L’intervista al Wsj

Usa, Trump apre alla possibilità che l’Ice lasci Minneapolis

Il presidente Usa: la Casa Bianca «ha riesaminato tutto» sulla sparatoria e l’amministrazione «prenderà una decisione» sull’operato dell’agente federale che ha ucciso Alex Pretti

Attivisti partecipano alla manifestazione “Contro la violenza” davanti alla Florida International University di Miami, Florida, Stati Uniti, il 25 gennaio 2025. I manifestanti chiedono responsabilità, trasparenza e un’indagine indipendente sulle azioni degli agenti federali coinvolti nell’uccisione di Alex Pretti da parte degli agenti federali a Minneapolis sud, Minnesota. EPA/CRISTOBAL HERRERA-ULASHKEVICH

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Donald Trump ha detto al Wall Street Journal che la Casa Bianca «ha riesaminato tutto» sulla sparatoria di Minneapolis e che l’amministrazione «prenderà una decisione» sull’operato dell’agente federale che ha ucciso Alex Pretti. Ha anche aperto all’ipotesi di un ritiro, almeno parziale, delle squadre schierate in Minnesota: «A un certo punto ce ne andremo», ha affermato, senza indicare tempi, aggiungendo però che resterà «un gruppo diverso» per occuparsi di frodi finanziarie e presunti scandali sui fondi pubblici. È la prima crepa, almeno sul piano comunicativo, in una linea che finora ha difeso l’operazione dell’Ice e ha attribuito la responsabilità del caos ai Democratici e alle “città santuario”, cioè a quei contesti urbani che limitano la collaborazione con l’immigrazione federale.

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L’uccisione di Alex Pretti e il nodo dei video

Alex Pretti, 37 anni, cittadino statunitense e infermiere di terapia intensiva, è stato ucciso a Minneapolis il 24 gennaio scorso durante un’operazione condotta da agenti federali legati all’enforcement dell’immigrazione. Il Dipartimento per la Sicurezza interna (Dhs) ha sostenuto che gli agenti abbiano sparato per legittima difesa, descrivendo un contatto degenerato e un rischio immediato. Ma Reuters ha verificato filmati di passanti in cui Pretti appare con un telefono in mano, viene colpito con spray al peperoncino, placcato e poi raggiunto da colpi mentre è a terra.

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Anche ABC News ha ricostruito una cronologia minuto per minuto e ha riferito di un’analisi audio forense sui video: dieci colpi sarebbero stati sparati in meno di cinque secondi, un dettaglio che ha contribuito ad alimentare interrogativi sulla proporzionalità dell’uso della forza.

Trump, nell’intervista al Wsj, non ha risposto in modo diretto quando gli è stato chiesto se l’agente abbia agito correttamente, ma ha spostato il ragionamento sulla presenza di un’arma e sul contesto di piazza, dicendo di non gradire le sparatorie e, insieme, criticando l’idea che qualcuno partecipi a una protesta portando un’arma «potente». Secondo il Guardian, persino gruppi pro-armi hanno chiesto un’indagine completa sul caso Pretti, temendo che la storia finisca per diventare un precedente contro il porto legale.

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Renee Good e l’escalation

A inizio gennaio, a Minneapolis, un agente dell’Ice ha ucciso Renee Nicole Macklin Good, 37 anni, madre di tre figli. Per l’opinione pubblica locale, le due morti in meno di un mese contribuiscono ad alimentare la percezione di una “militarizzazione” delle operazioni federali e di un deterioramento rapido dei rapporti tra agenti e istituzioni cittadine.

Da quel momento, Minneapolis ha iniziato a essere trattata come una cartina di tornasole nazionale. Le manifestazioni si sono ripetute e il tema non è rimasto circoscritto al Minnesota.

Walz, i sindaci e lo scontro con Washington

Il governatore democratico Tim Walz ha chiesto pubblicamente a Trump di ritirare gli agenti federali dallo Stato, sostenendo che la situazione sia degenerata e che le autorità locali debbano poter operare senza interferenze. Il punto non riguarda soltanto la richiesta di “andarsene”, ma anche l’accusa, ripetuta da più parti, che i federali abbiano limitato l’accesso alle prove e abbiano complicato le indagini sul terreno. Reuters ha riferito di frizioni con la polizia locale e di ostacoli operativi nella fase immediatamente successiva alla sparatoria.

In parallelo, una giudice federale ha fissato un’udienza per lunedì 26 gennaio per valutare la richiesta di fermare almeno temporaneamente il giro di vite in Minnesota.

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La mossa di Lindsey Graham

Il Wall Street Journal ha riportato che il senatore repubblicano Lindsey Graham ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge per porre fine alle politiche “santuario”, con l’obiettivo di arrivare a un voto in settimana. Trump ha ripreso questa impostazione sui social, attribuendo ai Democratici la responsabilità del «caos» e sostenendo che abbiano incoraggiato l’ostruzione delle operazioni federali.

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