Energia

Utility, 19 miliardi di investimenti per la transizione green

E' la stima fornita da Utilitalia per i prossimi cinque anni. Il vice presidente vicario Dal Fabbro: «Le reti elettriche la sfida delle sfide, oltre allo sviluppo delle rinnovabili, senza perdere di vista tecnologia e attenzione al territorio»

di Cheo Condina

Pannello solare (Adobestock)

3' di lettura

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Investimenti monstre per 19 miliardi, nei prossimi cinque anni, «a partire dalle reti elettriche, che saranno la sfida delle sfide». Ad annunciarli è il vice presidente vicario di Utilitalia (nonché presidente esecutivo di Iren), Luca Dal Fabbro. A metterli sul piatto saranno – secondo le stime della Federazione delle aziende di servizi pubblici in elettricità, gas, acqua e ambiente – saranno le principali utility italiane per far fronte alla radicale trasformazione del settore, oltre che ovviamente agli obiettivi di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici. Del resto, come noto, con il Green Deal e la Legge Europea per il Clima, l’Ue ha individuato come punto di attenzione la neutralità climatica al 2050.

Si tratta di un percorso ambizioso che chiama in causa le utility – evidenzia Dal Fabbro – principalmente su tre fronti, acqua, reti e sviluppo delle rinnovabili, il tutto «ragionando sulle nuove tecnologie a disposizione sul mercato» e senza perdere di vista la propria mission storica, cioè «investire sui territori e fornire servizi di alta qualità e competitivi ai clienti».

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Il cambio di passo sugli investimenti

Percorrere questa strada non sarà semplice, anche se le utility stesse hanno dimostrato negli ultimi anni grande resilienza a fronte di choc importanti, a partire dal Covid e dall’impennata dei prezzi delle commodity seguita alla guerra in Ucraina. Questa volta, di certo, sarà necessaria un’evoluzione e, in alcuni casi, la trasformazione di tutti i principali segmenti della filiera energetica, con la conseguente necessità di ingenti investimenti, che Utilitalia ha quantificato appunto in 19 miliardi.

L’analisi – presentata oggi nel corso dell’assemblea annuale che celebra i 10 anni della Federazione – ha anche “scomposto” dal punto di vista settoriale i capex previsti per il prossimo quinquennio: 7,6 miliardi saranno destinati ad investimenti per le reti elettriche, del gas e del teleriscaldamento, 7,7 miliardi alla produzione di energia rinnovabile e non rinnovabile, 1,5 miliardi all’efficientamento energetico e alla mobilità sostenibile.

 

Le grandi sfide: reti e capacità rinnovabile

La sfida sulle reti, secondo Dal Fabbro, è la principale, sia per l’ammontare degli investimenti previsti sia per il contesto che si prospetta: «il surriscaldamento globale richiede più energia così come lo sviluppo dei data center, oggi le reti italiane – per quanto ben strutturate rispetto ad altri Paesi europei – non sono disegnate per sopportare un aumento così rilevante sia dei carichi sia delle temperature». Al proposito, Utilitalia sollecita «semplificazioni normative per la realizzazione delle opere di rete da parte dei distributori».

Altro capitolo da affrontare è quello delle sviluppo delle rinnovabili: oggi «aumentano a un ritmo importante che tuttavia dobbiamo mantenere aggiungendo nuova capacità e facendo repowering su quella esistente», osserva Dal Fabbro. L’obiettivo? «Potenziare l’autonomia strategica del Paese, cosa non facile: non dico sostituire il gas, che continuerà ad essere essenziale, ma sicuramente affiancarlo con maggiore capacità green, solare in particolare. – aggiunge – In sintesi, produrre più energia a un prezzo competitivo che ci mette al riparo da potenziali crisi». E in quest’ottica, Utilitalia caldeggia anche di risolvere «in modo pragmatico ed efficace» il nodo delle concessioni idroelettriche.

 

Il ruolo della tecnologia e del territorio

In tutto ciò, secondo Dal Fabbro, le utility dovranno anche iniziare a ragionare sulle nuove tecnologie, sui data center e sulla rivoluzione digitale che si affianca a quella energetica: «ci sarà una maggiore convergenza tra punti di consumo digitale e produzione energetica, come avviene peraltro in America». Senza dimenticare, conclude, che «la nostra ragion d’essere è investire sui territori; la prima condizione è che il servizio al cliente sia il migliore possibile e i servizi competitivi, dalle rinnovabili alla filiera ambientale, dove dobbiamo essere più bravi a creare valore e nel gestire il ciclo dei rifiuti in maniera più efficiente».

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