«Hands off», 1.200 proteste anti-Trump in tutti gli Usa
Da Washington DC a Los Angeles passando per gli stati del Sud, manifestazioni contro lo «smantellamento» delle istituzioni voluto da The Donald e i suoi alleati miliardari
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I punti chiave
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«Hands off», ovvero giù le mani: è lo slogan della più grande protesta anti-Trump e anti-Musk in Usa e nel mondo da quando The Donald è tornato alla Casa Bianca. Nei 50 Stati Usa e a Washington sono state organizzate oltre 1.200 manifestazioni, mentre varie forme di contestazione sono andate in scena in vari Paesi stranieri, dal Canada al Messico, dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna al Portogallo e all’Italia, con iniziative tra l’altro a Londra, Parigi, Roma.
Washington, epicentro delle proteste
Le proteste hanno toccato varie città americane, da New York a Boston, da San Francisco a Portland, da Los Angeles agli stati del Sud da sempre feudo repubblicano. Ma l’epicentro è stata Washington, dove migliaia di attivisti si sono radunati sul National Mall sotto Washington Monument, a due passi dalla Casa Bianca. Una folla variopinta di tutte le età e con slogan originali, come se dopo tanto tempo lo smarrito popolo Dem avesse ritrovato forza e creatività per la «resistenza», come recita uno dei cartelli all’ombra dell’obelisco. «Wake up and smell the coup» (svegliatevi e sentite l’odore del golpe), «Trump golfs while Usa burns» (Trump gioca a golf mentre gli Usa bruciano), «Aren’t you tariffied?» (Non sei soggetto a dazi?) sono alcuni degli slogan. Molti ammoniscono a «tenere giù le mani« dalla democrazia, dalla sanità e da tutto quello che è finito nel mirino di Trump e Musk, dipinti nei cartelli come due nazisti.
Proteste a macchia di leopardo
I numeri non sembrano da record, come invece successe con la marcia delle donne che nel 2017 portò nella capitale Usa circa mezzo milione di persone poco dopo il primo giuramento del tycoon. Finora negli Usa le contestazioni sono state isolate e di tono minore, ma la rabbia sta crescendo dopo i tagli indiscriminati alla spesa pubblica, la stretta su diritti e libertà, nonché i dazi che - secondo molti economisti - rischiano di aumentare il costo della vita. Mosse che questa settimana hanno fatto precipitare il consenso del presidente al 43%, la percentuale più bassa dal suo insediamento. Sul Mall sono arrivati migliaia di attivisti, scaricati da decine di bus provenienti da vari Stati americani. Presenti anche vari parlamentari Dem, che tengono mini comizi: Jamie Raskin, Maxwell Frost e Ilhan Omar.
«Questa si sta configurando come la più grande protesta di un solo giorno negli ultimi anni della storia americana», ha detto Ezra Levin, fondatore di Indivisible, uno dei gruppi che ha pianificato l’evento. Nel mirino l’agenda autoritaria del presidente, sostenuta da una oligarchia di miliardari. «Questa», ha aggiunto, «è una manifestazione enorme che sta inviando un messaggio molto chiaro a Trump, Musk, ai repubblicani al Congresso e a tutti gli alleati del movimento Maga: non vogliamo che mettano le mani sulla nostra democrazia, sulle nostre comunità, sulle nostre scuole, sui nostri amici e sui nostri vicini».
Le testimonianze dal Mall
Questa è una «mobilitazione nazionale per fermare la presa di potere più sfacciata della storia moderna», hanno spiegato gli organizzatori. «Trump, Musk e i loro compari miliardari stanno orchestrando un assalto totale al nostro governo, alla nostra economia e ai nostri diritti fondamentali, agevolati dal Congresso a ogni passo del percorso. Vogliono fare a pezzi l’America, chiudendo gli uffici della previdenza sociale, licenziando i lavoratori essenziali, eliminando le tutele dei consumatori e sventrando Medicaid, tutto per finanziare la loro truffa fiscale miliardaria», hanno accusato, riferendosi ai maxi tagli delle tasse della prima presidenza Trump che ora il tycoon vuole prorogare.

