Economia circolare

Usare materiali riciclati riduce i consumi energetici: misurati i risparmi in 40 filiere

Uno studio di due anni di Utilitalia con Enea propone due strumenti per valorizzarli: titoli di efficienza energetica circolare (TEEC) e crediti di carbonio circolare (3C)

di Sara Deganello

Riciclo della plastica

4' di lettura

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Valorizzare i potenziali risparmi di energia (e di emissioni) conseguenti all’utilizzo di materiali riciclati al posto di quelli vergini nella produzione di nuovi manufatti, attraverso meccanismi analoghi a quelli dei titoli di efficienza energetica e dei crediti di carbonio. È questo l’obiettivo del progetto TE3C presentato da Utilitalia con Enea il 27 febbraio 2025, dopo due anni di studio. Il nome mette insieme proprio i due nuovi strumenti frutto della ricerca: il primo, titoli di efficienza energetica circolare (TEEC), misura l’impatto sui consumi energetici, mentre il secondo, crediti di carbonio circolare (3C), sulle emissioni di CO2.

Alluminio campione

Lo studio ha riguardato più di 40 filiere del riciclo, analizzando l’intero ciclo di vita attraverso dati di letteratura e con la raccolta di dati primari presso impianti di riciclo di aziende associate a Utilitalia e soggetti terzi (cartiere). Ha calcolato che per il cartone, per esempio, il risparmio di energia (espresso poi anche in emissioni evitate) è di 0,25 tonnellate di petrolio equivalente per tonnellata di materia riciclata utilizzata, un valore che sale a 0,58 per il vetro a 1,11 per il Pet, a 2,86 per l’acciaio, a 3,11 dell’alluminio, il materiale campione per riutilizzo. Questi coefficienti, misurati per i diversi materiali e certificati da ente terzo, diventano la base per calcolare i nuovi crediti circolari proposti dal progetto. E c’è anche l’ipotesi di registrare un marchio in grado di rappresentarli.

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Contributo economia circolare

Come spiega presidente di Utilitalia Filippo Brandolini, «oltre al tema fondamentale dell’economia circolare il riciclo può offrire un contributo importante anche sul fronte della decarbonizzazione e quindi della transizione energetica. La decarbonizzazione, nel quadro delle azioni per la transizione ambientale, è uno dei pilastri della politica dell’Unione Europea. Molto si è fatto nel settore energetico ma poca o nessuna attenzione finora è stata data a quanto può contribuire ad essa l’economia circolare. Questo studio pone le basi per favorire l’utilizzo delle materie secondarie in sostituzione delle materie prime, attraverso un meccanismo analogo a quello attualmente esistente per il mercato dei titoli di efficienza energetica e a quello dei crediti di carbonio. Permette inoltre di incentivare l’uso delle materie secondarie nei processi produttivi, favorendo un corretto funzionamento delle filiere del riciclo. E, infine, può garantire una maggiore resilienza del sistema Italia rispetto all’approvvigionamento delle materie prime in generale e delle materie critiche e strategiche in particolare».

«L’economia circolare gioca un ruolo fondamentale per raggiungere la neutralità climatica, perché trasforma il modo in cui produciamo, consumiamo e gestiamo i materiali minimizzando le emissioni di CO₂ e ottimizzando l’uso delle risorse», conferma Claudia Brunori, direttrice del dipartimento Enea Sostenibilità, Circolarità e Adattamento al Cambiamento climatico dei Sistemi produttivi e territoriali: «Enea è in prima linea per accelerare questa transizione, sviluppando tecnologie e soluzioni concrete come il software sviluppato con Utilitalia, in grado di quantificare e valorizzare i risparmi energetici e la riduzione delle emissioni climalteranti derivanti dall’uso di materiali riciclati al posto di quelli vergini».

Portale web

Un’altro dei risultati del lavoro è un portale online, al momemento in fase di test, che consente a una estesa platea di potenziali utilizzatori come imprese, associazioni di categoria, Università, di potervi accedere sia per alimentare il database stesso sia per verificare la possibilità di richiedere crediti di energia e carbonio secondo i meccanismi descritti di TEEC e 3C.

La creazione del mercato

«Questo progetto è partito un po’ di anni fa quando l’industria del riciclo ha cominciato a lavorare su volumi importanti e si è trovata ad affrontare un tema inedito: le materie prime riciclate sono dovute entrare in mercato competitivo, misurandosi con i costi delle materie prime vergini. Perché se da una parte noi abbiamo l’obbligo di servizio e di raggiungimento di determinati target ambientali, dall’altra questi obblighi possono non sposarsi con le esigenze del mercato: si vedano le situazioni in cui è difficile vendere plastica riciclata ma anche carta e cartone perché la materia vergine costa meno. Da qui l’idea di misurare anche il contributo sulla decarbonizzazione. Prima mettendo nero su bianco con Enea i coefficienti di risparmio energetico che l’utilizzo di materia riciclata porta, e poi di premiarli», spiega ancora Brandolini.

La creazione di un mercato per la materia riciclata è una condizione di funzionamento dell’intero processo, e non è ancora stata pienamente realizzata. «Se viene meno lo sbocco finale si mette in crisi anche il processo di raccolta. Questo progetto può assicurare lo sbocco finale alle raccolte, quindi minor costo della Tari per i cittadini, una maggiore garanzia economica per soggetti che fanno riciclo e una maggior sicurezza per la manifattura italiana che può approvvigionarsi in Italia. Si tratta di un beneficio a tutta la filiera», aggiunge Luca Mariotto, direttore del settore Ambiente di Utilitalia.

I prossimi passi

«Abbiamo portato questo studio al ministero dell’Ambiente, al Gse, ne abbiamo discusso con le categorie produttive di vetro, carta, plastica: riteniamo che sia un progetto che possa interessare la filiera dei rifiuti ma anche quella manifatturiera per renderla più decarbonizzata. Ne abbiamo parlato anche a livello europeo: abbiamo riscontrato un certo interesse», conclude Brandolini.

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