Al Congresso

Usa, accordo sullo shutdown al Senato. Trump: «2mila dollari a ogni americano grazie ai dazi»

La votazione si è tenuta domenica sera, dopo 14 tentativi falliti

Il leader della maggioranza al Senato Usa  John Thune  REUTERS/Aaron Schwartz

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Il Senato ha approvato domenica sera tardi la prima fase di un accordo che porrebbe fine allo shutdown del governo statunitense, iniziato il 1° ottobre. La misura procedurale che consente di tenere altre votazioni essenziali per l’accordo a partire da oggi lunedì è stata approvata con un minimo di 60 voti favorevoli, dopo che otto senatori democratici hanno rotto con la leadership del partito per sostenere l’accordo. Quaranta senatori hanno votato contro.

«Sembra che ci stiamo avvicinando molto alla fine dello shutdown» del governo Usa, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti dopo l’accordo raggiunto in Senato per finanziare le attività governative fino al 30 gennaio.

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Trump, che ha graziato Giuliani e gli alleati che contestarono il voto del 2020, ha anche assicurato che ogni cittadino americano, ad eccezione di chi percepisce redditi elevati, riceverà un bonus di “almeno 2mila dollari” grazie ai dazi imposti sui commerci internazionali. “Ora siamo il Paese più ricco e rispettato del mondo, quasi senza inflazione”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. «Si pagherà un dividendo di almeno 2mila dollari a persona (senza includere chi ha redditi alti) a tutti», ha aggiunto il presidente, difendendo la sua politica commerciale pochi giorni dopo che una maggioranza dei giudici della Corte Suprema ha manifestato scetticismo riguardo alla decisione da parte di Trump di ricorrere ai poteri economici di emergenza per imporre i dazi globali.

L’accordo sullo shutdown invece è stato raggiunto dopo negoziati ininterrotti durante tutto il fine settimana. Questo shutdown è il più lungo mai registrato negli Stati Uniti e ha portato alla messa in congedo di circa 1,4 milioni di dipendenti federali e lo stop di viaggi aerei e dei sussidi alimentari per 41 milioni di americani a basso reddito.

Le votazioni sono state tenute aperte in aula al Senato per oltre due ore per consentire il voto finale “a favore”, espresso dal senatore repubblicano del Texas John Cornyn, che domenica sera si è recato a Washington, D.C. per la discussione. I senatori hanno applaudito quando Cornyn è entrato per votare a favore della misura, poco prima delle 22,50.

L’accordo non include quella che era stata la richiesta principale dei Democratici: un’estensione dei crediti d’imposta dell’Affordable Care Act, che scadranno alla fine di dicembre. Tuttavia, per la prima volta dall’inizio dello shutdown, l’accordo include la garanzia da parte dei Repubblicani di votare a dicembre su un disegno di legge scelto dai Democratici per estendere tali sussidi, che oltre 20 milioni di americani utilizzano per ridurre il costo dei piani di assicurazione sanitaria.

L’accordo dovrà essere approvato dalla Camera dei Rappresentanti e firmato dal Presidente Donald Trump. Prevede l’annullamento di tutti i licenziamenti permanenti dei dipendenti pubblici durante lo shutdown. Garantisce inoltre che tutti i dipendenti federali percepiscano i loro normali stipendi retroattivamente, quelli maturati durante lo shutdown, quando a molti di loro non è stato permesso di lavorare.

Il pacchetto include disposizioni per un processo di bilancio bipartisan e per impedire alla Casa Bianca di utilizzare risoluzioni continue per finanziare il governo. Fino a settembre, inoltre, finanzierà il programma SNAP, che aiuta a sfamare 42 milioni di americani attraverso i sussidi alimentari.

Usa, trovato un accordo tra i senatori per porre fine allo shutdown

La scorsa settimana l’amministrazione Trump ha dichiarato che non avrebbe erogato i sussidi SNAP a novembre a causa della chiusura delle attività, e venerdì ha ottenuto un’ordinanza temporanea dalla Corte Suprema che bloccava la sentenza di un giudice federale che imponeva il pagamento completo dei sussidi SNAP ai beneficiari questo mese.

Con Cornyn assente, il voto per oltre 25 minuti è rimasto bloccato a 56 voti favorevoli e 40 contrari, con altri tre senatori repubblicani, Rick Scott della Florida, Ron Johnson del Wisconsin e Mike Lee dello Utah, che non hanno votato per ragioni poco chiare. Tutti e tre hanno infine votato a favore, in rapida successione, dopo aver parlato con il leader della maggioranza al Senato John Thune. Un repubblicano, Rand Paul del Kentucky, ha votato contro la misura.

«Dopo 40 lunghi giorni, spero che potremo porre fine allo shutdown», ha dichiarato Thune prima del voto. I tentativi di Thune di approvare una risoluzione per la riapertura del governo erano falliti nelle 14 votazioni precedenti, prima di domenica sera.

Thune ha negoziato l’accordo con la Casa Bianca e tre membri del caucus democratico, le senatrici Jeanne Shaheen e Maggie Hassan, entrambe democratiche del New Hampshire, e il senatore indipendente Angus King del Maine.

Gli altri democratici che hanno votato a favore dell’accordo sono stati il capogruppo del partito, Dick Durbin dell’Illinois, Catherine Cortez Masto e Jacky Rosen del Nevada, John Fetterman della Pennsylvania e Tim Kaine della Virginia.

Il senatore Bernie Sanders, un indipendente del Vermont che si schiera con i Democratici, ha definito l’accordo “orribile” e ha affermato che l’accordo dei Repubblicani di programmare una votazione il mese prossimo sui crediti ACA è stato un “gesto totalmente insensato”.

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