Si riaccende la campagna elettorale

Trump: «L’attentato è colpa del linguaggio incendiario di Harris». L’attentatore non ha sparato

Dalla Florida, iI candidato repubblicano, scampato all’azione di un folle, riaccende la campagna attaccando i rivali. Arrestato l’attentatore

di Marco Valsania

Chi e' Ryan Routh, l'uomo che voleva sparare a Trump

4' di lettura

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L’ombra di attentati e violenza si allunga nuovamente sulle elezioni americane.

Secret Service, Fbi e forze di polizia hanno sventato in extremis quello che è stato definito come un possibile «tentativo di assassinio» di Donald Trump. L’episodio si è concluso senza vittime, con l’ex presidente e portabandiera repubblicano alla Casa Bianca illeso.

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Ma ha subito infiammato la campagna: Trump ha accusato i democratici di usare contro di lui una «retorica» che provoca attentati. Mentre sono esplose le polemiche sulla capacità del Servizio Segreto di garantire la sicurezza dei candidati.

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Agli arresti, con le indagini federali in corso, è finito il 58enne Ryan Wesley Routh, incriminato in serata per due reati legati al possesso illegale di armi.

Sarebbe lui l’uomo scoperto dagli agenti domenica 14 settembre a puntare un fucile semiautomatico dai cespugli nei pressi del Trump International Golf Club di West Palm Beach in Florida, dove l’ex presidente stava giocando a poca distanza dalla sua residenza di Mar-a-Lago. Il Secret Service ha aperto il fuoco e messo in fuga il potenziale attentatore, poi fermato in auto 60 chilometri più a nord.

Ryan Routh non ha sparato colpi né al tycoon né agli agenti del Secret Service. E ha agito da solo. Lo ha detto Ronald Rowe, il direttore ad interim dell’agenzia, in una conferenza stampa in Florida. Routh aveva scritto un libro autopubblicato su Amazon nel quale diceva ai lettori che erano «liberi di uccidere» il tycoon, che viene definito un «folle», «idiota» e «buffone». A corredo del testo di 291 pagine sconclusionato e delirante e intitolato La guerra impossibile da vincere dell’Ucraina, ci sono immagini crude di soldati e civili provenienti da conflitti in tutto il mondo. La prosa sembra quello di un esperto di eventi mondiali più che di un imprenditore edile con precedenti penali.

Chi e' Ryan Routh, l'uomo che voleva sparare a Trump

Il profilo di Routh - che sarebbe rimasto appostato per 12 ore in attesa di Trump - suggerisce il gesto isolato di un uomo instabile, pronto ad atti irrazionali e con sogni di immolarsi per l’Ucraina. Anche se ciò non diminuisce la gravità della crisi: Rafael Barros del Secret Service ha definito il «livello della minaccia» nel clima attuale come «elevato».

Lo scontro politico si accende

I riflessi su uno scontro politico duro e incerto non hanno tardato. Trump ha inviato raffiche di messaggi. Alcuni per rassicurare: «Voglio che sappiate che sto bene». Altri per mobilitare: «Nulla mi frenerà. Non mi arrenderò mai». Non basta: «Sono ancora più determinato... Ci sono persone al mondo che faranno di tutto per fermarci». Infine su Fox Digital, anziché invitare all’unità del Paese contro la violenza, ha denunciato i rivali democratici per il loro «linguaggio incendiario» che motiverebbe gesti quali quello di Routh. Elon Musk, su X ha postato e poi cancellato tesi da vero complotto: «Nessuno sta cercando di assassinare Biden/Kamala».

Sobria la replica della Casa Bianca: Kamala Harris, vicepresidente e candidata democratica alla presidenza contro Trump, si è detta «profondamente turbata» dagli eventi, ha ribadito che «la violenza politica non ha posto negli Stati Uniti» e ha espresso sollievo per l’incolumità di Trump. Il presidente Joe Biden ha dichiarato che «Trump grazie a Dio è Ok» e ha aggiunto che il Secret Service «ha bisogno di rinforzi e il Congresso deve agire». Il presidente ha detto di aver chiamato Trump ma di non averci parlato perché «non era disponibile. Riproverò più tardi», ha detto il presidente.

Tra le conseguenze immediate del potenziale attentato ci sono proprio nuove critiche al Servizio che protegge presidenti e candidati. È già reduce da svolte al vertice in seguito al precedente attentato contro Trump, quando meno di due mesi fa, durante un comizio a Butler in Pennsylvania, un giovane cecchino dal movente oscuro sfuggì alla sorveglianza ferendo l’ex presidente e uccidendo uno spettatore. Questa volta è intervenuto in tempo, grazie ad un agente in avanscoperta che ha notato la canna del fucile, ma resta il fatto che un uomo armato è arrivato a forse 300 metri da Trump. In gioco sono ora sistemi di protezione per i candidati riservati a presidenti in carica.

Un impatto potrebbe esserci anche sui futuri programmi delle campagne, in omaggio a una maggior cautela che potrebbe imbrigliare lo sprint finale verso le urne di novembre. Tra le misure allo studio dell’entourage di Trump ci sarebbero inoltre strette nelle comunicazioni dei movimenti, nel timore che talpe li diffondano in anticipo.

L’attentatore, un uomo disturbato

Dalle prime ricostruzioni, l’uomo che ha ancora una volta scioccato la corsa elettorale ha una storia ricca di campanelli d’allarme. Nel 2022 Routh su X aveva detto di voler diventare «un volontario per combattere e morire» in Ucraina. Aveva cercato di arruolarsi senza successo, privo di esperienza militare e avanti negli anni.

Kiev ha preso le distanze dalle sue velleità: «Non ha mai servito nella Legione Internazionale» nè avuto «alcun rapporto» con noi. Intervistato dal New York Times nel 2023 per un articolo su civili americani che volevano aiutare l’Ucraina, aveva raccontato piani fantasiosi per reclutare ex soldati afghani. Il figlio ha detto che odiava Trump. Negli anni aveva più volte esibito comportamenti ad alto rischio, passando dalla Carolina del Nord, dove riparava tetti, alle Hawaii. Nel 2002 era stato arrestato due volte per possesso di armi particolarmente letali, compresa una mitragliatrice con cui si era asserragliato in un magazzino.

Tra i cespugli della Florida, a poche centinaia di metri da Trump, ha lasciato un fucile tipo Ak47 con mirino telescopico, due zaini con piastre anti-proiettile e una telecamera GoPro per filmare le sue gesta. «Con quell’arma e il mirino una simile distanza non è certo proibitiva», ha detto Ric Bradshaw, sceriffo di Palm Beach.

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