore del Gruppo di vaccinologia dei medici di famiglia, questa situazione non è più legata a difficoltà di approvvigionamento come nel 2016, quando il Paese aveva attraversato la precedente epidemia. Negli ultimi anni i vaccini sono sempre stati disponibili, ma le resistenze dei genitori, alimentate da timori e disinformazione, continuano a rappresentare un ostacolo. Dumitra ricorda che la diffidenza verso l’MMR affonda le radici nel 1998, quando venne diffuso l’ormai smentito legame tra vaccini e autismo. Nonostante la completa assenza di prove scientifiche, quel sospetto ha continuato a circolare e basta “che venga instillato un minimo dubbio”, osserva il medico, per minare la fiducia della popolazione.

Anche le coperture per altri vaccini obbligatori mostrano criticità. Nel 2024 il 79% dei bambini ha ricevuto la prima dose del vaccino contro difterite, tetano e pertosse, mentre 38 mila non sono stati vaccinati nemmeno una volta. In controtendenza, i vaccini più recenti registrano invece progressi costanti. La vaccinazione contro l’HPV, resa gratuita per ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 19 anni, ha migliorato le coperture in modo significativo tra il 2019 e il 2024. Lo stesso è avvenuto per i vaccini contro il rotavirus, l’Haemophilus influenzae di tipo b e lo pneumococco, con effetti misurabili: secondo OMS e UNICEF, le nuove coperture hanno contribuito a una riduzione delle infezioni da HPV e dei tumori correlati, oltre che dei ricoveri per diarrea da rotavirus, polmoniti e malattie invasive nei bambini.

La Romania resta però frenata da un insieme complesso di ostacoli. Le resistenze culturali e la paura degli effetti avversi si sommano alle difficoltà delle famiglie più mobili o marginalizzate, mentre la disinformazione, amplificata dai social network, continua ad avere un impatto significativo sulla percezione del rischio. A questi fattori si aggiungono problemi di sistema, come la burocrazia, la mancanza di programmi di vaccinazione nelle scuole e le difficoltà logistiche che molte famiglie incontrano negli spostamenti. Un quadro che rende ancora più urgente il recupero delle coperture, soprattutto in vista delle stagioni epidemiologiche future.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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